Solo un miracolo  

Scritto da il 23 novembre 2017

Solo un miracolo

Foto dal sito dell’Armada argentina

Pubblicato il: 24/11/2017 12:07

Hanno pianto e urlato, poi si sono abbracciati. Disperati, perché ormai sanno che solo un miracolo potrebbe riportare a casa i loro fratelli, mariti, figli e amici. Tutti dispersi. Tutti, forse, già morti nei fondali dell’oceano. Sono furiosi i famigliari dei 44 membri dell’equipaggio del sottomarino San Juan, scomparso ormai da quasi 10 giorni nel Sud Atlantico. Ieri il portavoce della Marina argentina, Enrique Balbi non ha lasciato spazio a dubbi. “Sì, c’è stata un’esplosione” ha detto, confermando la tesi che già da qualche giorno aveva iniziato a rimbalzare sui media dopo il rilevamento dell’anomalia idro-acustica.

LA RABBIA DEI PARENTI – Tra i parenti dei marinai che non rinunciano a sperare ancora, molti sono gonfi di rabbia. Perdono la calma, fanno domande. Soprattutto vogliono risposte, desiderano conoscere la verità. Come il 34enne Federico Ibañez. Suo fratello Christian è un tecnico e si è imbarcato sul San Juan per occuparsi dei radar. “Ho chiesto spiegazioni alla Marina argentina – ha detto il giovane alla ‘Cnn’ -. Perché continua a dire che il sottomarino potrebbe trovarsi in superficie? E perché i soccorritori hanno impiegato così tanto tempo prima di cominciare a setacciare il fondo dell’oceano?”.

Gli altri parenti, ha spiegato il giovane, sono fiduciosi. Tutti aspettano il miracolo. Ma lui la pensa diversamente. “Continuano a sperare, tutti aspettano, ma cosa aspettano? – ha aggiunto -. Io penso che la Marina sbagli ad affermare che il sottomarino potrebbe trovarsi in superficie. E’ una mancanza di rispetto”. “Se avessero iniziato prima a cercare in fondo all’oceano – ha concluso – forse le cose sarebbero andate diversamente”.

Sia la Marina sia i famigliari dei marinai non hanno ancora gettato la spugna. L’una continua a setacciare l’oceano. Gli altri non smettono di sperare. Ma è evidente che ritrovare vivi i 44 membri dell’equipaggio ormai è un’utopia. Anche se non fossero morti nell’esplosione, l’ossigeno all’interno del San Juan potrebbe già essere finito da un pezzo. Se così fosse, il destino dei marinai sarebbe già segnato, a meno che non siano stati in grado di raccogliere nuove riserve d’aria in superficie. Difficile fare pronostici o azzardare congetture.

DOVE PUO’ TROVARSI IL SOTTOMARINO? – L’unica certezza è che le ricerche in mare non hanno ancora prodotto esiti positivi nonostante siano 13 i Paesi impegnati nella ricerca. Oltre all’Argentina, hanno unito le forze Germania, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Spagna, Stati Uniti, Francia, Norvegia, Perù, Gran Bretagna e Uruguay. E ieri si è aggiunta anche la Russia. Ma del sottomarino, ancora non c’è traccia.

SOS OSSIGENO – Gli esperti, nel frattempo, sembrano divisi. Per Peter Layton, visiting professor della Griffith University “se il San Juan è affondato ma è ancora intatto, avrà circa una settimana o 10 giorni di ossigeno” ha detto qualche giorno fa alla ‘Cnn’. In questo caso, quindi, il tempo sarebbe già scaduto. Per il capitano e comandante della Marina spagnola, Alejandro Cuerda Lorenzo, invece, se i marinai sono colati a picco ma sono ancora vivi, potrebbero avere ancora quattro giorni d’ossigeno. “Potrebbero sopravvivere fino al 28 novembre” ha spiegato il comandante ai microfoni di ‘Herrera En Cope’, sottolineando che, secondo i calcoli della Marina argentina, le scorte di ossigeno del San Juan avrebbero raggiunto il loro limite ieri.

“COME UN TIR PRECIPITATO IN TESTA” – Ma non è solo la morte per asfissia a minacciare i 44 membri dell’equipaggio. I rischi per la salute a 200 metri sotto il mare su un mezzo in avaria, sono tantissimi. Se come sembra prima dell’ultimo contatto, a bordo del San Juan c’è stata una esplosione, la pressione all’interno sarebbe improvvisamente aumentata tanto da uccidere i marinai.

“A 21 atmosfere di profondità, avrebbero avuto un impatto con l’acqua pari al peso di un tir precipitato in testa – ha spiegato all’AdnKronos Luca Revelli, chirurgo e direttore del Master di Medicina del mare dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma – Uno scontro tanto violento che non gli avrebbe dato il tempo di rendersi conto di cosa accadeva”. Insomma, a meno di un miracolo, sarà difficile trovare qualcuno in vita e neppure i corpi saranno trovati integri. “L’effetto schiacciamento della pressione – ha sottolineato il medico – può averli frantumati”.

IL DISASTRO PIU’ LETALE DOPO IL KURSK – Se i marinai sono morti, quello del San Juan sarebbe il disastro sottomarino più letale dopo quello del Kursk, il sottomarino russo affondato 17 anni fa nel mare di Barents, con a bordo 118 membri dell’equipaggio. Inoltre, scrive il ‘New York Times’, si tratterebbe della più grande perdita di militari argentini dalla guerra delle Falkland del 1982. La scomparsa e la probabile perdita del San Juan, prosegue il quotidiano statunitense, potrebbe rivelarsi la più grande tragedia nazionale sotto il presidente Mauricio Macri, entrato in carica due anni fa promettendo investimenti nelle forze armate argentine.


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