“Woody Allen ossessionato dalle minorenni”  

Scritto da il 4 gennaio 2018

Woody Allen ossessionato dalle minorenni

(Afp)

Pubblicato il: 05/01/2018 10:56

“Ho letto decadi di appunti privati di Woody Allen. E’ ossessionato dalle minorenni”. Per la prima volta dopo l’esplosione del caso Weinstein, il regista premio Oscar e mito di Hollywood finisce sotto ai riflettori. E a puntare il dito è il Washington Post, che in un articolo a firma di Richard Morgan tira le somme al termine di un’analisi dettagliata di quasi sessant’anni di appunti e copioni inediti del regista, donati all’università di Princeton e, secondo Morgan, caratterizzati da “misoginia e riflessioni lascive”.

Protagoniste di tante storie, ragazzine tra i 16 e i 20 anni, spesso descritte da Allen come elemento di rottura improvviso: “I suoi copioni – scrive il reporter, il primo a visionare l’intero materiale di Princeton – sono spesso Freudiani, e generalmente lo vedono protagonista (lui o un suo avatar) attenendosi religiosamente a una formula: una relazione sull’orlo del fallimento gettata nel caos dall’arrivo di un’irresistibile estranea, quasi sempre una giovane donna“. Si tratta, per Morgan, di un leitmotiv del regista, di quella “unica idea – la definisce – che gli ha fruttato molto nella sua carriera”.

E il frutto di questa “unica idea” sono script come “By Destiny Denied: Incident at Entwhistle’s” – dove il protagonista vive con una donna indiana 21enne, poi ‘trasformata’ in due 18enni nel corso di una revisione del testo -, “Consider Kaplan” – storia dell’innamoramento di un 53enne, fulminato a prima vista sull’ascensore di un palazzo di Park Avenue dalla vicina 17enne -, “Rainy Day” – la cui protagonista “non dovrebbe avere 20 o 21 anni, suonano meglio 18, forse 17, ma 18 è meglio”, secondo una nota di Allen – e “The Kugelmass Episode”, storia di un 45enne affascinato dalle studentesse del City College di New York. Uno scritto emblematico per il reporter, che segnala: “A margine del dialogo del personaggio, Allen scrive, e poi cancella, “c’est moi” – “sono io“”.

Per Morgan l’immedesimazione tra il regista e i suoi lavori è totale e lampante. Non scinde l’uomo dall’artista, ma ne fa un tutt’uno con i ‘Woody Papers’, arrivando a definire Allen “peggio di un augurio per i troll di domani; lui è un modello per loro, una convalida”, perché opera “al limite dello sdegno”, in modo “profondamente, anacronisticamente volgare”, un uomo insomma che “sembra che non si preoccupi di migliorare o cambiare se stesso in alcun modo. Vive, pensa e crea come negli anni ’70, quasi mezzo secolo fa”.

Un atteggiamento che per Morgan è conferma della sua tesi: Woody Allen è il suo lavoro, è l’uomo “lascivo” alla ricerca di ragazzine in tanti copioni: “Tutta l’arte – scrive – è in parte autobiografica – viene da dentro la mente di qualcuno, dentro la loro anima. L’archivio di Allen mostra cosa c’è dentro la sua”.


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