Hit parade: dal 2018 via lo streaming gratis  

Scritto da il 13 dicembre 2017

Hit parade: dal 2018 via lo streaming gratis

Pubblicato il: 14/12/2017 14:35

Via lo streaming gratuito dalle classifiche ufficiali della Fimi. Nelle ‘top of music’ di album e singoli, dal primo gennaio 2018, verranno presi in considerazione solo gli stream a pagamento, ovvero solo gli ascolti derivati dai servizi in abbonamento premium. È l’importante novità annunciata questa mattina a Milano dal presidente della Fimi, Enzo Mazza, alla presenza della quasi totalità dei vertici delle principali case discografiche sia multinazionali che indipendenti. La scelta infatti vede tutti d’accordo. “Vogliamo che le classifiche esprimano i consumi reali”, ha sottolineato Mazza.

Così dopo la recente integrazione dell’ascolto in streaming nelle classifiche degli album e dopo una prima fase di test si è giunti alla decisione di eliminare gli ascolti gratuiti con l’obiettivo di attribuire un reale valore ai consumi fisici e digitali. Una decisione resa più facile dal fatto che, “sebbene la fruizione free resti sempre molto forte, siamo di fronte ad una significativa migrazione di utenti verso i servizi premium”, ha spiegato Mazza. Lo streaming, inoltre, è ormai un segmento che vale il 44% del mercato. Dunque occorre studiarlo in maniera più veritiera e se di classifiche di vendita si parla, non vi si può includere il consumo gratuito. “La novità sarà applicata sia alla classifica degli album che a quella dei singoli e avrà ovviamente effetto anche sul sistema di certificazione ufficiale dei dischi d’oro e platino di Fimi”, ha aggiunto Mazza.

“La classifica è un po’ la borsa del mercato discografico – ha detto il presidente di Sony Music Italia, Andrea Rosi – quindi è importante che fotografi il valore che genera. Nessuno è perfetto ma stiamo cercando di valorizzare il nostro mercato nella maniera più attendibile”.

“E’ un’azione all’insegna della chiarezza e della limpidezza”, ha sottolineato il presidente di Universal Music Italia, Alessandro Massara. Ma le case discografiche si aspettano degli effetti forti nelle classifiche da questa novità? “In realtà l’ascolto free coinvolge un po’ tutti gli artisti, né c’è una particolare tendenza che riguarda questo o quel genere musicale. Ci sono solo tendenze temporali: subito dopo l’uscita, un album tende ad avere più ascolti a pagamento, mentre sulla lunga durata diventa più forte l’ascolto free”, ha risposto Massara. Un’altra tendenza è anagrafica. “I ragazzi dai 13 ai 16 anni – ha rivelato Mazza – sono più propensi a pagare dei loro fratelli maggiori, che hanno tra i 16 e i 22 anni. Ma questo perché i più giovani sono nati quando già esistevano diverse piattaforme di streaming mentre i più grandi sono cresciuti nel periodo in cui impazzava la pirateria”.

Per capire nei dettagli come ‘peseranno’ gli stream sulla classifica, occorre sapere che è stato già da tempo creato un ‘conversion rate’ (un valore di conversione) degli streaming in download, ovvero degli ascolti in acquisti. Attualmente corrisponde, nel caso dei singoli, ad 1 download per 130 ascolti in streaming, mentre nel caso degli album il numero totale degli ascolti relativi ad un titolo album (con cap del 70% sul singolo più ascoltato) viene diviso per 1.300. “Ma la verità – fa notare il presidente di Warner, Marco Alboni – è che escludendo lo streaming gratuito è come se avessimo raddoppiato il ‘conversion rate’. Da gennaio si vedranno delle belle differenze sui volumi ma è uno sforzo di verità che serve a tutti, anche agli artisti che producono musica”. Naturalmente la Fimi e tutti i suoi associati hanno già deciso che il conversion rate sarà aggiornabile dopo ogni quadrimestre se i mutamenti del mercato lo richiederanno.


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