Risparmio: l’esperto, con Mifid 2 cambiamenti per prodotti e costi banche  

Scritto da il 2 gennaio 2018

L'esperto: Con Mifid 2 cambiamenti per prodotti e costi banche

Pubblicato il: 03/01/2018 12:21

“Dal 1° gennaio 2018 è entrato in vigore Mifid 2, la nuova normativa europea sulle banche. Molti i cambiamenti in termini di prodotti, trasparenza e costi”. Lo dice, in un’intervista a Labitalia, Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting, società di consulenza del settore bancario.

“La Mifid 2 -spiega- introduce un intero capitolo dedicato alla product governance, sulla base della quale gli intermediari che realizzano e che distribuiscono prodotti finanziari dovranno adottare procedure finalizzate ad identificare la tipologia di risparmiatore al quale proporre ogni prodotto finanziario e garantire che il prodotto non venga offerto a quelle tipologie di clienti le cui caratteristiche non risultino coerenti con i fattori di rischio del prodotto”.

“La nuova normativa -fa notare- rafforza il principio di verifica dell’adeguatezza del portafoglio di investimenti che era già stato introdotto con la normativa Mifid 1, ma che aveva fallito nel tutelare i risparmiatori in tutti quei casi in cui, pur essendo verificata appunto l’adeguatezza tra il profilo di rischio del cliente e il valore a rischio del suo portafoglio, tuttavia erano stati introdotti in esso titoli non adatti al cliente”.

“Nel rapporto con il cliente -avverte Primanni- per il consulente non ci saranno grossi cambiamenti perché è prevedibile che tutti i controlli di product governance saranno automatizzati nei processi e negli strumenti di consulenza. Ciò che verosimilmente potrebbe cambiare saranno le politiche commerciali di asset manager e banche che avranno vantaggio nel preferire l’utilizzazione da parte dei consulenti di alcune tipologie di prodotti, come quelli pre-assemblati, rispetto ai prodotti tradizionali”.

“Maggiori impatti -sottolinea- deriveranno dalle regole Mifid 2 che riguardano la valutazione di adeguatezza, la quale viene rafforzata nei contenuti, esplicitata nella forma e resa sistematica. Ciò significa che in consulenti dovranno attendersi almeno tre impatti: evoluzione dei questionari di profilazione dei clienti, che cambieranno e probabilmente diventeranno più articolati e volti a individuare le caratteristiche reali dei clienti; necessità di rilasciare ai clienti in occasione di ogni consulenza una relazione standard sulla valutazione dell’adeguatezza del portafoglio e infine obbligo di realizzare tale valutazione in modo sistematico nel tempo”.

“La nuova direttiva -ricorda Maurizio Primanni- introduce l’obbligo per gli intermediari di effettuare una rendicontazione periodica di tutti i costi e oneri applicati agli investitori a fronte dei servizi di investimento prestati e inerenti ai prodotti finanziari acquistati e detenuti in portafoglio. L’informativa sui costi dovrà essere fornita ai clienti sia ex ante, in fase di proposizione di un servizio o di un prodotto, sia soprattutto ex post, in fase di rendicontazione dei risultati del portafoglio di investimenti”.

“In tale ambito -chiarisce- la rendicontazione dovrà essere resa disponibile sia come valore percentuale che come valore monetario, in modo da consentire all’investitore di valutare l’impatto dei costi totali rispetto al rendimento del proprio investimento. Tale innovazione è senza dubbio quella più temuta dai consulenti, anche in relazione al fatto che la rendicontazione dovrà essere fornita a livello atomico, rappresentando tutte le singole componenti di costo degli investimenti: costi espliciti del servizio, pagamenti ricevuti da soggetti terzi (incentivi), costi dei prodotti finanziari, imposte e tasse”.

“La portata delle nuove regole sulla trasparenza in capo ai consulenti finanziari -avverte- è potenzialmente rilevante e tale da poter modificare nella sostanza il rapporto con gli investitori e i risparmiatori. La risposta da parte dei consulenti dovrà essere ricercata nell’incremento sia del valore erogato ai clienti, sia nell’incremento della percezione da parte di questi ultimi del valore ricevuto. Circa il primo punto i consulenti dovranno rafforzare i loro modelli di servizio arricchendoli di nuove soluzioni e sfruttando meglio gli strumenti tecnologici”.

Per aumentare, invece, “la percezione di valore bisognerà lavorare su processi e strumenti di registrazione e condivisione del valore creato per i clienti, non solo in termini di rendimento del portafoglio, ma guardando a più dimensioni: ottimizzazioni fiscali, grado di raggiungimento di specifici obiettivi di vita, equilibrio del bilancio familiare, tempo speso dal consulente”.

“La teoria macroeconomica -afferma Primanni- ci dice che solitamente all’aumentare della trasparenza dei costi sia associa un duplice effetto: compressione dei margini della filiera produttori-distributori e contestualmente concentrazione dei volumi di business in un numero minore di produttori. Pur non essendo arrivati ai livelli del mercato Usa, dove i costi hanno avuto una sensibile riduzione negli ultimi 20 anni, in Ue i costi dei fondi sono già in flessione (nel 2016 siamo a valori intorno al 1,00%); in Italia e Spagna, tuttavia, il livello è invece recentemente aumentato, in controtendenza con gli altri paesi Eu”.

“In altri paesi europei, segnatamente il Regno Unito e l’Olanda, nei quali sono stati emanati -dice- provvedimenti nazionali similari alla Mifid 2, si sono effettivamente osservate riduzioni sostanziali dei costi dei prodotti finanziari (fondi comuni di investimento in particolare)”.

“Occorre tuttavia considerare che in tali mercati l’abbassamento del costo dei prodotti di investimento è stato soprattutto determinato dalla necessità dei consulenti di esplicitare le fee dei servizi di consulenza, avendo le rispettive normative completamente vietato le retrocessioni commissionali. Nella Mifid 2, invece, in regime di consulenza non indipendente, esse saranno ancora permesse”, conclude.


Risparmio: l’esperto, con Mifid 2 cambiamenti per prodotti e costi banche  

Scritto da il 2 gennaio 2018

L'esperto: Con Mifid 2 cambiamenti per prodotti e costi banche

Pubblicato il: 03/01/2018 12:21

“Dal 1° gennaio 2018 è entrato in vigore Mifid 2, la nuova normativa europea sulle banche. Molti i cambiamenti in termini di prodotti, trasparenza e costi”. Lo dice, in un’intervista a Labitalia, Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting, società di consulenza del settore bancario.

“La Mifid 2 -spiega- introduce un intero capitolo dedicato alla product governance, sulla base della quale gli intermediari che realizzano e che distribuiscono prodotti finanziari dovranno adottare procedure finalizzate ad identificare la tipologia di risparmiatore al quale proporre ogni prodotto finanziario e garantire che il prodotto non venga offerto a quelle tipologie di clienti le cui caratteristiche non risultino coerenti con i fattori di rischio del prodotto”.

“La nuova normativa -fa notare- rafforza il principio di verifica dell’adeguatezza del portafoglio di investimenti che era già stato introdotto con la normativa Mifid 1, ma che aveva fallito nel tutelare i risparmiatori in tutti quei casi in cui, pur essendo verificata appunto l’adeguatezza tra il profilo di rischio del cliente e il valore a rischio del suo portafoglio, tuttavia erano stati introdotti in esso titoli non adatti al cliente”.

“Nel rapporto con il cliente -avverte Primanni- per il consulente non ci saranno grossi cambiamenti perché è prevedibile che tutti i controlli di product governance saranno automatizzati nei processi e negli strumenti di consulenza. Ciò che verosimilmente potrebbe cambiare saranno le politiche commerciali di asset manager e banche che avranno vantaggio nel preferire l’utilizzazione da parte dei consulenti di alcune tipologie di prodotti, come quelli pre-assemblati, rispetto ai prodotti tradizionali”.

“Maggiori impatti -sottolinea- deriveranno dalle regole Mifid 2 che riguardano la valutazione di adeguatezza, la quale viene rafforzata nei contenuti, esplicitata nella forma e resa sistematica. Ciò significa che in consulenti dovranno attendersi almeno tre impatti: evoluzione dei questionari di profilazione dei clienti, che cambieranno e probabilmente diventeranno più articolati e volti a individuare le caratteristiche reali dei clienti; necessità di rilasciare ai clienti in occasione di ogni consulenza una relazione standard sulla valutazione dell’adeguatezza del portafoglio e infine obbligo di realizzare tale valutazione in modo sistematico nel tempo”.

“La nuova direttiva -ricorda Maurizio Primanni- introduce l’obbligo per gli intermediari di effettuare una rendicontazione periodica di tutti i costi e oneri applicati agli investitori a fronte dei servizi di investimento prestati e inerenti ai prodotti finanziari acquistati e detenuti in portafoglio. L’informativa sui costi dovrà essere fornita ai clienti sia ex ante, in fase di proposizione di un servizio o di un prodotto, sia soprattutto ex post, in fase di rendicontazione dei risultati del portafoglio di investimenti”.

“In tale ambito -chiarisce- la rendicontazione dovrà essere resa disponibile sia come valore percentuale che come valore monetario, in modo da consentire all’investitore di valutare l’impatto dei costi totali rispetto al rendimento del proprio investimento. Tale innovazione è senza dubbio quella più temuta dai consulenti, anche in relazione al fatto che la rendicontazione dovrà essere fornita a livello atomico, rappresentando tutte le singole componenti di costo degli investimenti: costi espliciti del servizio, pagamenti ricevuti da soggetti terzi (incentivi), costi dei prodotti finanziari, imposte e tasse”.

“La portata delle nuove regole sulla trasparenza in capo ai consulenti finanziari -avverte- è potenzialmente rilevante e tale da poter modificare nella sostanza il rapporto con gli investitori e i risparmiatori. La risposta da parte dei consulenti dovrà essere ricercata nell’incremento sia del valore erogato ai clienti, sia nell’incremento della percezione da parte di questi ultimi del valore ricevuto. Circa il primo punto i consulenti dovranno rafforzare i loro modelli di servizio arricchendoli di nuove soluzioni e sfruttando meglio gli strumenti tecnologici”.

Per aumentare, invece, “la percezione di valore bisognerà lavorare su processi e strumenti di registrazione e condivisione del valore creato per i clienti, non solo in termini di rendimento del portafoglio, ma guardando a più dimensioni: ottimizzazioni fiscali, grado di raggiungimento di specifici obiettivi di vita, equilibrio del bilancio familiare, tempo speso dal consulente”.

“La teoria macroeconomica -afferma Primanni- ci dice che solitamente all’aumentare della trasparenza dei costi sia associa un duplice effetto: compressione dei margini della filiera produttori-distributori e contestualmente concentrazione dei volumi di business in un numero minore di produttori. Pur non essendo arrivati ai livelli del mercato Usa, dove i costi hanno avuto una sensibile riduzione negli ultimi 20 anni, in Ue i costi dei fondi sono già in flessione (nel 2016 siamo a valori intorno al 1,00%); in Italia e Spagna, tuttavia, il livello è invece recentemente aumentato, in controtendenza con gli altri paesi Eu”.

“In altri paesi europei, segnatamente il Regno Unito e l’Olanda, nei quali sono stati emanati -dice- provvedimenti nazionali similari alla Mifid 2, si sono effettivamente osservate riduzioni sostanziali dei costi dei prodotti finanziari (fondi comuni di investimento in particolare)”.

“Occorre tuttavia considerare che in tali mercati l’abbassamento del costo dei prodotti di investimento è stato soprattutto determinato dalla necessità dei consulenti di esplicitare le fee dei servizi di consulenza, avendo le rispettive normative completamente vietato le retrocessioni commissionali. Nella Mifid 2, invece, in regime di consulenza non indipendente, esse saranno ancora permesse”, conclude.


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