Uno ‘scudo urticante’ salva i coralli da predatori e malattie  

Scritto da il 19 dicembre 2017

Uno 'scudo urticante' salva i coralli da predatori e malattie

Polipi appartenenti al genere Zanclea sulla superficie del corallo (foto Montano)

Pubblicato il: 20/12/2017 13:42

Un ospite gradito. Il segreto dei super coralli, quelli che si ammalano meno e vengono pure snobbati dai predatori, è negli ‘amici’ che li abitano: piccoli idrozoi del genere Zanclea. La scoperta è di un team di ricercatori di ecologia del MaRHE Center dell’università di Milano-Bicocca e di colleghi del Joint Research Centre di Ispra, dell’università dell’Aquila, dell’Ird francese e dell’università Saudita Kaust.

Nello studio, pubblicato sulla rivista ‘Proceedings of the Royal Society B – Biological Sciences’, gli scienziati spiegano come dei piccoli invertebrati di dimensioni inferiori al millimetro siano in grado di svolgere un importante ruolo ecologico finora ignorato: in particolare, analizzando lo stato di salute di più di 2.450 colonie di corallo alle Maldive e in Arabia Saudita, i ricercatori hanno dimostrato che i coralli che ospitano idrozoi simbionti (cioè che vivono in un rapporto di simbiosi con altri organismi viventi) tendono a essere meno soggetti a predazione e malattie.

Gli idrozoi appartengono all’ampio gruppo degli cnidari di cui fanno parte anche le meduse e, come le meduse, possiedono delle cellule urticanti. E’ chiaro che, date le dimensioni ridotte, un singolo idrozoo non rappresenta una minaccia per organismi sensibilmente più grandi quali spesso sono i naturali predatori dei coralli (o corallivori), ma gli idrozoi sono in grado di formare colonie a elevata densità di individui: più di 50 per centimetro quadrato di corallo. Tali colonie formano un vero e proprio ‘tappeto urticante’ che, steso su un corallo, è in grado di renderlo una preda meno appetibile per i pesci corallivori e i molluschi gasteropodi del genere Drupella, dirottandoli verso colonie di corallo prive di questo ‘scudo’.

Lo studio suggerisce anche che questa forma di protezione diretta dai corallivori potrebbe ridurre il rischio di infezione da parte di organismi patogeni solitamente facilitati dalla presenza di lesioni aperte o trasportati da un corallo all’altro dai predatori. In questo modo, i piccoli organismi simbionti si dimostrano in grado di aumentare la naturale capacità di sopravvivenza dei coralli: un aspetto cruciale in uno scenario come quello attuale, in cui le scogliere coralline di tutto il mondo sono a grave rischio di scomparire.

“E’ un risultato molto importante perché dimostra come le interazioni ecologiche fra organismi possano essere cruciali per il futuro dei reef corallini – spiega Simone Montano, tecnologo e ricercatore del MaRHE Center della Bicocca – Inoltre, il fatto che un organismo ad oggi quasi completamente ignorato possa giocare un ruolo ecologico importante nel bilancio degli ecosistemi corallini ci fa riflettere su quanto ancora abbiamo da imparare per salvaguardare questi ambienti a rischio”.

L’azione protettiva di questi animali, aggiunge Giovanni Strona, ricercatore del Joint Research Centre della Commissione europea, “potrebbe risultare decisiva per salvare la vita dei coralli in situazioni di disturbo intermedio: in questo senso gli idrozoi danno un importante contributo alla resilienza delle scogliere coralline. Tenendo conto che mezzo miliardo di persone basa la propria sussistenza sulle risorse derivanti dagli ecosistemi corallini, le implicazioni di questi risultati sono notevoli”.


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