S&P: su banche italiane pesano crediti deteriorati e incertezza politica  

Scritto da il 15 novembre 2017

S&P: su banche italiane pesano crediti deteriorati e incertezza politica

Pubblicato il: 16/11/2017 16:16

La crescita economica in Italia si consolida e gli investimenti tornano a crescere, ma sul sistema bancario italiano pesano la massa dei crediti deteriorati in portafoglio e l’incertezza politica, che rischia di aumentare con le prossime elezioni. E’ quanto sottolinea Standard & Poor’s in un report sul settore bancario italiano. L’agenzia di rating, che assegna al sistema italiano del credito il giudizio ‘BBB’ con outlook stabile, spiega che ad aiutare il settore sono la ripresa economica, “con un incremento medio annuo del Pil dell’1,3% fra il 2017 e il 2019”, la crescita degli investimenti e il costante incremento dell’occupazione. E le migliori condizioni economiche sosterranno gli sforzi delle banche italiane nella riduzione dello stock dei crediti deteriorati, con l’ammontare delle Non performing exposures che scenderà gradualmente dal 18,7% dello scorso giugno al 13-14% del 2019.

Ma, nonostante questi miglioramenti, le banche italiane, si spiega dall’agenzia di rating, devono affrontare rischi economici maggiori rispetto alla maggior parte delle concorrenti. In particolare perché l’elevato stock di crediti deteriorati “peserà sui bilanci e sulla profittabilità delle banche ancora per i prossimi anni”. Con l’ammontare dei crediti deteriorati che potrebbe rappresentare un rischio ulteriore, “se le condizioni economiche dovessere deteriorarsi”. Inoltre, si sottolinea da S&P, la notevole quantità di tempo necessaria ai creditori in Italia per recuperare i collaterali dei crediti e risolvere le cause legali, situazione dovuta “ai procedimenti di insolvenza e di pignoramento meno efficaci” e al sistema giudiziario, “rimarrà probabilmente un ostacolo per una riduzione più concreta” dello stock di crediti deteriorati.

I rischi settoriali del sistema bancario italiano rimarranno più elevati rispetto alle concorrenti straniere. Se l’intervento statale per Mps, Veneto Banca e Bpvi, “ha riportato fiducia” e ha “dato un po’ di sollievo” al settore, “non ha però risolto i suoi problemi di fondo”. Questo perché i bassi tassi di interesse e le perdite sui crediti “ancora elevate” riducono le prospettive di redditività delle banche “per i prossimi due anni”, sottolinea S&P, che indica come problemi strutturali anche i costi elevati e la frammentazione del sistema. In questo contesto l’accesso al mercato di molte banche “probabilmente resterà limitato” e il costo del funding rimarrà più alto rispetto alle concorrenti dell’eurozona, nonostante l’elevata liquidità sul mercato.

Per l’agenzia in generale la politica italiana è “efficace” e, dopo le riforme fatte, il governo sta pianificando nuove azioni per creare condizioni più favorevoli alle imprese. Ma “senza ulteriori riforme per eliminare gli impedimenti strutturali al contesto imprenditoriale, come la riduzione della burocrazia, il potenziale di crescita dell’economia resterà limitato”. Inoltre l’incertezza politica pesa sul rating delle banche italiane perché “limita la prevedibilità e la determinazione delle politiche economiche e di bilancio”. In questo contesto “l’incertezza politica connessa con l’esito delle imminenti elezioni a inizio 2018 potrebbero incidere sulle prestazioni economiche e sulle condizioni finanziarie italiane”, si conclude da S&P.


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