I Linkin Park pubblicano ‘One More Light Live’, l’album che fa rivivere Chester  

Scritto da il 11 dicembre 2017

I Linkin Park pubblicano 'One More Light Live', l'album che fa rivivere Chester

I Linkin Park fotografati da James Minchin

Pubblicato il: 12/12/2017 11:16

di Antonella Nesi

Mentre ancora riecheggiano le polemiche su come la stampa scandalistica abbia dato conto delle notizie relative al suicidio di Chester Bennington avvenuto il 20 luglio scorso, con la moglie Talinda furibonda con il sito Tmz che ha pubblicato indiscrezioni su un precedente tentativo di togliersi la vita del cantante e frontman dei Linkin Park, il 15 dicembre i restanti componenti della band, Mike Shinoda, Brad Delson, Dave ‘Phoenix’ Farrell, Rob Bourdon e Joe Hahn, pubblicano ‘One More Light Live’: un modo per ricordare Chester facendone sentire tutta la potenza artistica espressa durante l’ultimo tour, bruscamente interrotto l’estate scorsa proprio dalla sua morte. Due mesi dopo la pubblicazione dell’omonimo disco di inediti e nel bel mezzo di un tour mondiale di grandissimo successo, il 20 luglio scorso, Chester è stato infatti trovato morto nella sua casa di Palos Verdes Estates.

Vogliamo dedicare questo album live a nostro fratello Chester, che ha messo tutto il suo cuore e la sua anima nell’album ‘One More Light‘”, raccontano Joe, Dave, Rob, Mike & Brad. “Dopo aver registrato l’album, scherzavamo con Chester dicendo che, avendo alzato l’asticella così in alto durante le registrazioni, non ce l’avrebbe mai fatta a riprodurre dal vivo la stessa incredibile alchimia. Ovviamente, aveva accettato la sfida. I concerti all’inizio dell’estate sono stati straordinari. Chester pensava che fosse il miglior tour di sempre”, proseguono i compagni della band che dalla sua fondazione nel 1996 ha venduto oltre 70 milioni di dischi.

“La gioia e la complicità che si creava sul palco – raccontano i cinque membri della band rimasti – rifletteva la stretta connessione che legava noi, i fan e la musica. Ogni sera, prima di salire sul palco, ci mettevamo in cerchio, ci concentravamo e condividevamo tutto quello che ci passava per la testa. Chester si inventava sempre dei giochi di parole sul nome della città in cui suonavamo, questo era il nostro rituale, ma più di tutto era un momento in cui esprimevamo tutta la nostra gratitudine per vivere in un sogno”. “A coloro che sono venuti a vedere questo tour vanno i nostri ringraziamenti. Per tutti gli altri, ci auguriamo questo album live possa farvi capire, anche solo per un attimo, quanto questi concerti fossero magici per noi sei“, sottolineano ancora.

L’album live contiene brani come ‘Burn It Down’, ‘Battle Symphony’, ‘New Divide’, ‘Invisible’, ‘Nobody Can Save Me’, ‘Crawling’, ‘Leave Out All the Rest’, ‘Good Goodbye feat. Stormzy’, ‘What I’ve Done’, ‘In the End’, ‘Sharp Edges’, ‘Numb’, ‘Heavy’ e ‘Bleed It Out’ e la tracklist si apre con ‘Talking to Myself’, il brano che venne estratto come secondo singolo da ‘One More Light’ e pubblicato in Usa poche ore prima del suicidio di Bennington.

Ma il pezzo centrale è proprio la title-track ‘One More Light’, che è diventato un inno catartico in memoria di Bennington pur essendo nato per essere dedicato ad un’altra persona, come Mike Shinoda, che ne è autore, ha raccontato nella prima intervista rilasciata dopo la morte del frontman: “Circa anno e mezzo fa, una nostra amica dell’etichetta discografica che lavorava con noi da sempre è improvvisamente morta di cancro. Avevamo perso qualche membro della famiglia, amico, nel giro di un anno, quindi ero nello studio e ho scritto One More Light e le parole chiave sono nel ritornello che dice ‘Who cares if one more light goes out’ e la battuta finale è ‘I do’. Il brano è stato scritto perché in alcune situazioni non puoi fare molto per chi soffre ma puoi sempre allungare la mano e dire ‘Ehi, ti penso, ci tengo a te’ e a volte questo basta. Abbiamo scritto quel brano, Chester l’ha cantato. Inizialmente era indirizzato a chi aveva perso qualcuno e adesso ci troviamo proprio noi in questa situazione”.

“Il giorno in cui è venuto a mancare Chester – ha ricordato Mike – avevamo da poco pubblicato il video di Talking to myself ma i fan hanno continuato ad ascoltare One More Light”. Per i fan ascoltare e cantare questo brano è diventato una sorta di rituale per stringersi intorno ai loro beniamini: “I nostri fan usano un nostro pezzo, lo cantano per noi per dirci che ci sono, ci ascoltano, ci pensano. Non esprimerò mai abbastanza quanto sia stato speciale e importante il ruolo che ha avuto tutto questo nell’affrontare il dolore, non solo per il gruppo ma anche per Talinda, la moglie di Chester e la sua famiglia. È difficile, è davvero difficile ascoltare quella canzone ora”, ha detto Shinoda.

Per l’album live e le emozioni che trasmette vale quanto detto proprio da Shinoda alla vigilia del concerto-tributo tenutosi all’Hollywood Bowl in memoria di Chester il 27 ottobre scorso: “so che le circostanze in cui è venuto a mancare Chester sono state molto scure e come abbiamo detto allora, l’oscurità che aveva è sempre stata lì e ha sempre fatto parte del pacchetto, ma ciò che era davvero unico e speciale di questo ragazzo è che ha usato le sue emozioni per fare tante cose positive, e ne ha fatte davvero tante. Era… era un ragazzo così felice, era davvero divertente quando entrava in una stanza era sempre positivo, divertente, pieno di energia e vogliamo ottenere questo. L’idea è quella di celebrare la vita“.


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