Banche: Italia ai margini in Ue per utilizzo Internet Banking, sportelli -14%  

Scritto da il 17 dicembre 2017

Italia ai margini in Ue per utilizzo Internet Banking, sportelli -14%

Pubblicato il: 18/12/2017 19:19

L’Italia nel 2016 è ai margini in Europa per utilizzo dei servizi di Internet Banking. La percentuale di utilizzo si attesta intorno al 29% della popolazione, contro valori prossimi al 90% nell’Europa del Nord, al 59% in Francia e al 53% in Germania. Dopo l’Italia, ci sono la Bulgaria (4%), la Grecia (19%), la Romania (5%) e Cipro (28%).

Sono i dati approfonditi dall’Abi (fonte Eurostat) nel suo Rapporto 2017 sul mercato del lavoro nel settore bancario. Il tasso di crescita dell’utilizzo di app e home banking nella Ue a 27, cioè +20% da 2008 a 2016, suggerisce però che il ‘divario’ possa allentarsi. In Italia, nello stesso periodo, la percentuale è cresciuta del 16%.

La crescita dei canali digitali negli ultimi anni è stata trainata dalle app su smartphone: nel Regno Unito, ad esempio, l’attività dei clienti sulle app bancarie è salita del 354% negli ultimi cinque anni e nel 2016 gli utenti in tutto il Paese erano 19,6 mln, con 159 login al secondo.

Gli effetti di queste trasformazioni sul personale, secondo Gianfranco Torriero, il vice direttore generale di Abi, sono sintetizzabili in tre punti chiave: “L’esigenza di una nuova e di nuove professionalità; la creazione delle condizioni per riqualificare il personale all’interno di un’azienda bancaria e lo sviluppo di una robotica applicata alle persone” e non, quindi, completamente autonoma.

Secondo un’indagine dell’Abi, solo il 17% degli intervistati si farebbe guidare in un investimento da un robot del tutto slegato dalla componente umana. Anche se la fiducia resta quindi saldamente fissata allo spettro delle relazioni umane, le operazioni digitali in ambito bancario sono ormai due su tre e l’esclusiva frequentazione di una filiale tradizionale riguarda ormai “solo un terzo dei clienti delle banche“. La maggior parte di loro, invece, spiega Torriero, “privilegia la multicanalità”, ossia entrambe le possibilità, il download dell’app o la navigazione sul sito insieme al passaggio nella struttura fisica.

Per quanto riguarda queste ultime, tra il 2008 e il 2016 il numero di sportelli bancari in Italia è diminuito del 14,15%, passando da 34mila circa a 29.335. Un calo inferiore al dato medio europeo (-20%) e di gran lunga più basso rispetto ad alcuni Paesi come Grecia (-43%), Spagna (-37%), Finlandia (-37%) o Paesi Bassi (-51%).

Quella italiana è invece una ristrutturazione più decisa rispetto alla Francia (-5,5% sportelli) o all’Austria (-7,2%). Stabile e invariato in Europa c’è solo il numero di sportelli nel Lussemburgo: erano 230 nel 2008, sono rimasti gli stessi nel 2016.

Il Rapporto 2017 dell’Abi sottolinea come “diverse tra le banche intervistate ritengono che la dimensione attuale delle reti non sia più economicamente giustificabile“. Tra cinque o dieci anni, ci sarà un numero crescente di impiegati nel settore commerciale e si svilupperanno “modalità alternative di relazione con il cliente”, tipo chat, con sportelli più che altro lasciati nei centri delle città.

Eliano Omar Lodesani, presidente del Comitato affari sindacali e del Lavoro di Abi, ritiene che il rapporto fiduciario con il cliente è destinato “a rimanere centrale nel futuro delle banche“. Tuttavia, “è necessario allargare la platea di contenuti di cui si può occupare il bancario: in futuro saremo più generalisti, più flessibili, addirittura sostituire altre professioni: ne abbiamo le competenze”.

Con la diminuzione degli sportelli, è diminuita anche l’occupazione. Il personale del settore bancario nel 2016 è diminuito, nel suo complesso, dello 0,7% rispetto al 2015, “con un turn over inferiore al valore di sostituzione”, ovvero otto assunti ogni dieci cessati. Le uscite hanno interessato per il 7,3% i dirigenti, per il 38,5% i quadri e per il 54% il personale delle aree professionali. L’età media del personale sale a 46,8 anni contro i 46,1 anni del 2015.

Le donne che lavorano in banca nel 2015 rappresentano il 45,2% del personale (+0,2%) e in quasi 10 anni, dal 1997 fino al 2016 la quota ‘rosa’ è cresciuta di 14 punti percentuali.

L’agognato ‘posto fisso’ si trova più facilmente in banca che altrove. Nel 2016, la stabilità del rapporto di lavoro è quasi totalitaria, con un’incidenza del 99% dei contratti a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti. In 386 aziende in tutto il territorio si contano circa 308.500 lavoratori dipendenti, di cui 170.200 presenti solo nei primi cinque gruppi. A oggi, i laureati rappresentano il 38,8% del personale bancario.


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