Sicilia: Miccichè, dopo il fuggi fuggi dei dirigenti concorsi per nuove assunzioni Ars  

Scritto da il 18 dicembre 2017

Miccichè: Dopo il fuggi fuggi dei dirigenti, nuovi concorsi all'Ars'

Gianfranco Miccichè

Pubblicato il: 19/12/2017 16:09

Nuovi concorsi all’Assemblea regionale siciliana per assumere giovani dirigenti “dopo il fuggi fuggi” dei più alti burocrati che tre anni fa, dopo l’introduzione del tetto di 240 mila euro agli stipendi dei funzionari apicali e per le altre carriere del Parlamento, decisero di lasciare anzitempo Palazzo dei Normanni per mantenere lo status economico. Ad annunciarli, in una intervista all’Adnkronos, è il neo Presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè, che a pochi giorni dal suo insediamento traccia quali sono i futuri programmi di Sala d’Ercole. A partire dalle nuove assunzioni. A fine anno scade, infatti, l’accordo sul tetto dei 240 mila euro e si annuncia il ritorno alle vecchie tabelle con stipendi che in qualche caso potrebbero quasi raddoppiare.

Anche se il Presidente Miccichè mette le mani avanti e spiega: “Il concetto di tetto è assurdo, per principio. A prescindere dalla cifra. Io, comunque, sto aspettando una relazione per capire il da farsi, basta con questa demagogia. I cittadini non chiedono il taglio degli stipendi ma un buon funzionamento dell’Ars”.

Anche se secondo i primi calcoli, un ritorno alle vecchie tabelle comporterebbe un incremento di oltre il 30 per cento della spesa per il personale, circa 10 milioni di euro in più. “Secondo voi un giocatore come Dybala, potrebbe mai giocare come gioca se avesse un tetto al suo stipendio e guadagnasse quanto un giocatore di serie B? Non credo affatto”, dice Miccichè. “Ieri ho visto gli stipendi e ho scoperto che dal capo ufficio in su ci sono otto gradi e tutti guadagnano lo stesso – dice – Questo sistema non può funzionare”. Ma annuncia: “Se ci saranno stipendi troppo alti si taglieranno, ma pensare di essere tornati al sistema marxista dove tutti sono uguali, credo che la storia abbia già bocciato questo sistema”.

Seduto alla sua scrivania nella Torre Pisana, ancora sguarnita, con il telefono cellulare che squilla in continuazione, Gianfranco Miccichè, in jeans, camicia e maglioncino di cachemire grigio, spiega quali sono “le prime cose da fare, e anche subito”. E annuncia: “Con me l’aula inizierà sempre puntuale, se convoco la seduta alle 16, alle 16 e un minuto saremo già tutti in aula”. E se i deputati non ci dovessero essere? “Allora sperimenteremo dei meccanismi di ‘punizione’ per i ritardatari – dice – A me interessa iniziare puntuali e produrre”. E’ molto ambizioso il programma del neo Presidente Ars, che già dieci anni aveva ricoperto lo stesso incarico, seppure solo per due anni.

“Intanto ci sono due cose fa fare immediatamente – annuncia – Per motivi non chiari è stata eliminata l’emeroteca, la raccolta più completa di giornali, e io la riaprirò, perché non è possibile che giornali antichi marciscano in un vecchio magazzino alle mercè dei topi che, come dice qualcuno, amano più la carta che il formaggio. Sarà un miracolo trovare i giornali intatti”. E poi Miccichè vorrebbe “valorizzare Palazzo ex Ministeri, accanto alla Curia, a due passi da Palazzo dei Normanni”. “Al di là della bellezza del palazzo – dice – se non lo si usa, finirà nel degrado più totale. Potrebbe essere un’idea, ne ho già parlato con il segretario generale, di unificare la biblioteca con l’emeroteca e usare Palazzo ex Ministeri per l’esposizione”.

Sui vitalizi, più volte al centro dell’attenzione di programmi nazionali, Miccichè ribadisce: “Pura demagogia, ormai i vitalizi sono su base contributiva, ma di cosa stiamo parlando?… C’è stata una rincorsa folle a tagliare”.

Sono trascorsi pochi giorni dal suo insediamento all’Ars e Miccichè ricorda quasi con commozione quei primi momenti. “E’ stato molto emozionante ritornare in un posto di prestigio dopo tanti anni, è stata per me una grande sorpresa. Mentre dieci anni fa mi sono ritrovato Presidente dell’Ars come decisione del partito e della coalizione, un mese prima del voto, questa volta ci lavoravo da un anno. Checché se ne dica, io ho sempre puntato alla candidatura di Nello Musumeci, perché un Presidente di destra di Catania avrebbe favorito uno di centro di Palermo a Presidente dell’Ars. Per cui, per quanto mi riguarda, l’elezione di Musumeci è stato il primo passaggio verso la mia Presidenza. Se fosse stato eletto Armao non sarebbe stato possibile fare il Presidente. Quando si è cominciato a parlare di Musumeci Presidente per quanto mi riguarda non ci sono mai state negatività”.

E ricorda l’incontro tra il vicepresidente della Regione Gaetano Armao e Silvio Berlusconi. “Un anno fa Armao ha inviato un suo progetto a Berlusconi e lui rimase molto colpito. Un giorno il Cavaliere mi ha chiamato e mi ha chiesto se conoscevo il Professore Armao e se glielo presentavo. Così l’ho accompagnato da Berlusconi e Berlusconi se n’è ‘innamorato’, rappresenta il prototipo del berlusconiano doc. Così Berlusconi aveva puntato su di lui, poi le vicende che vedevano il rischio di spaccare nuovamente il centrodestra, hanno portato alla candidatura di Nello Musumeci”. Parlando dei suoi rapporti con il Governatore dice sorridendo: “Mi dispiace dare un dispiacere a quelli del Fatto quotidiano, ma si accorgeranno nel giro di poco quali saranno i rapporti tra Ars e governo. il mio compito è agevolare in tutte le maniere la realizzazione del programma di governo di Musumeci, non foss’altro per il rispetto dei siciliani che lo hanno votato. In più, non posso che ammettere che i rapporti con Nello (Musumeci ndr) sono più facili di quanto immaginassi. Non c’è dubbio che il governo deve fare la sua parte. Ma sono certo che ci sarà la massima correttezza e lealtà”.

Miccichè torna poi a parlare dei tagli, un vero e proprio cavallo di battaglia del suo predecessore, Giovanni Ardizzone: “Io provengo da aziende private – dice – e posso dire con assoluta certezza che se ai tagli non corrisponde un buon funzionamento del servizio allora sono delle stupidaggini”. E fa un esempio: “Non c’è più l’Ufficio di bilancio – dice – Sì, ci sono due bravi ragazzi, ma non basta. Se un parlamento non ha un Ufficio di bilancio adeguato non può svolgere il suo compito di controllo e di iniziativa parlamentare”. Miccichè non esclude di fare tagli “ma lì dove ci sono sprechi”, dice.

Capitolo a parte le polemiche e le divisioni interne al Pd per l’appoggio di quattro deputati all’elezione di Miccichè alla Presidenza dell’Ars. Antonello Cracolici li ha definiti “quattro utili idioti”. “E’ vero – dice Miccichè – Io ho tentato un accordo che, però non è riuscito. Perché all’interno del Pd ci sono delle fortissime divisioni e queste divisioni interne hanno portato qualcuno dei deputati dem a votare per me, ma non esiste alcun accordo”. “E poi la situazione apparsa molto più chiara perché il Pd ha votato per metà per Roberto Di Mauro e per l’altra metà per il grillino Giancarlo Cancelleri”.


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