Catalogna al voto: 5 scenari possibili  

Scritto da il 20 dicembre 2017

Catalogna al voto: 5 scenari possibili

(AFP PHOTO)

Pubblicato il: 21/12/2017 07:23

Catalogna al voto. Con le elezioni odierne si sceglie il nuovo esecutivo di Barcellona ma il clima sembra essere quello di una sorta di ‘nuovo referendum’ sulla secessione.

I sondaggi mostrano infatti un Paese ancora diviso e se anche il risultato delle urne lo confermasse – e fosse quindi difficile formare un nuovo governo – si rischierebbe di non riuscire a voltare pagina dopo la crisi di quest’autunno, scatenata dal referendum indipendentista del primo ottobre.

Ecco i possibili scenari del dopo voto:

1) Maggioranza assoluta dei secessionisti. In questo caso il partito ‘Esquerra Republicana’ (Erc) di Oriol Junqueras e ‘Junts pel Si’ di Carles Puigdemont potrebbero formare un governo con l’appoggio del partito indipendentista antisistema ‘Cup’, ripetendo l’alleanza di governo uscente e riaprendo probabilmente la crisi con Madrid. Secondo i sondaggi, il blocco secessionista dovrebbe però rimanere per pochi seggi sotto la maggioranza di 68 deputati.

2) Maggioranza delle forze unioniste. Si tratterebbe di un’alleanza fra il partito liberale ‘Ciudadanos’ della pasionaria anti-secessione Ines Arrimada, i socialisti e il partito Popolare. Ma, secondo i sondaggi, i tre partiti si fermeranno sotto la maggioranza; e il partito Socialista appare restio a impegnarsi in un governo di ispirazione liberale.

3) Alleanza tripartita di sinistra. In questo scenario andrebbero al governo le tre formazioni di sinistra: i secessionisti dell”Erc’, i socialisti e l’alleanza fra ‘Podemos’ (Podem in catalano) e il movimento ‘En Comu’ della sindaca di Barcellona Ada Colau. In base ai sondaggi è difficile che ci siano i numeri; inoltre il leader socialista Miquel Iceta si è impegnato a non far parte di un governo guidato da un indipendentista.

4) ‘Podem-en Comu’, ago della bilancia. L’alleanza antisistema si è mantenuta equidistante dai due blocchi e proprio per questo potrebbe rivelarsi l’alleato in grado di far pendere la maggioranza da una parte o dall’altra. Ma il capolista Xavier Domenech esclude un governo con Arrimadas o con Puigdemoint. “Non contempliamo uno scenario con forze politiche di destra”, ha affermato il leader di ‘Podemos’, Pablo Iglesias.

5) Il ritorno alle urne. In caso di mancato accordo, potrebbero essere possibili nuove elezioni a giugno 2018. Si tratterebbe di una procedura inedita: la legge catalana prevede che sia il presidente della Generalitat facente funzioni a sciogliere il parlamento, ma Carles Puigdemont è stato destituito quando Madrid ha commissariato il governo locale in virtù dell’articolo 155.

COS’E’ SUCCESSO – Al referendum del primo ottobre, oltre il 90% dei votanti ha approvato la secessione (ma solo il 43% dell’elettorato è andato alle urne) e sulla base del risultato il governo nazionalista si è sentito legittimato a procedere sulla via dell’indipendenza.

Puigdemont ha preso tempo: il 10 ottobre ha proclamato in Parlamento la secessione per sospenderla subito in attesa di un dialogo con Madrid che non è mai arrivato. Anzi, il primo ministro Mariano Rajoy ha chiesto formalmente spiegazioni, minacciando di commissariare il governo catalano in caso di secessione.

Il 27 ottobre, in un parlamento disertato dagli unionisti, è stata proclamata l’indipendenza. Rajoy ha risposto subito con l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione: sciolti il governo e il parlamento catalano e nuove elezioni fissate per il 21 dicembre.


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