Sacchetti a pagamento, 5 cose da sapere  

Scritto da il 3 gennaio 2018

Sacchetti a pagamento, 5 cose da sapere

(Fotogramma)

Pubblicato il: 04/01/2018 11:36

Dal primo gennaio i sacchetti per frutta e verdura sono diventati a pagamento. Pochi centesimi che hanno già scatenato indignazione tra i consumatori, che temono l’ennesima stangata. Secondo le prime rilevazioni di Assobioplastica, ogni cittadino consuma mediamente 150 sacchi l’anno: la spesa per i sacchetti potrebbe oscillare così tra 1,5 euro e 4,5 euro annui a persona. Non un salasso vero e proprio. Ma l’indignazione e’ montata. La convinzione che dietro questa misura possa nascondersi una ‘tassa occulta’ si sta facendo strada tra i consumatori. E sui social la protesta e’ esplosa.

Ma quanto costano i sacchetti? Quanti se ne consumano in un anno? E chi li produce?

Ecco 5 punti da tenere bene a mente:

COSA PREVEDE LA NORMA – Le nuove norme sugli shopper, contenute nella legge di conversione del decreto legge Mezzogiorno che ha avuto il via libera lo scorso agosto, prevedono che anche i sacchetti leggeri e ultraleggeri, ossia con spessore della singola parete inferiore a 15 micron, siano biodegradabili e compostabili, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40%, e che siano distribuiti esclusivamente a pagamento. Si punta così a reprimere pratiche illegali tanto dannose per l’ambiente come quella dell’uso, per eludere la legge sugli shopper, di diciture quali ‘sacchetti a uso interno’.

QUANTO COSTANO – Il costo di ciascun sacchetto varia da 1 a 3 centesimi e viene addebitato direttamente sullo scontrino.

CHI LI PRODUCE – Tra le bufale circolate nelle ore scorse c’è la questione del monopolio di Novamont, azienda chimica italiana, attiva nel settore delle bioplastiche, alla quale si deve l’invenzione del Mater-Bi, un tipo di bioplastica brevettato e commercializzato dalla Novamont. In Italia si possono acquistare bioplastiche da diverse aziende della chimica verde mondiale e nel mondo ci sono almeno una decina di aziende chimiche che producono polimeri compostabili con cui si producono sacchetti e altro.

MULTE SALATE – Per chi contravviene la legge sono previste pesanti multe. Un sacchetto utilizzato nei reparti gastronomia, macelleria, ortofrutta, etc., che con diciture o in altro modo tentasse di porsi al di fuori della normativa, rappresenterà un’elusione di legge per la quale scatteranno sanzioni da 2.500 euro fino a 100.000 euro se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica oppure se il valore delle buste fuori legge è superiore al 10% del fatturato del trasgressore.

SI POSSONO RIUTILIZZARE? – Al momento, per motivi igienici, non è possibile riutilizzare un sacchetto portato da casa. Anche se il problema si può superare con una circolare ministeriale (Ambiente e Salute) che permetta in modo chiaro, a chi vende frutta e verdura, di far usare sacchetti riutilizzabili, come ad esempio le retine, pratica già in uso nel Nord Europa. In questo modo, si garantirebbe una riduzione del consumo dei sacchetti di plastica, anche se compostabile, come già fatto con quelli per l’asporto merci che, grazie al bando entrato in vigore nel 2012, sono stati ridotti del 55%.

Su questo punto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti fa sapere: “Stiamo verificando con il ministero della Salute la possibilità di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri, convinti come siamo che il miglior rifiuto è sempre quello che non si produce”.


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