Cinema: ‘Edhel’ tra fantasy e disagio, esce film d’esordio di Marco Renda  

Scritto da il 3 gennaio 2018

Arriva 'Edhel', film d'esordio di Marco Renda tra fantasy e disagio sociale

Pubblicato il: 04/01/2018 09:51

Una malformazione del padiglione auricolare che fa apparire le orecchie a punta, diventa un segno di appartenenza alla meravigliosa stirpe degli elfi. Almeno nel mondo incantato di Edhel, la protagonista dell’omonimo film di Marco Renda, già premiato al Festival di Giffoni, che il 25 gennaio uscirà nelle sale italiane. Alle prese con il suo primo lungometraggio, il giovane casertano Renda affronta in ‘Edhel’ il tema del bullismo e della diversità, incrociato con il fantasy all’italiana, strada ampiamente aperta da Gabriele Salvatores con ‘Il ragazzo invisibile’ del 2014 e ‘Il ragazzo invisibile 2’ del 2017. Si tratta ovviamente di budget molto diversi, ma ‘Edhel’ è la conferma il fantasy per ragazzi in Italia si può fare a costi contenuti e non senza riconoscimenti: oltre a Giffoni, infatti, la pellicola è stata premiata ai Los Angeles Film Awards 2017 con ben quattro premi come Migliore regia, Miglior film, Miglior cast e Miglior film indipendente.

Il film di Renda vede inoltre alla prova nella difficile parte di Edhel la talentuosa dodicenne Gaia Forte, affiancata da due mostri sacri della recitazione come Mariano Rigillo e Fioretta Mari. La storia è quella di una bambina nata con una malformazione che fa apparire le sue orecchie ‘a punta’. Affronta il disagio chiudendosi in se stessa e cercando di evitare qualunque rapporto umano che non sia strettamente necessario. La scuola e i compagni, per lei, sono un incubo. L’unico posto in cui si sente felice è il maneggio dove Caronte, il suo cavallo, la aspetta tutti i pomeriggi così come faceva con suo padre prima che morisse in un incidente di gara.

Edhel vive con la madre Ginevra (Roberta Mattei). Il rapporto tra le due è difficile e conflittuale. Ginevra preme perché la figlia si operi, correggendo quel difetto che la separa da una ‘normalità’ convenzionale. Lo desidera per il bene della figlia, affinché possa essere felice come le sue coetanee. L’incontro con Silvano (Nicolò Ernesto Alaimo), il bizzarro bidello che inizia Edhel al mondo del fantasy, convince la ragazza della possibilità che quelle orecchie siano il chiaro segno della sua appartenenza alla nobile stirpe degli Elfi. Da quel momento in poi, Edhel inizierà a credere nella magia di poter essere finalmente se stessa.

Edhel è un racconto intimo – scrive Renda nelle note di regia – il viaggio tra sogno e realtà di una ragazzina nata con una ‘malformazione’: le orecchie a punta. La sua condizione le crea non pochi disagi, a scuola come a casa. Con sua madre, infatti, il rapporto è difficile. L’amore tra le due è eguagliato solo dalla loro distanza. Un padre morto prematuramente, a causa di un incidente a cavallo, ha complicato non poco la situazione. Edhel si sente sempre più sola, in un mondo che non sembra né capirla né ascoltarla. Nasconde il suo segreto con un cappuccio, la sua barriera contro ogni male. Vittima di bullismo, affronta i suoi giorni con grande angoscia e solitudine”.

L’incontro con Silvano, il bidello nerd – prosegue Renda – sarà l’inizio di un nuovo percorso verso la consapevolezza: forse il suo non è un difetto, ma una straordinaria caratteristica che la definisce come essere magico, un elfo. Tra mille dubbi e paure, Edhel, come il film stesso, altalena tra due ipotesi, tra due piani: quello fisico, di una semplice bambina che vive un’infanzia difficile e quello metafisico e immaginifico, sentito, desiderato, accennato attraverso un bosco, simbolo di un confine che se oltrepassato forse cambierebbe tutto. Nell’illusione che un altro mondo esista alberga la speranza di una nuova vita. Ma alla fine, ciò che conterà realmente saranno i rapporti, gli affetti, l’imparare ad amarsi e ritrovarsi, i sentimenti come unico motore dell’equilibrio di ognuno di noi”.

Il film è un accorato atto di denuncia contro l’ignoranza di chi discrimina ciò che non riesce a capire – afferma Vinians, la società di produzione della pellicola – La fragilità di una bambina di 11 anni, devastata da un lutto gravissimo, è un’arma devastante nelle mani di chi non vuole vedere la bellezza di ogni singola individualità. E se la realtà a volte crea dei mostri alimentati dall’intolleranza e dalla paura nei confronti di ogni rivendicazione di autenticità, la fantasia, al contrario, può rappresentare uno spazio di conforto dove ritrovare il coraggio di essere liberi. L’incontro ‘magico’ tra i due protagonisti, Edhel e Silvano, due solitudini diverse ma complementari, è l’occasione per ribaltare i loro destini, ritrovando quel coraggio che la vita impone”.


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