“Meglio annegare che finire nelle carceri libiche”  

Scritto da il 26 dicembre 2017

Meglio annegare che finire nelle carceri libiche

(Afp)

Pubblicato il: 27/12/2017 22:09

“Rischiamo la vita, ma è meglio annegare che essere arrestato dalla Marina libica. È come se stessimo vivendo di nuovo la schiavitù. I neri sono i loro schiavi, questo è quello che pensano in Libia oggi”. E’ quanto ha detto un giovane del Mali ai soccorritori di Sos Mediterranee, raccontando di avere già tentato tre volte la traversata: “La prima volta siamo stati arrestati dagli Asma Boys, i banditi”.

L’ultima volta, il gommone sul quale viaggiava è stato intercettato dalla Marina libica: “Quando la nave è arrivata e abbiamo visto la bandiera libica, abbiamo tentato di fuggire. Tutti erano preoccupati. Non ci hanno lasciato scappare, ma hanno continuato a seguirci. Per non rischiare la vita delle persone, perché c’erano molte donne e molti bambini in mezzo a noi, li abbiamo lasciati fare. Nessuno è caduto in acqua, grazie a Dio”, ha detto.

“Anche ieri quando la barca spagnola è arrivata eravamo preoccupati, ma dopo ho detto ai miei amici: ‘Guardate come queste persone ci trattano bene’ – ha aggiunto -. Sulla nave libica, non ci hanno dato neanche acqua. Una volta sulla nave, sono andati in bagno a lavarsi prima di mangiare, lasciandoci senza cibo”.

Il giovane ha raccontato anche di essere stato condotto in prigione, una volta riportato a Tripoli: “Quando siamo arrivati al porto di Tripoli, le organizzazioni umanitarie c’erano, hanno preso i nostri indirizzi. Poi siamo stati messi sul bus e ci hanno portati nelle prigioni. Le prigioni non sono organizzate, si stava molto stretti, anche stare seduti era impossibile. Si cammina gli uni sugli altri. Là le organizzazioni umanitarie non c’erano. Anche avere dell’acqua era difficile. Bevevamo lentamente perché non sapevamo se dopo ci avrebbero portato altra acqua”.

“Un giorno hanno portato 5 litri di acqua, e poi abbiamo passato tre giorni senza – ha proseguito -. Abbiamo cominciato a bere acqua cattiva e ci davano da mangiare pasta cruda. Meglio rimpatriare rapidamente che essere nelle carceri libiche. Altri dicono che è meglio annegare che stare nelle carceri libiche. Rischiamo la vita, ma è meglio annegare che essere arrestato dalla Marina libica. È come se stessimo vivendo di nuovo la schiavitù. I neri sono i loro schiavi, questo è quello che pensano in Libia oggi”.


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