In congedo per il figlio disabile, l’azienda la licenzia  

Scritto da il 3 dicembre 2017

In congedo per il figlio disabile, l'azienda la licenzia

Immagine di reprtorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 04/12/2017 10:32

Licenziata durante il periodo di congedo parentale chiesto per accudire il figlio di quasi tre anni, un bimbo gravemente disabile. Accade vicino Mantova, dove una donna, con l’aiuto dei sindacati e assistita dai suoi avvocati, ha fatto appello al giudice del lavoro per ottenere il reintegro.

La vicenda di Veronica e del piccolo Nikolas, è raccontata sulle colonne della ‘Gazzetta di Mantova’. Veronica, scrive il quotidiano, vive a Castiglione Mantovano e per 10 anni ha lavorato per una società che si occupa di marketing, con sede a Milano. All’inizio ha un contratto di collaborazione Co.co.co e poi viene assunta a tempo indeterminato. Per la società, Veronica si occupa di rilevamento prezzi per le indagini di mercato nei supermercati di alcune province come Mantova, Brescia, Cremona, fino ad arrivare in Trentino. Il 22 dicembre del 2014 nasce Nikolas, malato di Sma, atrofia muscolare spinale. Una malattia genetica che lo obbliga a ricevere un’assistenza continua. La diagnosi arriva quando il piccolo ha tre mesi, ma per Veronica i problemi sarebbero iniziati durante la gravidanza. L’azienda vorrebbe tenerla al lavoro, ma un certificato medico attesta che la gravidanza è a rischio e così può rimanere a casa.

Finiti i cinque mesi obbligatori di maternità, la donna chiede di assistere Nikolas per altri tre anni, al 30% dello stipendio (800 euro netti), secondo quando prevede la formula del congedo parentale per i genitori di figli con grave disabilità. Veronica sarebbe coperta fino al marzo del prossimo anno, ma a giugno riceve una mail nella quale l’azienda le chiede di restituire il materiale di rilevazione, “come già richiesto con la lettera di licenziamento del 19 maggio”.

Lei però non l’avrebbe mai ricevuta. Ed è proprio alla mancata comunicazione che i suoi legali Marco Carra e Nunzia Zeida, si aggrapperanno il prossimo 13 dicembre, quando il caso verrà discusso in aula. “Duecentocinquanta euro al mese non ci cambiano la vita, ma sono utili – ha detto il marito di Veronica, Viktor -. Il fatto è che dopo i tre anni, avremmo chiesto il congedo straordinario biennale, retribuito al 100%, e 800 euro sì che fanno la differenza”.


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