Assofintech, aprire Pir a venture capital e startup  

Scritto da il 9 gennaio 2018

Assofintech, aprire Pir a venture capital e startup

Pubblicato il: 10/01/2018 16:43

L’Italia “è in ritardo” sul Fintech, ma nel medio periodo i nuovi player riusciranno a conquistare una “grossa fetta del mercato”, soprattutto nel campo dei prestiti e dei pagamenti. Serve più cautela, invece, per le criptovalute, dalle origini opache e con una destinazione futura ancora poco decifrabile. La pensa così Fabio Brambilla, fondatore di Fintastico, una sorta di ‘tripadvisor’ del fintech, che, da poco, è diventato presidente di Assofintech, associazione di categoria di un settore che in Italia è esploso proprio nell’ultimo anno e, in meno di un mese, ha già raccolto l’adesione di sessanta tra le principali imprese fintech italiane.

“Quello italiano è un mercato molto attraente: nell’asset management è il più ricco in assoluto in Europa, e numerose società del fintech da Spagna, Francia e Germania stanno iniziando a metterci sopra gli occhi”, racconta all’Adnkronos. L’associazione, che ha già iniziato un’interlocuzione con la politica, per il 2018 ha pronto un lungo elenco di obiettivi da portare avanti per non rimanere indietro in un mercato “velocissimo”, dove le innovazioni “sono continue”. Si parte dall’identificazione digitale, cioè dalla possibilità di sottoscrivere contratti via web, “accettati ormai nella stragrande maggioranza degli Stati”.

Poi, è “urgente” che l’Italia si doti di una forma di ‘sandbox’, quel contesto regolamentare ‘light’ che permette alle fintech di testare la validità dei loro servizi prima di chiedere una licenza del regolatore e quindi di imbarcarsi in investimenti importanti. “Sarebbe una sorta di regime transitorio per testare la propria innovazione prima di metterla sul mercato”, spiega Brambilla. L’obiettivo più ambizioso è provare a convincere il prossimo Governo ad allargare a fondi chiusi e venture capital la platea di destinatari dei Piani individuali di risparmio.

I pir investono solo nelle società quotate, “un limite”, secondo Brambilla, che esclude tante startup, non solo del fintech, limitando il potere d’azione dello strumento finanziario. Con le banche c’è meno competizione di quanto si possa pensare. “Intanto, Assofintech ha aperto all’ingresso nell’associazione anche dei grandi gruppi bancari. Poi, a mio avviso, le startup del fintech sono ‘facilitatori’ di innovazione e tra cinque-dieci anni potrebbe ripetersi quanto accaduto in passato nel mondo del pharma, quando le grandi industrie hanno cominciato a delegare all’esterno l’innovazione acquistando poi i brevetti più promettenti”.

Dunque, è probabile che in futuro le società del fintech saranno ‘scalate‘ da qualche società tradizionale, com’è successo, ad esempio, a Moneyfarm con Allianz; oppure, saranno direttamente incorporate da qualche big del settore bancario o assicurativo. Per il presidente di Assofintech, è più difficile prevedere quale sarà il futuro delle criptovalute.

I Bitcoin e le altre valute, che stanno proliferando in varie tipologie, “possono diventare una commodity, magari un sostituto dell’oro, oppure monete con modalità di spesa interessanti se – ammette Brambilla – si crea un’infrastruttura adeguata. Il livello di attenzione, però, è stato esagerato e trainato solo da rendimenti stellari, con ancora poca sostanza”. Milano sarà la capitale del fintech. “Si sta spingendo molto per questo, ma la vera sfida è diventare una controparte qualificata di altre hub come Parigi, Londra e Francoforte”.


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