Iran, “rivolta sconfitta”  

Scritto da il 2 gennaio 2018

Iran, la rivolta è stata sconfitta

(AFP PHOTO)

Pubblicato il: 03/01/2018 15:44

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato la fine delle proteste contro il governo scoppiate lo scorso 28 dicembre e costate la vita finora ad almeno 20 persone.

“Possiamo affermare che oggi è terminata la cospirazione nel 1396″, ha dichiarato il capo dei pasdaran, il generale Mohammed Ali Jafari, riferendosi all’anno in corso secondo il calendario persiano. “I nemici – ha aggiunto il generale, citato dall’agenzia di stampa semiufficiale Isna – devono sapere che le minacce contro la difesa e la sicurezza dell’Iran non funzionano più”.

Il generale ha quindi sostenuto che molti dei rivoltosi arrestati durante i disordini scoppiati in alcune città del Paese hanno ricevuto addestramento da “forze anti-rivoluzionarie e dai terroristi dell’Mko”, ovvero dai Mojahedin del Popolo Iraniano, organizzazione al bando in Iran per terrorismo.

Il “tempestivo intervento” delle forze di sicurezza ha permesso di “catturare rapidamente i capi della sedizione”, ha proseguito il generale, precisando che i Guardiani della Rivoluzione sono intervenuti in modo “limitato” per sedare le rivolte solo in tre province iraniane: Isfahan, Lorestan e Hamedan.

Jafari ha puntato il dito contro “Stati Uniti, sionisti e sauditi”, accusandoli di aver ordinato a “un certo numero di gruppi terroristici” affiliati al sedicente Stato islamico (Is) di entrare in Iran per compiere “atti di sabotaggio ed esplosioni”.

Jafari, precisando che al massimo 15mila persone hanno preso parte alle manifestazioni anti-governative, ha concluso sostenendo che le proteste hanno avuto inizio con l’appello di un “sito legato a un individuo che in questi giorni parla contro i principi e i valori del sistema” islamico. “Le forze di intelligence – ha spiegato Jafari – stanno investigando se ha avuto un ruolo nei recenti tumulti. Se queste accuse venissero provate, nei suoi confronti saranno adottate le misure necessarie”. Secondo alcuni osservatori, le parole del generale si riferirebbero all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad.


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