Solo cash e niente foto, essere turisti in Nordcorea  

Scritto da il 30 novembre 2017

Solo cash e niente foto, essere turisti in Nordcorea

(Afp)

Pubblicato il: 01/12/2017 13:24

Nucleare, ma non solo. Se il programma missilistico di Pyongyang e gli attriti con gli Usa sono sempre più spesso al centro dell’attenzione internazionale, c’è un altro aspetto poco conosciuto che il regime di Kim Jong-un promuove nel mondo, ed è quello che non ti aspetti. Si tratta del turismo, protagonista di una sezione ad hoc sul sito ufficiale del Paese, che racconta di viaggi da intraprendere nella culla del socialismo coreano fra monumenti da visitare, enormi hotel dove alloggiare e imponenti manifestazioni alle quali assistere. Tutto, volendo, organizzato nel dettaglio.

Ma cosa significa esattamente essere turisti in Corea del Nord? Prima di tutto è bene sapere che il ‘libero turismo‘ non viene incentivato dal governo. La libertà di movimento è infatti estremamente limitata fra check point da superare, autorizzazioni preventive da richiedere alle autorità locali ogni volta si voglia passare fra le varie regioni del Paese e la previa approvazione dell’itinerario scelto da parte della Korea international travel company. Non è inoltre possibile noleggiare un’automobile né viaggiare senza guide locali: il turista è infatti costantemente accompagnato e sorvegliato. Difficili anche i pagamenti: in Corea del Nord si accettano solo contanti (dollari, moneta cinese o euro) perché non sono possibili transazioni tramite moneta elettronica. Niente bancomat quindi, né carte di credito né tantomeno carte prepagate. Un viaggio scomodo, insomma, dove diventa difficile anche solo scattare una foto ricordo. Quelle ai ritratti dei leader, per esempio, possono essere scattate solo se l’immagine viene ripresa nella sua interezza e senza tagli.

Ma a suggerire un’alternativa al viaggio ‘ingessato’ in solitaria, è lo stesso governo nordcoreano. Si tratta dei viaggi organizzati dalla KRA, la Korean Friendship Association che, fra le altre nel mondo, ha sede anche in Italia presso l”Associazione di Amicizia e Solidarietà Italia – Repubblica Popolare Democratica di Corea’. “I viaggi – spiega il sito web ufficiale del Paese – sono diventati popolari fra i membri della KFA come fra le altre persone, che sono le benvenute qualora volessero unirsi all’esperienza della Corea del Nord vista al di fuori degli itinerari turistici e con interazioni di prima mano con i cittadini nordcoreani. Il visitatore che si unisce alla delegazione della KFA – continua il testo – non è trattato da turista ma da amico della Repubblica Popolare Democratica di Corea avendo accesso a luoghi, informazioni, conoscenze ed eventi ai quali i turisti regolari non sono ammessi”.

Ma in cosa consistono esattamente i viaggi organizzati per gli ‘amici’ della Nordcorea? In breve, si tratta di piccole delegazioni di stranieri in visita durante eventi particolarmente rilevanti per la storia del Paese, guidate all’interno di alcune realtà non accessibili ai viaggiatori ‘tradizionali’ come scuole, fattorie cooperative, laboratori, ospedali, ristoranti locali. In questo tipo di viaggi non sono tuttavia ammessi registi, giornalisti o chiunque abbia a che fare con il mondo dei media. “Questo non è un viaggio per turisti – spiega il governo -, ma un viaggio culturale dove dai visitatori ci si aspetta un comportamento appropriato e l’interazione”.

Ne è un esempio perfetto la prossima partenza prevista: 8 giorni e 7 notti in terra nordcoreana dal 12 al 19 aprile 2018 per celebrare l’anniversario del leader supremo Kim Il Sung. Una volta giunta a destinazione, la delegazione potrà partecipare agli eventi speciali organizzati dal governo per l’anniversario del leader, visitare monumenti e palazzi del governo, case coreane, asili, aziende, ma anche camminare per strade e parchi nel tempo libero, di giorno o di sera, per “conoscere insieme in cosa consiste la vita quotidiana della gente di Corea”. Al momento è noto solo il programma delle prime due giornate, che consiste nel disbrigo delle pratiche burocratiche e nel trasferimento dei delegati dall’aeroporto di Pechino a quello di Pyongyang e la loro sistemazione in albergo. In generale, i visitatori avranno inoltre l’opportunità di visitare la parte a Sud del Paese, con tappe nelle zone demilitarizzate.

E se qualcuno si stesse chiedendo se fare parte della delegazione possa essere nelle sue corde, il governo nordcoreano fornisce anche le risposte: “Sì – scrivono – se vuoi conoscere in profondità la realtà del Paese, avvicinarti alle persone, fare amicizia e sentire risposte alle tue domande. Sì, se sei un politico, un accademico o uno studente che vuole imparare e giudicare da solo con rispetto e una mente aperta. Sì, se hai in mente un progetto (culturale, scientifico, sportivo, lavorativo) che possa coinvolgere la Corea del Nord. No, se non hai rispetto per la Repubblica Popolare, il suo governo e la sua gente. No, se vuoi solo fare delle foto ed essere confinato in un itinerario ristretto”.

Ma quanto costa questa ‘full immersion’ nel mondo nordcoreano, alla scoperta di ciò che non si vede nelle tv e sui giornali? 2800 euro il prezzo fissato (2600 se si è membri della KFA da oltre un anno), esclusi i biglietti aerei dal luogo di origine verso Pechino e ritorno e i vari visti necessari per l’ingresso nel Paese, circa 80 euro. Compresi nel prezzo, tutti i trasporti all’interno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, il volo da Pechino e ritorno, 7 notti in un hotel 3 stelle vicino alla piazza intitolata al leader Kim Il Sung, colazioni, pranzi, birra locale e acqua durante i pasti, ingressi ai musei, monumenti e a cerimonie, guide in diverse lingue, partecipazioni alle varie attività di gruppo e più o meno tutto quello di cui si avrà bisogno in terra nordcoreana a parte souvenir e bibite extra. E l’assicurazione sanitaria? “All’interno del Paese – assicurano – abbiamo dottori e ospedali a vostra disposizione 24 ore su 24 senza alcun problema”.

Vantaggioso? Sembrerebbe. Ma attenzione: guai a portare con sé videocamere, droghe, pornografia, materiale di propaganda, a lasciare nel Paese oggetti religiosi, a utilizzare sistemi di connessione a internet o a mostrare qualunque tipo di mancanza di rispetto per il leader Kim Jong-un, i suoi predecessori e i simboli del Paese. Le conseguenze in alcuni casi potrebbero infatti risultare fatali.


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