Città a misura di ciclista, Ue al lavoro  

Scritto da il 13 dicembre 2017

Città a misura di ciclista, Ue al lavoro

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Pubblicato il: 14/12/2017 15:57

“Nel 2019 Vienna ospiterà i ministri Ue dei Trasporti, dell’Ambiente e della Salute con l’obiettivo di adottare un Piano paneuropeo per la mobilità ciclabile“. Così Francesca Racioppi, dell’ufficio Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in occasione della presentazione del XIII Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa) che quest’anno dedica proprio un focus al tema ‘Città a piedi’.

Una decisione che testimonia come “l’attenzione per i temi della mobilità ciclabile e pedonale si stia traducendo in azioni politiche”, continua Racioppi che aggiunge: “speriamo anche di creare un network internazionale di persone che hanno la responsabilità della ciclabilità nei vari Paesi europei”. Ma cosa ha a che fare l’Oms con la ciclabilità? Un milione di morti l’anno, solo in Europa: a tanto ammontano, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le vittime di una insufficiente attività fisica. Spostarsi regolarmente a piedi e in bicicletta per 150 minuti a settimana con attività fisica di intensità moderata, riduce per gli adulti tutte le cause di mortalità di circa il 10%.

Realizzare infrastrutture urbane dedicate alla mobilità ciclabile e pedonale rappresenta quindi “un investimento non solo in qualità della vita, ma anche in benessere” e “le città sono, da questo punto di vista, un laboratorio straordinario”. Succede già a Londra, ricorda Francesca Racioppi, con il Programma ‘Strade Sane’ che punta a riconquistare uno spazio pubblico a misura di uomo, aiutare le persone a muoversi meglio e in un ambiente più salubre. “Lavorando insieme – conclude – possiamo trasformare l’Europa in un laboratorio in cui possiamo imparare gli uni dagli altri”.

Dunque: realizzare, nelle città, infrastrutture dedicate a una mobilità a misura di ciclisti e pedoni per creare un ambiente più salubre, aiutare le persone a muoversi meglio, accrescere la qualità della vita. Dove questo succede, funziona, anche in Italia. Un esempio? “La bicipolitana di Pesaro trasporta’ ogni giorno 60mila passeggeri, quattro volte il numero degli utenti della metropolitana di Brescia. E’ la testimonianza dell’importanza infrastrutturale della mobilità ciclopedonale, non solo come occasione di svago, ma come modo per ripensare le infrastrutture del nostro Paese”, spiega Alberto Fiorillo, responsabile Aree urbane di Legambiente.

Pesaro, con la sua Bicipolitana lunga 85 km, ha puntato su un sistema che tratta le bici come un vero e proprio treno metropolitano con tanto di fermate e linee che si intersecano e collegano diversi quartieri. Ma per una infrastruttura già realizzata, come quella di Pesaro, “ce n’è una da realizzare che è il nostro progetto del Grab – continua Fiorillo – che potrebbe veder pedalare a Roma 1 milione e 150mila residenti, 606mila turisti stranieri e un numero ancor maggiore di turisti italiani”. Un progetto che “in un colpo solo raddoppierebbe gli attuali livelli di ciclabilità della Capitale”.

Tutto questo con “infrastrutture che costano molto meno, in termini di realizzazione e di manutenzione, senza contare che si tratta di opere pubbliche molto più ‘elastiche’ che si modificano e adattano facilmente ai cambiamenti delle città e dei loro punti di interesse. Non bisogna realizzare queste infrastrutture in alternativa a quelle del trasporto pubblico, ma in alternativa alle auto perché – conclude Fiorillo – come dimostrano le città europee e quelle italiane in cui questo modello funziona già, è solo riducendo lo spazio alle auto che si aumenta quello destinato ad altri mezzi di trasporto“.

Rovescio della medaglia: sempre stando ai dati contenuti nella XIII edizione del Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, la qualità dell’aria delle nostre città al momento, e in un modello ‘business as usual’, non lascia ben sperare. I livelli di Pm10 restano ancora oltre la norma in molte città italiane: al 10 dicembre 2017, il valore limite giornaliero è stato oltrepassato in 34 aree urbane, gran parte di queste localizzate nel bacino padano. Torino è la città con il numero maggiore di superamenti giornalieri (103). Situazione ancora più critica per l’ozono: nella stagione estiva, sempre 2017, ben 84 aree urbane vanno oltre l’obiettivo a lungo termine.

Nel 2016 il limite annuale per l’NO2 (biossido di azoto) è stato superato in 21 aree urbane, mentre va meglio per il PM2,5 (25 µg/mc): solo 7 città superano il limite annuale.

Certo che il traffico non aiuta, né la tipologia del parco auto circolante: in Italia ci sono quasi 10 milioni di auto da euro 0 a euro 2, sugli oltre 37 totali. Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Trieste, Como e Varese a continuano a detenere la quota più alta di auto alimentate a benzina, intorno al 70%, contro circa il 26-28% di autovetture a gasolio, mentre a Isernia, Andria e Sanluri, circolano essenzialmente vetture a gasolio (dal 50 al 54% circa).


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