Alitalia, Ilva & co.: inizia l’anno delle grandi imprese  

Scritto da il 31 dicembre 2017

Alitalia, Ilva & co.: inizia l'anno delle grandi imprese

(Fotogramma)

Pubblicato il: 01/01/2018 08:14

Nuovo anno all’insegna di sfide cruciali per le principali aziende italiane. C’è chi, come Ilva e Alitalia, dopo un 2017 vissuto ‘pericolosamente’, guarda al 2018 come l’anno della svolta per ripartire e c’è chi, in acque ben più tranquille, si trova di fronte importanti scommesse per giocare la carta della crescita sui mercati internazionali, come Fincantieri e Atlantia, impegnate in grandi partite oltreconfine. Ma non solo. C’è anche Leonardo che punta a una nuova stagione di rilancio mentre sul fronte delle infrastrutture debutta il nuovo player che nasce dalla fusione Fs-Anas.

Uno dei dossier più complessi è sicuramente quello dell’Ilva, dove i colpi di scena sono all’ordine del giorno. A pesare come un macigno su questa vertenza è il ricorso al Tar della Regione Puglia e del comune di Taranto mentre Governo e sindacati vorrebbero stringere la trattativa per arrivare a un accordo sul piano di Am Investco, la cordata guidata da Arcelor Mittal. Ma il 22 dicembre scorso, dopo il Comune di Taranto, anche la Regione Puglia ha rinunciato alla richiesta di sospensiva al Tar sul dpcm che contiene il piano ambientale per Ilva. Un segnale di distensione che scongiura la chiusura per il 9 gennaio. L’auspicio espresso dal premier, Paolo Gentiloni, e dal ministro Carlo Calenda , è che il ricorso venga ritirato. Altro notizia positiva è il pagamento di oltre 30 milioni di debiti esigibili verso i fornitori dell’indotto pugliese.

Anche quello di Alitalia è un altro dossier che scotta. Dopo la clamorosa bocciatura da parte dei lavoratori del piano di ristrutturazione con il referendum di fine aprile, si è chiusa la stagione, che pure tante speranze aveva destato, targata Etihad, e la compagnia è in amministrazione straordinaria dal 2 maggio scorso. La missione della terna commissariale, composta da Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, è quella di vendere la compagnia. La procedura è nel vivo.

Sono scese in campo per Alitalia, con offerte vincolanti, big come Lufthansa ed EasyJet. Non sono ancora chiari i tempi dell’operazione: l’obiettivo è quello di chiudere entro le elezioni politiche o anche prima. Ma, come è avvenuto nel 2008, un fronte aperto come quello di Alitalia in campagna elettorale rischia di essere molto spinoso. Nella conferenza stampa di fine anno, Gentiloni, appellandosi al senso di responsabilità di tutti, ha auspicato che si possa arrivare rapidamente a sciogliere il nodo Alitalia e che le offerte sul tavolo possano essere migliorate. Intanto, sul fronte operativo e industriale, Alitalia sembra tirare un sospiro di sollievo. Sta recuperando sul fronte dei ricavi e, intanto, prepara il 2018 con nuove destinazioni di lungo raggio. Ma, come ammonisce Gubitosi, “la compagnia sta meglio ma non sta ancora bene”. Insomma, il volo è ancora lungo.

Per Leonardo, le sfide del 2018 cominciano subito. Il 30 gennaio, infatti, il cda ha approvato il nuovo piano industriale, presentato a Vergiate in provincia di Varese, dove si trova uno dei più importanti siti della divisione elicotteri del gruppo. E, come annunciato dall’ad Alessandro Profumo che nello scorso maggio ha preso le redini del gruppo al posto di Mauro Moretti, sarà proprio l’elicotteristica una delle tre ‘gambe’, insieme ad aeronautica ed elettronica della difesa e sicurezza su cui poggerà il nuovo piano industriale. E sembra proprio che dal superamento delle criticità che si sono avute negli elicotteri e che hanno costretto a tagliare le guidance, parta il rilancio del gruppo. Nel 2017, ha più volte detto Profumo, è stato toccato il punto più basso e i problemi dell’elicotteristica sono “assolutamente temporanei”. Centrale in questa ripartenza di Leonardo sarà la crescita dei ricavi e l’offensiva sui mercati internazionali con il rafforzamento dei presidi commerciali per il quale è stata creata una nuova struttura.

Ma la traiettoria di Leonardo si interseca con quella di Fincantieri in una importante partita che entrerà ora nel vivo. Dopo il colpo di scena, ad agosto, arrivato con la decisione del Governo francese di nazionalizzare i cantieri navali di Stx quando ormai il gruppo navalmeccanico guidato da Giuseppe Bono era ormai a un passo dal traguardo, Italia e Francia nello scorso settembre hanno raggiunto un accordo che, oltre a sciogliere il nodo dei cantieri bretoni, definisce un percorso di integrazione sul militare tra Fincantieri e Naval Group. Il primo step è quello del perfezionamento dell’accordo per Stx, dove Fincantieri deterrà una quota del 50% più un 1% in prestito per 12 anni. Si attende ora la conclusione di alcuni passaggi da parte francese per arrivare al closing all’inizio del prossimo anno. A febbraio, Fincantieri presenterà il nuovo piano industriale che terrà conto del nuovo perimetro con Stx. Più tempo ci vorrà sul fronte militare: la road map dell’operazione prevede un lavoro dei gruppi di studio fino al 30 giugno prossimo. Ed è qui che, per tutelare le proprie competenze, Leonardo punta a partecipare al tavolo negoziale con la joint venture Orizzonte Sistemi Navali, costituita al 51% da Fincantieri e al 49% da Leonardo.

Se Fincantieri guarda alla Francia, i riflettori di Atlantia sono sempre puntati alla Spagna. Ora, si attende la decisione della Cnmv, la Consob spagnola, alla controfferta su Abertis, presentata Acs, la società che fa capo al patron del Real Madrid Florentino Perez, attraverso la controllata tedesca Hochtief. Il via libera è atteso nei prossimi giorni. Il gruppo italiano ha, quindi, davanti diverse settimane per decidere come rispondere all’offensiva spagnola. Quello che è certo è che, come l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci ha ribadito, quella del gruppo italiano non è l’ultima offerta: quella presentata a maggio, che prevede 16,5 euro per azione in contanti oppure 0,697 azioni speciali del gruppo per ciascun titolo Abertis portato in adesione, non è l’offerta definitiva. Il gruppo, ha assicurato, ha “abbastanza risorse finanziarie per sostenere una eventuale guerra di rilanci”. Insomma, il fronte spagnolo è tutto aperto e promette scintille.

Ma il 2018 è anche l’anno di un’altra importante aggregazione nel settore delle infrastrutture. A quasi due anni dall’annuncio, la fusione tra FS spa ed Anas è arrivata al traguardo.”Il dado è tratto”, ha annunciato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio. Il Mef e il Mit hanno firmato i relativi decreti e l’assemblea degli azionisti di Fs ha dato il via libera all’aumento di capitale di 2,86 miliardi mediante conferimento dell’intera partecipazione della società delle strade detenuta dal Mef. Quella che ora decolla è un’operazione dai grandi numeri. Infatti, con il conferimento di Anas nel perimetro delle Ferrovie dello Stato, il gruppo gestirà una rete di 44 mila chilometri in totale e darà lavoro a circa 81mila persone. Genererà un fatturato di 11,2 miliardi di euro, investimenti per 8,1 miliardi, con un patrimonio netto totale di 41 miliardi. E soprattutto una potenza di fuoco da 100 miliardi di investimenti. Nascerà, dunque, un soggetto imprenditoriale, che grazie allo sviluppo di sinergie, punta a competere sui mercati internazionali, soprattutto sul fronte della realizzazione di grandi infrastrutture di trasporto non solo in Italia ma con l’ambizione di espandersi anche sui mercati internazionali.

C’è un altro appuntamento clou che attende un’altra azienda dei trasporti: Ntv. La società di Italo, infatti, corre spedita verso l’appuntamento della quotazione in Borsa. A fine mese, il consiglio di amministrazione delibererà sulla tempistica dello sbarco a Piazza Affari mentre il pool di banche italiane e straniere, costituito da Imi, Goldmann Sachs, Credit Suisse, Barclays e Unicredit è già al lavoro sul prezzo dell’ipo. Al momento, non c’è una data precisa; è escluso che questa possa avvenire nel primo trimestre del 2018. La decisione sarà legata alle condizioni di mercato e agli iter autorizzativi di Consob e Borsa italiana. La quotazione segna una passaggio cruciale nel percorso di crescita dell’azienda guidata da Flavio Cattaneo e Luca Cordero di Montezemolo. Una crescita sostenuta dall’ampliamento della flotta e delle rotte. Ai primi 25 treni Italo Agv, si sono aggiunti nelle scorse settimane i primi 4 dei 17 nuovissimi Italo Evo, che porteranno complessivamente a un totale di 47 convogli. Aumenteranno così tratte e frequenze e, come annunciato da Montezemolo, arriveranno anche nuove assunzioni.


Continua a leggere

Radio Veronica Classic

Current track
TITLE
ARTIST

Background