Rugby: Venezuela, rum e gang, ‘Santa Teresa’ storia di inclusione sociale  

Scritto da il 29 novembre 2017

Venezuela, rum e gang: 'Santa Teresa' storia di inclusione sociale

Pubblicato il: 30/11/2017 17:26

Ci sono uomini che sembrano fatti per raccontare storie e Alberto Vollmer Herrera è sicuramente uno di questi. Produttore del primo rum del Venezuela, con quattro generazioni e 220 anni di storia alle spalle, questa mattina a Roma ha presentato il suo ‘Santa Teresa 1796’ il rum creato per celebrare i 200 anni dell’azienda, e per raccontare la straordinaria avventura del ‘Progetto Alcatraz’ un’iniziativa sociale che ha l’obiettivo di riscattare dalla violenza i giovani delle gang venezuelane, dando loro una concreta alternativa di vita.

Questa storia inizia una notte del 2003, quando tre ragazzi aggredirono un uomo della sicurezza dell’azienda per rubargli la pistola. Immediatamente catturati, i tre si sentirono fare una proposta davvero fuori dal comune: in alternativa all’arresto, la possibilità di lavorare gratuitamente per tre mesi nella produzione. I tre accettarono. Nacque così il Progetto Alcatraz, oggi uno dei programmi di reinserimento sociale più rigorosi e impegnativi in ambito nazionale e internazionale. Ma anche tra i più efficaci.

Ma l’episodio che ha cambiato per sempre la visione dell’azienda avvenne nel 2000, quando più di 400 famiglie invasero i terreni dello stabilimento di produzione alla ricerca di un posto in cui vivere. Nessuno li cacciò via, ma da quella disperata invasione nacque il progetto urbanistico Camino Real grazie al quale l’azienda non solo donò un lotto di terra a quelle famiglie, ma coordinò anche i lavori per la realizzazione delle loro abitazioni.

“Siamo stati invasi in un momento politicamente instabile, ma ci doveva essere integrazione e abbiamo fatto la nostra invasione di insegnamenti, di valori e istruzione, ma c’era la paura, il tasso di criminalità a Revenga, il municipio dove sorge l’azienda, arrivava a 160 morti ogni anno per 6000 persone e a dominare la scena erano le gang”, ha raccontato Alberto Vollmer Herrera.

“Dopo un’aggressione alla mia azienda abbiamo trovato i responsabili e proposto loro di lavorare per l’azienda o essere consegnati alla polizia. Si presentò alla riunione tutta la gang composta da 22 persone, quindi ci siamo dovuti inventare un progetto di riabilitazione. Lo sport giocava una parte importante, e il rugby come dico sempre è uno sport da bestie giocato da gentiluomini”, ha spiegato Herrera che ha imparato a giocare a rugby in Francia dove ha studiato con il fratello. Uno sport che in Venezuela era quasi sconosciuto e che per questo consentiva a tutti di partire da zero, dallo stesso punto, a prescindere dalla scala ‘gerarchica’ che si poteva avere in una gang.

Dall’inizio del progetto oltre 200 giovani sono stati recuperati dal loro passato di fuorilegge e il numero di omicidi nella regione del Santa Teresa è drasticamente diminuito. Pilastri del programma sono l’istruzione, il lavoro e lo sport. Il rugby, in particolare, per la sua capacità di trasmettere i valori del rispetto, della disciplina, del lavoro di squadra, dell’umiltà. “Terminata la riabilitazione della prima gang ci siamo trovati di fronte ad un dilemma, cosa fare con la gang avversaria. La seconda gang molto pericolosa era composta da 36 persone. Li abbiamo chiamati ed è iniziato con loro il percorso. 10 giorni dopo la rappacificazione ci siamo trovati altre sei gang. Alla fine fanno parte del progetto 10 gang, 200 criminali 2000 persone in otto carceri coinvolte nel progetto che vede lavorare in parallelo sia nell’azienda che nelle carceri per un progetto inclusivo che riabiliti le persone e dia loro una nuova opportunità. C’è stata così una riduzione degli omicidi del 90% a Revenga, mentre è salita in tutto il Venezuela”, ha aggiunto Vollmer Herrera.

Oggi più di 2000 bambini e ragazzi giocano a rugby nell’azienda che è diventata il luogo dove questo sport è maggiormente praticato in tutto il Paese e dal progetto Alcatraz ne è nato un altro, battezzato Invictus, che ha portato il rugby ad essere praticato da oltre 300 detenuti in 8 diversi centri penitenziari, nell’ambito del loro programma di reinserimento sociale. “I due capi delle gang sono diventati amici, Darwin è il bodyguard della mia famiglia e Jose’ Gregorio è diventato allenatore di terzo livello. Siamo riusciti a portare a giocare un venezuelano in Uruguay e un altro in Perù. E il nostro progetto ‘Alcatraz’ è diventato un caso di studio anche dell’Università di Harvard”, ha raccontato orgoglioso Vollmer Herrera.

Oggi l’impresa e la comunità lavorano ancora insieme per sviluppare il progetto Casas Blancas. Questo progetto è destinato a trasformare il villaggio di El Consejo in un luogo di attrazione turistica attraverso il restauro di oltre 400 edifici e di tutti gli spazi pubblici, con il proposito di elevare la qualità della vita degli abitanti. “Nei prossimi 200 anni vogliamo lavorare non solo per le persone ma con le persone”, ha poi aggiunto Vollmer Herrera prima di concludere parlando dell’attuale situazione politica del paese.

“La situazione politica oggi ha portato alla distruzione di posti lavoro e alla criminalità, tantissimi bambini sono senza istruzione. Ma il progetto ‘Alcatraz’ è una voce fuori dal coro. Inizialmente non eravamo ben visti dal governo ma ora ci rispetta. Abbiamo logiche diverse, ma noi vogliamo essere neutrali, anche se questo è scomodo in un paese dove non esiste la neutralità. Questo ci ha portato anche ad essere mal visti dalle opposizioni. Ma noi vogliamo pensare ai prossimi 200 anni, non alle prossime elezioni. Bisogna essere incondizionatamente costruttivi”, ha concluso Vollmer Herrera.


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