Camere sciolte, ora cosa succede  

Scritto da il 27 dicembre 2017

Camere sciolte, ora cosa succede

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 28/12/2017 19:51

Con lo scioglimento delle Camere, si apre formalmente il percorso verso la diciottesima legislatura, che avrà nelle elezioni e nella seduta inaugurale del nuovo Parlamento i suoi snodi cruciali iniziali. La data del voto, indicata oggi dal Consiglio dei ministri al 4 marzo, rappresenta un primo spartiacque per una serie di procedure e adempimenti.

Primo atto da compiere il deposito dei contrassegni, delle dichiarazioni di collegamento in coalizione e del programma elettorale recante anche l’indicazione del capo della forza politica o della coalizione. Il termine fissato è tra le ore 8 del 44/mo e le ore 16 del 42/mo giorno antecedenti quello della votazione, quindi tra venerdì 19 e domenica 21 gennaio. Nei due giorni successivi prevista la verifica della regolarità dei simboli.

Tra le ore 8 del 35/mo giorno alle ore 20 del 34/mo precedenti quello della votazione, quindi tra domenica 28 e lunedì 29 gennaio andranno presentate le candidature. Entro trenta giorni prima delle elezioni, quindi entro il 2 febbraio, andranno comunicate le liste ammesse, dopo il relativo esame e gli eventuali ricorsi.

Dopo la data di convocazione dei comizi elettorali scatterà l’applicazione della cosiddetta par condicio, mentre da sabato 17 febbraio, 15 giorni prima del voto, verrà vietata la pubblicazione dei sondaggi.

All’indomani delle elezioni si aprirà invece una nuova partita, legata naturalmente all’esito delle urne. Venerdì 23 marzo l’inizio ufficiale della legislatura, con la prima riunione di Camera e Senato, anche se la settimana precedente sarà dedicata alla registrazione dei nuovi parlamentari.

La seduta inaugurale a Montecitorio sarà presieduta dal più anziano per elezione tra i vicepresidenti della legislatura precedente. Qualora nessuno di essi sia presente, si risale ai vicepresidenti delle legislature anteriori. In loro mancanza, a presiedere sarà il deputato più anziano per età. Con lo stesso criterio verranno scelti quattro segretari d’Aula e si ricorrerà ai deputati più giovani nel caso non siano presenti in Assemblea ex di precedenti legislature.

Dopo questi primi adempimenti, la seduta verrà sospesa per convocare la Giunta provvisoria delle Elezioni per verificare le opzioni compiute dai deputati eletti in più circoscrizioni o contemporaneamente nella quota uninominale e proporzionale e i nomi dei subentranti. Faranno parte di questo organismo i deputati presenti membri della Giunta della precedente legislatura. Qualora il numero di tali deputati fosse inferiore a dodici, il presidente procederà mediante sorteggio all’integrazione del collegio.

Una volta ripresa la seduta si passerà all’elezione del presidente. In prima battuta è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti la Camera. Nel secondo e terzo scrutinio occorre la maggioranza dei due terzi dei voti computando tra i voti anche le schede bianche. Dalla quarta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti.

Se non si raggiungesse un ampio accordo tra le forze politiche, è prevedibile che l’elezione del presidente avvenga tra la mattina e il pomeriggio di sabato 24, come accaduto dal 1994 ad oggi, a patto che dalle urne emergano equilibri tale da garantire almeno una maggioranza assoluta in grado esprimere un numero sufficiente di consensi.

Intanto, entro due giorni dalla prima seduta, i deputati dovranno dichiarare a quale Gruppo appartengono e nei successivi due giorni verranno convocati i Gruppi stessi per l’elezione degli organi direttivi, a partire dal presidente. Una volta concluse queste procedure, presumibilmente entro martedì 27, verrà convocata una nuova seduta per l’elezione dell’Ufficio di presidenza.

Differenti, pur con analogie, le procedure al Senato. La prima seduta è presieduta dal senatore più anziano di età, mentre i sei più giovani esercitano le funzioni di segretario. Stesso iter della Camera per la nomina della Giunta provvisoria delle Elezioni, composta da sette membri.

La principale diversità riguarda l’elezione del presidente, che si conclude comunque entro il quarto scrutinio, anche per il ruolo di supplente del Capo dello Stato che è chiamato a svolgere. Quindi è richiesta dapprima la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato. Qualora non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.

Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato questa maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. Quindi entro il pomeriggio di sabato 24 marzo si conoscerà il nome del nuovo presidente del Senato.

Entro tre giorni dalla prima seduta, ogni senatore è tenuto ad indicare il Gruppo del quale intende far parte, mentre la riunione per la nomina dei vertice viene convocata dal presidente entro sette giorni dalla prima seduta. Una volta esauriti questi adempimenti è possibile procedere all’elezione del Consiglio di presidenza.

Tutte le procedure per l’insediamento delle Camere e dei Gruppi parlamentari dovrebbero quindi concludersi a cavallo della domenica di Pasqua, il primo aprile. Dalla metà della settimana successiva possibile quindi il via alle consultazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per capire se e come sarà possibile dar vita ad una maggioranza in grado di esprimere e sostenere un governo.


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