Addio 3 mq di suolo al secondo. Simoncini: “Legge è al palo”  

Scritto da il 21 dicembre 2017

Addio 3 mq di suolo al secondo. Simoncini: Legge è al palo

(Foto FOTOGRAMMA)

Pubblicato il: 22/12/2017 13:41

Il consumo di suolo continua inesorabile nel nostro Paese, ma la legge che a inizi 2017 sembrava decollare, adesso, a fine anno, è ancora al palo. Il consumo di suolo in Italia si perpetua alla velocità di circa 3 metri quadrati al secondo, poco meno di 30 ettari al giorno, secondo gli ultimi dati che l’Ispra ha pubblicato nell’ultimo rapporto nazionale sul consumo di suolo. Negli ultimi sei mesi analizzati dall’Istituto, da novembre 2015 a maggio 2016, le nuove coperture artificiali hanno riguardato ulteriori 50 chilometri quadrati di territorio.

Come se, avverte il rapporto, fossero state cancellate dalla mappa aree della dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme, un colpo di spugna pari al 7,6% del territorio nazionale. “Un altro anno si chiude senza essere riusciti ad andare a dama”scandisce l’urbanista de La Sapienza e presidente di Sogeea Sandro Simoncini, intervistato dall’Adnkronos. “Pazienza -incalza l’esperto- se nel frattempo abbiamo avuto decine, centinaia di prove di quanto la cementificazione, il dissesto idrogeologico, la non curanza per il nostro territorio producano morti, feriti, sfollati, sfregi permanenti a persone e cose”.

Un allarme che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale h pesato in un incremento di consumo di suolo del 184% dal 1950. Per fermare questa deriva, quattro ministri dell’allora governo Letta avevano promosso un disegno di legge a livello nazionale, ma dopo quattro anni e due esecutivi, il testo di legge si è fermato a Palazzo Madama. “È mancata soprattutto una convergenza di intenti istituzionale” segnala Simoncini.

“Regioni e Comuni -afferma Simoncini- hanno messo in dubbio la stessa legittimità del Parlamento a legiferare sulla materia, soprattutto se tale intervento non si limita a una legge-quadro con ampie deleghe per gli enti locali”. In questi ultimi anni, continua l’esperto, “si è verificato un preoccupante scollamento in materia di tutela ambientale tra annunci e realizzazioni, teoria e pratica, parole e fatti”. Frane, alluvioni, piogge “anche leggermente più intense del normale”, avverte l’urbanista, “producono effetti devastanti su una penisola sempre più impermeabilizzata, eppure si prosegue colpevolmente a oscillare tra inerzia e indolenza”.

Sempre l’Ispra ha evidenziato nel suo Rapporto che le colate di cemento continuano ad interessare zone a pericolosità sismica dove oggi è ricoperto oltre il 7% nelle aree a pericolosità alta e quasi il 5% in quelle a pericolosità molto alta, idraulica (oltre 257.000 ettari, l’11% del totale del suolo artificiale nazionale) e da frana (circa l’11,8% del totale nazionale, con un incremento medio dello 0,2%), fascia costiera (con un aumento dell’impermeabilizzato nella fascia sotto i 300 metri, pari allo 0,15% a livello nazionale).

Anche le aree protette subiscono il danno, con 32.800 ettari di territorio consumato ed un aumento di ulteriori 48 ettari tra il 2015-2016, così come i parchi nazionali, nell’Arcipelago di La Maddalena e nel Parco nazionale del Circeo, ha evidenziato l’Ispra. Ad oggi, insomma, l’orizzonte ‘cemento zero’ al 2050 del Governo sembra ancora un miraggio e dopo l’approvazione della Camera, il ddl 2383 è fermo in Senato da maggio scorso.


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