Malattie rare: mutazioni gene Fa2h, famiglia calabrese ‘sotto la lente’  

Scritto da il 26 dicembre 2017

Mutazioni del gene Fa2h, famiglia calabrese 'sotto la lente'

Pubblicato il: 27/12/2017 18:35

Una famiglia italiana si mette al servizio della ricerca per far luce sulla neurodegenerazione associata alla idrossilasi degli acidi grassi (Fahn), causata da una mutazione del gene Fa2h e al centro di 3 progetti fra cui uno che vede protagonisti Antonio Alvaro e sua moglie Concetta. La coppia, di Reggio Calabria, ha avuto 3 figli, 2 dei quali – Natale di 20 anni e Maria Chiara di 8 – nati con una paraparesi spastica ereditaria Spg35 provocata da mutazione del gene Fa2h. Un anno fa Omar, l’Osservatorio malattie rare, aveva raccontato la loro storia e oggi spiega come questi genitori abbiano deciso di trasformare il loro caso in una preziosa opportunità per la scienza.

Al momento, ricorda Omar, pochissime famiglie sono state identificate come affette da Fahn. In genere si manifesta nell’infanzia, con distonia degli arti inferiori, ipostenia e cadute; i pazienti vanno incontro anche ad atrofia ottica, atrofia cerebellare profonda e alterazioni della sostanza bianca encefalica, in associazione all’accumulo cerebrale di ferro, e con il progredire della malattia possono mostrare disabilità intellettiva e sviluppare epilessia. Le mutazioni del gene Fa2h compromettono la funzione dell’enzima corrispondente causando la formazione di mielina anomala, e sono ereditate in maniera autosomica recessiva: 2 genitori portatori sani della mutazione hanno il 25% di probabilità di generare a ogni gravidanza un figlio malato. E con Antonio e Concetta la statistica non è stata generosa.

Nel loro caso la diagnosi è arrivata dopo 13 anni, grazie al lavoro di revisione dei ‘cold case’ portato avanti nel Laboratorio di genetica dell’Irccs Istituto neurologico Besta di Milano, diretto da Franco Taroni. Dopo che la malattia è stata identificata a Natale, è stato possibile avere la conferma che anche Maria Chiara ne soffriva e iniziava ad accusare i primi sintomi. Oggi, grazie a un accordo fra il Besta e Manuela Priolo dell’Unità operativa di genetica medica dell’azienda ospedaliera ‘Bianchi-Melacrino-Morelli’ di Reggio Calabria, i parenti di Natale e Maria Chiara potranno sottoporsi a un test genetico attraverso un semplice prelievo di sangue senza doversi recare nel capoluogo lombardo. “Siamo una famiglia numerosa, nella quale c’è molta consanguineità – dice Antonio – Perciò tutti i nostri familiari che progettano una gravidanza potranno fare questo esame a Reggio Calabria: i campioni saranno inviati al Besta che ha ricostruito tutto il nostro albero genealogico, e si avranno i risultati nel giro di qualche mese”.

Oggi nel mondo sono 3 i team al lavoro in modo complementare a importanti progetti sulla Fahn, riferisce Omar in una nota. Un’opera essenziale per capire in che modo la malattia danneggia le cellule del cervello e del midollo spinale, e quindi per poter sviluppare una terapia promettente. I ricercatori stanno verificando la validità delle loro idee basandosi su modelli animali di malattia e su cellule umane cresciute a partire da un minuscolo campione di pelle. Questi modelli vengono usati per indagare le fonti cellulari del danno e per studiare dei composti in grado di mitigarlo, prevenirlo o anche solo attenuarlo.

Ody Sibon, nei Paesi Bassi, sta creando un nuovo modello di Fahn con i moscerini della frutta, mentre in Oregon, negli Usa, Susan Hayflick utilizza cellule umane di persone affette. Ma per essere pronti a testare qualsiasi molecola candidata a diventare un possibile farmaco, gli scienziati hanno bisogno di conoscere la storia naturale della malattia, ossia come progredisce in assenza di interventi. Sunita Venkateswaran di Ottawa, in Canada, si occupa proprio di questo, preparando la comunità Fahn per i test clinici una volta che ci sarà un composto da provare. “Questa triade di studi promette di far progredire significativamente la comprensione della patologia – sottolineano da Omar – ma è solo un inizio: si tratta di progetti pilota che richiederanno finanziamenti a lungo termine per portare avanti le fasi successive”.

Per discutere della malattia e di questi studi è nato un gruppo Facebook. Anche Natale e Maria Chiara prenderanno parte al progetto che riguarda la storia naturale della malattia, fornendo tutti i dati che verranno loro richiesti. Antonio e Concetta collaborano inoltre con Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) e Aivips (Associazione italiana Vivere la paraparesi spastica Onlus), e cercano di aiutare le altre famiglie che si trovano nella loro stessa situazione. La partecipazione allo studio è un nuovo atto di generosità. “Siamo a disposizione della ricerca – afferma Antonio – non possiamo sottrarci”. La sua speranza è che la scienza sviluppi un farmaco in grado di curare i figli. Il padre sa bene che i tempi saranno molto lunghi, ma sa anche che è la cosa giusta da fare perché un giorno la sua fiducia nella ricerca potrà cambiare la vita ad altri bambini.


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