Lavoro: l’economista, salario minimo legale utile ma non farà miracoli  

Scritto da il 10 gennaio 2018

L'economista: Salario minimo legale utile, ma non farà miracoli

Walter Galbusera

Pubblicato il: 11/01/2018 12:40

Il salario minimo legale proposto dal segretario del Pd “non è uno strumento da cui attendersi miracoli, ma semplicemente (il che non è da sottovalutare) una maggiore protezione delle fasce più deboli dei lavoratori”. Lo dice Walter Galbusera, economista, ex segretario della Uil milanese e lombarda e ora presidente della Fondazione Kuliscioff.

“La recente proposta di Matteo Renzi di fissare il salare minimo legale a 9-10 euro l’ora non incontrerà l’entusiasmo del sindacato, che teme di essere delegittimato -osserva Galbusera- ma che non si è mai dato per la verità l’obiettivo di attuare l’articolo 39 della Costituzione che, conferendo rango di legge ai contratti sottoscritti unitariamente dalle parti sociali in rappresentanza della maggioranza degli iscritti, eliminerebbe i contratti anomali e renderebbe oggettivamente inutile il salario minimo legale”.

Il sindacato, aggiunge l’economista, “si è affidato alla prassi giurisprudenziale, che per molti anni ha funzionato egregiamente, di equiparare la giusta retribuzione richiamata nell’articolo 36 della Costituzione ai minimi contrattuali nazionali ma in un regime di sostanziale monopolio della contrattazione”.

Ma il diffondersi di un numero rilevante di contratti (“e non tutti ‘pirata’”, osserva Galbusera), indotti dal moltiplicarsi di accordi nazionali di impresa o tra associazioni sindacali di lavoratori e di imprese differenti da quelle storiche, “ha prodotto una sorta di concorrenza contrattuale che spinge le aziende a scegliere il contratto più conveniente”, dice l’economista che prosegue: “A questo si aggiunge il mondo sommerso del nero che caratterizza alcuni comparti come il lavoro stagionale agricolo e l’edilizia, per cui il salario minimo può essere utile, ma non risolutivo”.

La contrattazione attuale, per Galbusera, “non garantisce oggi dovunque quella giusta retribuzione sancita dalla Carta Costituzionale”. “La proposta che il segretario del Pd ha rilanciato è un parziale surrogato dell’articolo 39, che (al pari degli articoli 40 e 46) continua ad essere considerato dalle parti sociali come materiale radioattivo”, avverte.

“Evidentemente anche la Costituzione ‘più bella del mondo’ piace solo nelle dichiarazioni programmatiche, ma, accompagnata da qualche riflessione, darebbe un contributo positivo per la tutela del lavoro più debole”, sottolinea l’ex leader della Uil Lombarda.

Riguardo poi al valore indicato da Renzi per la soglia salariale oraria minima nazionale (9-10 euro), che corrisponde più o meno al valore del voucher, “sarebbe adeguato per le realtà economicamente forti -osserva Galbusera- ma diventerebbe una forzatura per le aree più deboli e si trasformerebbe in una grida di manzoniana memoria”.

“Un valore inferiore sarebbe certamente efficace per le realtà e i settori meno sviluppati ma, salvo alcune eccezioni, non avrebbe grandi utilità nel resto del paese”, aggiunge.

“Da un punto di vista teorico, il valore del salario minimo dovrebbe essere articolato in funzione delle retribuzioni di fatto, per regione o per aggregati di regioni. Questo approfondimento sarebbe opportuno ma, considerato il rischio di dar vita a interminabili discussioni, meglio sarebbe iniziare con un valore realistico del salario minimo orario, anche se inferiore ai valori indicati dal segretario del Pd, per valutarne l’impatto sulle realtà di territori e di settori più concretamente interessati e successivamente migliorare l’efficacia dello strumento in termini generali”, conclude Galbusera.


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