La lettera verità della moglie di Placido  

Scritto da il 19 dicembre 2017

La lettera verità della moglie di Placido

(Fotogramma)

Pubblicato il: 20/12/2017 19:17

“Queste mie ultime 24 ore sono state un inferno, un dolore“. Comincia così la lettera dell’attrice Federica Vincenti, moglie di Michele Placido, a Vanity Fair, pubblicata sul loro sito online. “Perché un’intervista, dove si parlava semplicemente di musica e vita, è diventata poi improvvisamente altro”. “L’intervista è stata trasformata – denuncia -, distorta dal sistema infernale del gossip, diventando una fake news, un putiferio. Non ho mai detto di aver lasciato mio marito Michele Placido, nessuno ha cacciato di casa nessuno, non c’è stato nessun addio, nessun capolinea. Non ho mai detto: ‘Siccome non è più come prima, l’ho mollato’, come s’intende dai tanti titoli che adesso si affollano nei Tg, sui giornali, sui siti, dappertutto”.

“Soprattutto a tutela di nostro figlio, mi dissocio da questo ingigantimento del nulla di cui sono vittima, in una grande bolla – aggiunge -. Nel raccontare il mio riprendere in mano la mia vita dal punto di vista artistico, ho solamente condiviso anche un tema che pensavo potesse interessare a tante donne e uomini, parlando semplicemente della trasformazione di un rapporto: che cosa significa stare con un uomo con cui sei cresciuta in un amore che subisce per forza di cose cambiamenti, momenti difficili”. “Ma chi non li attraversa? – chiede la Vincenti -. Dal dire che col tempo e la maturità cambiano desideri, voglie, forze, al dire che l’ho sbattuto fuori dalla mia vita e ci stiamo separando, divorziando, ci passa un’infinità”. “Si è voluto prendere solo la parte più cattiva, becera, quel gossip da cui mi sono sempre tenuta lontana per 17 anni di storia e vita condivisa con lui. Si è voluto scrivere che ho mancato di rispetto a mio marito, ‘umiliato a 71 anni dalla moglie giovanissima’. E invece non è andata così: il rispetto è quello che chiedo, che chiediamo”. “Non toccate la tenerezza infinita di una storia d’amore” conclude, citando Pirandello e invitando a dare peso alle parole, in questa Italia che chiacchiera, ferisce a morte e distrugge facilmente, senza pensare alle reali conseguenze di quel che fa. E non crediamo alle parole quando vengono trasformate“.


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