Il Papa: ‘non indurci in tentazione’ del Padre Nostro è una cattiva traduzione   

Scritto da il 4 dicembre 2017

Il Papa: 'non indurci in tentazione' del Padre Nostro è una cattiva traduzione

Pubblicato il: 05/12/2017 15:17

“…e non indurci in tentazione”: questo passo in italiano della preghiera del Padre Nostro, così come è stato tradotto, non piace a Papa Francesco che – intervistato da Tv2000 nella settima puntata del programma ‘Padre Nostro’ condotto da don Marco Pozza – spiega: “Nella preghiera del ‘Padre nostro’, Dio che ci induce in tentazione non è una buona traduzione. Anche i francesi hanno cambiato il testo con una traduzione che dice ‘non mi lasci cadere nella tentazione’: sono io a cadere, non è Lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito”.

Il testo in italiano della preghiera regina per tutti i cristiani, quel ‘Padre Nostro’ insegnato direttamente da Gesù Cristo, potrebbe presto cambiare. “Papa Francesco ha perfettamente ragione, nel considerare come una cattiva traduzione in italiano il passo ‘non indurci in tentazione’ contenuto nella preghiera del Padre Nostro”, conferma monsignor Bruno Forte, teologo e membro del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, oltre che della Pontificia Accademia di Teologia, commentando all’AdnKronos l’affermazione del Pontefice a Tv2000 durante il programma ‘Padre Nostro’ della tv della Cei, la Conferenza Episcopale italiana.

Spiega monsignor Forte, che è anche arcivescovo di Chieti e Vasto: “Il testo originale in greco del Nuovo Testamento usa un verbo causativo, non è semplicemente un ‘indurre in tentazione’ ma è un ‘non metterci nelle condizioni di cadere nella tentazione’. Si potrebbe più facilmente tradurre ‘non lasciarmi cadere in tentazione’, come del resto hanno fatto già in francese e in spagnolo. L’originale ha proprio questo significato, una invocazione affinché il Signore non permetta che noi cadiamo nella tentazione e ci dia tutti gli aiuti per superarla, ferma restando la nostra libertà di accogliere oppure no tali aiuti. Questo è il significato autentico della preghiera”.

Ma chi dovrebbe decidere in merito? “Le traduzioni liturgiche sono affidate alle Conferenze Episcopali, nel caso italiano dunque alla Cei, che potrebbe sottoporre la sua proposta alla Santa Sede per una approvazione. Da tempo si è portata avanti la proposta di cambiare la traduzione italiana, che io stesso ho sostenuto con varie argomentazioni inviate alla Congregazione vaticana per il culto divino. Finora non è avvenuto, ma speriamo che possa avvenire presto, anche dopo questo intervento di Papa Francesco. Sarebbe davvero auspicabile”.


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