‘Rocco Chinnici’, padre e magistrato nel racconto di sua figlia  

Scritto da il 15 gennaio 2018

'Rocco Chinnici', padre e magistrato nel racconto di sua figlia

Pubblicato il: 16/01/2018 17:31

Il padre e il magistrato, l’uomo che ha servito lo Stato a costo della vita e il padre amorevole che ha segnato la rotta. Nel tv movie ‘Rocco Chinnici. E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte’, che andrà in onda in prima serata il 23 gennaio prossimo su Rai1, il ritratto di chi ha impresso una svolta nella lotta alla mafia rompendo gli schemi, intuendo la necessità di unire gli sforzi, condividere i risultati ottenuti e mettere insieme di fatto il prototipo di quello che poi diventerà il famoso pool antimafia.

Un film di forte impatto emotivo anche per la sua capacità di raccontare l’essere umano Rocco Chinnici, la relazione profonda con la propria famiglia e in particolare con la figlia più grande Caterina che sceglie di seguirne le orme. E’ dal suo libro, infatti, che è tratto questo tv movie. Una storia narrata, quindi, dal punto di vista privilegiato di colei che ne condivideva la vocazione. Caterina Chinnici aveva un sogno, come ha raccontato oggi nella sede Rai di Viale Mazzini: “Far rivivere mio padre un’altra volta”. Per questo ha scritto il libro ‘E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte’.

E questo film, per la regia di Michele Soavi, prodotto da Luca Barbareschi e realizzato da Casanova in collaborazione con Rai Fiction, è per lei un altro sogno che si avvera, un’altra occasione per farlo rivivere. Per gli altri, invece, l’occasione di conoscere più intimamente il cuore e la determinazione di un uomo speciale. Il lavoro degli sceneggiatori Franco Bernini e Maura Nuccetelli è stato accurato in questo: “Abbiamo cercato una sintesi narrativa che desse ragione della densità di emozioni familiari e civili che il libro conteneva”, ha spiegato Bernini. Rocco Chinnici, interpretato da Sergio Castellitto, è infatti un magistrato che vuole andare fino in fondo, ma anche un papà e un marito autentico e capace di ascoltare.

“Rocco Chinnici era un uomo che si alzava alle 4 del mattino e lavorava. Entrava nel suo studio, lasciava al porta aperta per controllare che i figli si alzassero per tempo. Preparava il caffè e alle 8 usciva. Nonostante i suoi impegni di magistrato, era il rappresentante di classe del liceo dove andavano i figli. Non ha mai perso un consiglio di classe. Questo tenere tutto assieme è, fra le tante, la lezione più forte per me – racconta Castellitto – Noi siamo abituati a vedere le persone per il loro ruolo, l’attore, il politico. E ci dimentichiamo che dietro c’è l’uomo con le sue paure. Ecco dietro Rocco c’è il padre, l’amico, il giardiniere, il marito. Un’altra cosa formidabile è la sua apertura verso i giovani (Chinnici andava a parlare ai ragazzi nelle scuole, ndr)”.

Un’apertura nella quale non c’era, secondo Castellitto, “un intento pedagogico ma pragmatico e sostanziale: i giovani sono i cittadini di domani e il male ha una ricaduta più forte su di loro perché sono più fragili”. E non a caso il direttore di Rai Fiction Tinni Andreatta oggi ha messo in evidenza come Rocco Chinnici non sia stato “solo un magistrato che ha fatto della lotta alla mafia la missione di una vita, ma un uomo che ha amato confrontarsi con le generazioni più giovani, che fossero la figlia, gli studenti della scuola o i colleghi che iniziavano una carriera”.

“Credo che ricordare questa vocazione paterna – ha detto Andreatta – sia un contributo che possiamo dare alla sua memoria e un modo per sottolineare la disposizione al futuro di un uomo che non ha mai ceduto al ricatto della realtà, anche quando si presentava con la violenza minacciosa della mafia che il futuro lo ruba alla civiltà di un Paese”. Un uomo, ha scandito Barbareschi, che “lavorava in silenzio, senza bisogno di apparire, forte del sogno di un’Italia migliore, di un’Italia trasparente, lontana dalla connessione tra potere politico, potere economico e mafia”. Ecco perché “ho voluto fortemente questo film, per raccontare come il ruolo di servitore dello Stato sia determinante nel meccanismo democratico di un Paese”.

Ma c’è un’altra ragione per la quale Barbareschi ha sposato questo progetto: “C’è una semplificazione nel raccontare un Sud indolente e mafioso. Ma c’è un Sud molto colto e saggio di cui il Nord si è impossessato. A volte ci si lamenta che si parli più del Sud, ma dove c’è una ferita c’è più da raccontare”. E una ferita pubblica e privata è anche quella che emerge dalla storia di Rocco Chinnici la cui morte è stata per la figlia “devastante ma anche determinante. Quel dolore – ha raccontato Caterina Chinnici – nel tempo è divenuto una grande forza. Come lui rifarei tutto quello che ho fatto. Ho scelto di fare il magistrato spontaneamente e con assoluta autonomia”, ha rimarcato la figlia di Rocco che oggi siede nel Parlamento Europeo dove il 24 gennaio sarà allestita la visione del film ‘Rocco Chinnici’ alla presenza del presidente Antonio Tajani.

Certo, “per un familiare non è facile accettare quel sacrificio e quella morte – ha detto la Chinnici in riferimento alla decisione di suo padre di mettere a rischio la propria vita pur di proseguire la sua battaglia – ma noi siamo convinti che abbia avuto un senso. Quei sacrifici sono serviti. La mafia non è ancora stata sconfitta, è vero, ed ha anche modificato strumenti e modalità, ma il lavoro di mio padre è servito perché molto è cambiato non solo dal punto di vista del lavoro giudiziario e del modo di contrastare la criminalità organizzata, ma anche dal punto di vista della nuova coscienza che lui ha cercato di sollecitare andando nelle scuole a parlare con i giovani”.

“Certo – ha osservato Caterina Chinnici – il cambiamento culturale è il più difficile e richiede più tempo ma i sacrifici sono stati utili e oggi dobbiamo continuare lavorando senza mai abbassare la guardia”. Ognuno a suo modo, naturalmente e secondo il proprio ruolo, anche di attore o attrice. “Interpretare Caterina è motivo di orgoglio”, ha detto Cristiana Dell’Anna – Interpretare personaggi così, entrando nei loro sentimenti, porta a fare una ricerca profonda dentro noi stessi e dentro le loro storie. Senza questa analisi – ha osservato evidenziando il ruolo anche sociale dell’attore – non c’è sviluppo personale e neppure progresso nella società”. Anche Manuela Ventura, che nel film è la moglie di Rocco, Tina Chinnici, ha sottolineato il valore che ha avuto per lei far parte di questo progetto così come il progetto in sé per i frutti che potrà avere soprattutto nella vita dei più giovani.


Continua a leggere

Radio Veronica Web

Current track
TITLE
ARTIST

Background