Ipa e diossine, cosa sono  

Scritto da il 3 gennaio 2018

Ipa e diossine, cosa sono

(da Twitter, Vigili del Fuoco)

Pubblicato il: 04/01/2018 10:07

E’ allarme nube tossica nel Pavese. Un incendio divampato in un capannone abbandonato tra Corteolona e Genzone, in provincia di Pavia, ha generato una nube di fumo nero la cui origine, si teme, sia dovuta alla presenza di materiali plastici e pneumatici.

Le autorità sono al lavoro da ore per misurare in maniera costante gli eventuali inquinanti presenti, come IPA e diossine. Ma cosa sono? Gli Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono composti formati da due o più anelli aromatici che derivano prevalentemente dalla combustione incompleta di materia organica come ad esempio carbone, derivati del petrolio, olio o biomassa.

Secondo quanto si legge sul sito Arpa, “le proprietà fisiche degli IPA, in particolare la pressione di vapore e il coefficiente di ripartizione tra la fase gassosa e la fase solida variano in funzione del loro numero di anelli e del loro peso molecolare”.

Tali idrocarburi ”sono sostanze semivolatili trasportate dalle masse d’aria sia allo stato di gas sia assorbite sulla frazione solida in sospensione. Gli IPA sono sostanze di interesse tossicologico in quanto alcune di esse sono considerate probabili o possibili cancerogeni (cIPA)”, così come definito dallo IARC (International Agency for Research on Cancer).

L’Agenzia ricorda che tra i tipi di tumori per cui esistono sufficienti prove di cancerogenicità negli esseri umani ci sono quelli a polmone e pelle; le principali fonti di IPA nell’aria ambientale sono:

– fonti esterne come i gas di scarico dei veicoli a motore (in particolare i motori diesel), le emissioni industriali e gli incendi boschivi;

– fonti interne come il riscaldamento residenziale e commerciale e la cottura a legna, carbone o mediante altre biomasse, il fumo di tabacco.

Anche la dieta può essere fonte di IPA, mediante:

– carne alla brace/alla griglia/alla piastra e affumicata;

– cibi arrostiti, al forno e fritti (trattamento ad alta temperatura).

DIOSSINE – Con il termine generico ‘diossine’ si indica invece un gruppo di 210 composti chimici aromatici policlorurati, divisi in due famiglie: PCDD e PCDF. “Le diossine non vengono prodotte intenzionalmente ma sono sottoprodotti indesiderati di una serie di processi chimici e/o di combustione”, ricorda il sito dell’Arpa piemontese.

Sono “composti particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente, tossici per l’uomo, gli animali e l’ambiente stesso; le diossine e i furani costituiscono infatti due delle 12 classi di inquinanti organici persistenti riconosciute a livello internazionale dall’UNEP (United Nations Environment Programme)”.

Esistono 75 congeneri di diossine e 135 di furani, che si differenziano per il numero e la posizione degli atomi di cloro sugli anelli benzenici; di questi però solo 17 (7 PCDD e 10 PCDF) destano particolare preoccupazione dal punto di vista tossicologico.

COSA SONO – “Le diossine sono sostanze semivolatili, termostabili, scarsamente polari, insolubili in acqua, altamente liposolubili, resistenti alla degradazione chimica e biologica”. A causa della loro presenza nell’ambiente, persistenza e liposolubilità, “le diossine tendono nel tempo ad accumularsi nei tessuti e organi dell’uomo e degli animali” ricorda Arpa. “L’uomo può venire in contatto con le diossine attraverso tre principali fonti di esposizione: accidentale, occupazionale e ambientale”.


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