Milano, nuovo quartier generale per Gruppo Cap  

Scritto da il 4 dicembre 2017

Milano, nuovo quartier generale per Gruppo Cap

Pubblicato il: 05/12/2017 17:37

Sorgerà in via Rimini a Milano il nuovo quartier generale del Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano. Un edificio ad altissima efficienza energetica, circondato da spazi aperti che vengono restituiti alla città. Attualmente il gruppo ha due sedi: una ad Assago, in via del Mulino, che ospita Cap Holding, in affitto; una in via Rimini, di proprietà. E la nuova realtà insisterà proprio su quest’ultima area. Un intervento di circa 16 milioni di euro la cui tempistica prevede: conclusione della fase di progettazione e lancio del bando di gara entro la fine dell’anno. Avvio dei cantieri entro l’estate; due anni di lavoro, collaudo entro il 2020. A presentare il progetto oggi a Palazzo marino il presidente e ad del gruppo, Alessandro Russo e l’architetto che ha firmato il progetto, scelto tra i 30 progetti internazionali, Claudio Lucchin (Studio Cleaa – Claudio Lucchin & architetti associati di Bolzano).

Il progettista ha immaginato un’arca che fluttua sull’acqua, con l’obiettivo di valorizzare la natura pubblica e di servizio dell’azienda a favore della collettività. Tema d’ispirazione: l’acqua e l’interconnessione delle sue reti che danno forma a un edificio senza delimitazioni con l’affaccio su una piazza, pensato per essere un nuovo luogo pubblico.

“L’elemento simbolico dell’arca è particolarmente evidente nel progetto della nostra futura sede – afferma Russo – capace di evocare solidità e sicurezza, valori che rappresentano l’azienda. Portiamo ogni anno ai cittadini circa 220 milioni di metri cubi di acqua, puntando su ricerca e innovazione del settore idrico. Volevamo una sede che raccontasse il nostro impegno quotidiano. Un ambiente di lavoro flessibile e sostenibile, ma al tempo stesso luogo di condivisione e aggregazione con la comunità dei residenti”.

Insomma, una vera e propria ‘piazza d’acqua’, su cui il nuovo building sembra galleggiare tenendosi in equilibrio. Si tratta di un edificio aperto alla comunità che non segue lo sviluppo verticale dello skyline recente di Milano, ma uno sviluppo orizzontale, per inserirsi nell’equilibrio di un quartiere prevalentemente residenziale. “La nuova sede di una società così particolare non può essere solo un buon edificio direzionale dall’elevata performance energetica, ma – spiega l’architetto – deve necessariamente alludere al valore sociale di questa attività. L’acqua è alla base della nostra idea progettuale, non solo perché l’edificio si rispecchia in una piazza d’acqua, ma perché sembra galleggiarvi sopra, sottolineando la caratteristica di questo elemento e, al contempo, dichiarando la complessità di gestione di questa importante risorsa”.

Caratterizzato da 11.250 metri quadrati di superficie, distribuiti su 6 piani e suddivisa in ambienti diversi tra loro, lo spazio, che può ospitare oltre 400 dipendenti, comprende open space, uffici, laboratori, una caffetteria, un auditorium per 200 persone aperto anche ai cittadini, un’esposizione museale e un asilo nido non esclusivamente aziendale.

“Il progetto è frutto di una visione condivisa” spiega Russo. Studio Cleaa si è confrontato con i dipendenti, ascoltando le loro esigenze. Ne è nato un luogo di lavoro generato dalla combinazione tra strutture modulari, open space e aree delimitate, senza postazioni fisse, da utilizzare a seconda delle specifiche attività da svolgere. Molto più di un insieme di contenitori di uffici e sale riunioni. Per favorire l’interazione, verranno create delle zone in-between in cui entrare e uscire liberamente e dove rifugiarsi per lavorare indisturbati sedendosi su pouf, divani o classiche sedute.

“Entro il 2030, il 20% dei nostri dipendenti adotterà lo smart working, secondo un approccio flessibile” aggiunge il presidente Russo, evidenziando che “se un domani dovessimo ampliare la sede, cosa che ci auguriamo di fare presto, verrà predisposta una zona di uffici sotterranei sull’esempio della scuola ipogea di Bolzano, progettata proprio dallo Studio Cleea”.

Dal un punto di vista dell’efficienza energetica, il tetto è rivestito di pannelli fotovoltaici e si caratterizza “per una serie di accorgimenti che garantiscono il maggior risparmio possibile tanto che riceverà il certificato Gold Leed, tra i più alti riconoscimenti sul fronte della certificazione green”. Per il sistema di riscaldamento e raffreddamento per il quale verrà utilizzata l’acqua di prima falda, che a Milano non è potabile, con una termoregolazione ad aria controllata che consente un’ottimale gestione delle temperature. Cosa che permetterà di raggiungere livelli elevati di comfort termico durante il periodo di utilizzo, riducendo anche il fabbisogno di energia primaria grazie all’uso corretto delle risorse naturali.

Per quanto riguarda l’illuminazione, la scelta del progettista è stata quella di “favorire la luce naturale, evitando un edificio tutto di vetro che di efficienza ben ha ben poca”. Ecco dunque finestre a nastro, a motivo ortogonale, distribuite in modo irregolare, che richiamano la conformazione delle reti idriche distribuite su tutto il territorio metropolitano.


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