Da Mifid 2 crescita industria risparmio gestito in 3-5 anni  

Scritto da il 18 gennaio 2018

Da Mifid 2 crescita industria risparmio gestito in 3-5 anni

Pubblicato il: 19/01/2018 12:34

L’industria del risparmio gestito in Italia, a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa Mifid 2, su un orizzonte temporale di 3-5 anni potrebbe vedere crescere il suo fatturato totale, esattamente come è accaduto in Uk nell’ultimo quadriennio che ha fatto seguito all’entrata in vigore nel 2013 della normativa Rdr (Retail distribution review), molto simile alla Mifid 2. E’ quanto emerge dallo studio della Excellence Consulting, nell’ambito del quale sono per la prima volta stati analizzati gli effetti economici, diretti e indiretti, della nuova normativa.

Uno studio sulla base di uno scenario che prevede sia effetti negativi, in termini di maggiori costi di compliance normativa e di minori ricavi dovuti alla trasparenza sui costi dei prodotti e servizi finanziari e al conseguente aumento della concorrenza da parte delle piattaforme di robo-advisory, sia effetti positivi in termini di ricerca da parte degli attori del sistema (banche, asset manager e consulenti finanziari) di nuove fonti di ricavo, quali ad esempio sviluppo di nuovi prodotti, della consulenza finanziaria a pagamento, della consulenza per i clienti retail e della consulenza sul patrimonio immobiliare.

L’effetto combinato di tutti questi elementi disegnerà su un orizzonte di medio termine un’industria molto diversa da quella che conosciamo, ma anche più efficiente ed efficace nel rispondere alle esigenze dei clienti, con conseguenti maggiori ricavi per ciascun anno stimati in circa 3,5 miliardi. Excellence Consulting ha stimato tale effetto attraverso un benchmarking tra la situazione italiana e quella di altri Paesi, dove sono state approvate norme che hanno anticipato ciò che sarà Mifid 2 per l’Unione europea.

In particolare, l’attenzione è stata concentrata su Uk, dove dal 1° gennaio 2013 è in vigore la normativa Rdr. In Uk i costi di adeguamento alla Rdr hanno ridotto del 10-12% gli utili netti dell’industria del risparmio gestito: se si utilizza tale valore per il corrispettivo mercato italiano, che vale al 31/12/2016 circa 2.000 miliardi (1.943.781), il saldo negativo è di 680-780 miliardi di maggiori costi.

Mifid 2 avrà conseguenze dirette in termini di aumento della trasparenza dei prezzi dei prodotti e servizi finanziari. Su questo punto la macroeconomia, spiega lo studio, dice che, indipendentemente dal mercato cui si fa riferimento, a un aumento della trasparenza corrisponde in genere una contrazione dei prezzi, perché il cliente usa le maggiori informazioni per effettuare arbitraggi più frequenti e approfonditi. Tale fenomeno, inoltre, verrà presumibilmente amplificato dallo sviluppo in corso delle piattaforme di robo-advisory, le quali, dati il loro modello di business pull e l’esigenza di velocizzare il processo di acquisizione clienti, punteranno presumibilmente le loro strategie di crescita sulla trasparenza informativa e su pricing low cost.

A fronte di normative similari alla Mifid 2, nei Paesi Bassi il prezzo medio dei prodotti di investimento è già sceso tra il 2013 e il 2016 dall’1,18% allo 0,75%, ha cioè perso il 35%, mentre in Uk, nello stesso periodo, il prezzo medio è calato dall’1,22% all’1,03%, con una riduzione pari al -15%. Normalizzando tali dati, ipotizzando cioè un calo dal 10% al 15% sul prezzo medio attuale dei prodotti di investimento (fondi e gestioni) distribuiti in Italia, l’effetto negativo potrebbe essere notevole e valere per il sistema del risparmio gestito da 2,7 a 4,2 miliardi di minori ricavi per anno.

A seguito dell’introduzione della Mifid 2, una delle aree di lavoro chiave per recuperare ricavi sarà lo sviluppo di nuovi prodotti; si era già avuta un’anticipazione di tale fenomeno attraverso la significativa raccolta che hanno ottenuto nel 2017 i Pir, i quali è prevedibile continueranno ad affermarsi anche nel prossimo anno. Nel triennio 2018-2020, è prevedibile si sviluppi anche una nuova generazione di prodotti wrapper di maggiore qualità dedicati ai i clienti affluent e soluzioni di investimento ‘outcome oriented’, ovvero costruite intorno a specifici bisogni/desideri, per la clientela retail.

L’impulso maggiore alla generazione di nuovi ricavi potrà, però, derivare da una nuova generazione di prodotti alternativi (hedge fund, private equity, real estate, infrastructure) per i clienti private e hnw. Tali prodotti sono strumenti nuovi, caratterizzati da amplificatori di performance che li rendono particolarmente attraenti per quei clienti capaci di sopportare profili di rischio più estremi.

Proiettando i risultati ottenuti da alcuni operatori italiani pionieri dell’offerta di consulenza finanziaria a pagamento, ovvero una consulenza dai contenuti di servizio rafforzati e per questo di qualità superiore al livello minimale richiesto da Mifid 2, il sistema del risparmio gestito potrebbe ottenere nuovi significativi ricavi, che a regime abbiamo stimato ammontare a circa 4,5-5 miliardi per anno. In tal modo, sarebbe possibile più che compensare la perdita di ricavi dovuta alla trasparenza dei prezzi e alla concorrenza delle piattaforme digitali.

Alla base di tale stima, vi sono i riscontri raccolti dalla Excellence nell’ambito di sue esperienze progettuali con banche italiane e internazionali sui ricavi conseguibili attraverso servizi di consulenza finanziaria a pagamento. Dati, peraltro, confermati da una recente ricerca condotta in Usa su un campione di 42.000 financial advisor, sulla base della quale è stato dimostrato come la consulenza finanziaria a pagamento possa valere per i clienti fino a 3 punti percentuali di maggiore performance del portafoglio di investimenti.

Secondo i dati di Banca d’Italia relativi alla composizione dei circa 4.100 miliardi di attività finanziarie delle famiglie italiane, dal 1990 al 2016 il valore dei titoli (pubblici e obbligazioni) è sceso dal 31,8% al 16,9%. Nel medesimo periodo, la quota dei prodotti di risparmio gestito (fondi comuni, gestioni di portafoglio, prodotti assicurativi e fondi pensioni) è aumentata dal 10,4% al 34,4%. C’è, però, ancora una quota rilevante di ricchezza finanziaria detenuta dagli italiani in liquidità (conti correnti e depositi); essa rappresentava oltre il 34% della ricchezza finanziaria totale nel 1990 ed era pari ancora ad oltre il 32% nel 2016.

Secondo Excellence Consulting, esiste la possibilità di generare nuovi ricavi anche attraverso un servizio di consulenza dedicato ai clienti retail, il quale, oltre al rispetto dei requisiti Mifid 2 circa le scelte di investimento, si occupi anche di ottimizzare il bilancio finanziario della famiglia.

Al cuore di questo nuovo servizio dovrebbe esserci l’ottimizzazione delle spese dei clienti, il supporto nella generazione di risparmio e il suo investimento in prodotti ‘outcome oriented’, l’erogazione di microcredito per far fronte a temporanee esigenze di cassa della famiglia, la gestione di tutti i potenziali rischi afferenti la protezione familiare e patrimoniale, l’assicurazione di un adeguato flusso previdenziale per la terza età.

I nuovi ricavi deriverebbero sia dall’incremento dei risparmi in gestione sia dal microcredito e abbiamo stimato possano valere circa 300 euro-annui per cliente retail. Potendo contare le banche italiane su circa 38 milioni di clienti totali, ipotizzando i target del servizio pari a circa 28-30 milioni, e una percentuale di adesione tra il 15% e il 20%, i ricavi aggiuntivi potrebbero ammontare a regime a circa 1,5-2,0 miliardi di euro per anno.

“Mifid 2 -afferma Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting– avrà un forte impatto su tutta l’industria del risparmio gestito: asset manager, banche e consulenti. Le ricerche che abbiamo visto finora si sono focalizzate sul quantificare i soli impatti diretti della normativa, i quali inevitabilmente si traducono in maggiori costi di adeguamento e rischio di minori ricavi. Noi abbiamo voluto tuttavia quantificare anche gli effetti indiretti, dovuti alle probabili strategie di reazione degli operatori della filiera del risparmio gestito. Tale stima è stata basata sia su nostre esperienze progettuali, sia sul confronto con quanto accaduto sui mercati dove normative similari alla Mifid 2 sono già entrate in vigore”.

“Comparando gli effetti economici negativi -spiega- dai costi di compliance al calo previsto dei prezzi (da 3,4 a 5 miliardi), ai ricavi che possono derivare da un aumento della diffusione di nuovi prodotti di investimento, dalla consulenza a pagamento sia per i clienti private, da nuovi servizi di consulenza retail e infine dalla consulenza sul patrimonio immobiliare (da 7 a 8,5 miliardi), il saldo netto su un orizzonte temporale di medio periodo secondo le nostre valutazioni potrebbe essere positivo e valere circa 3,5-3,6 miliardi di maggiori ricavi annui”.

“E’ importante sottolineare che -avverte Primanni- questo è un risultato che si può ottenere, come conferma quanto è accaduto nei paesi dove normative similari alla Mifid 2 sono entrate in vigore da qualche anno. E’ necessario, però, un ulteriore cambio di passo da parte degli operatori del mercato italiano del risparmio gestito, sarà fondamentale continuare a investire nello sviluppo di nuovi prodotti, nuovi strumenti e nuovi modelli di servizio e di consulenza”.

“La strada -avverte- è quella già tracciata dalla normativa: aumentando ulteriormente la capacità di creare valore per i clienti sarà possibile far fronte senza grossi problemi al rischio di compressione dei margini“, conclude.


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