Bremmer: “Trump presidente ‘insolito'”  

Scritto da il 19 gennaio 2018

Bremmer: Trump presidente 'insolito'

Ian Bremmer

Pubblicato il: 20/01/2018 15:56

Donald Trump è senza dubbio un presidente “insolito”, ma l’amministrazione di cui è a capo e i provvedimenti presi e quelli che intende prendere sono “tipici” di un governo repubblicano. Ad un anno dall’insediamento del magnate, Ian Bremmer, presidente e fondatore del think tank Eurasia, traccia un bilancio di quella che, a suo dire, nel bene e nel male diventerà una delle presidenze “più significative” nella storia degli Stati Uniti, dove già si assiste a “un’erosione” delle istituzioni democratiche, con Trump che difficilmente verrà sottoposto a impeachment, mentre, sul fronte della politica estera, ha accelerato l’arrivo dell’”era del G-zero”, vale a dire di un mondo senza superpotenze.

“E’ stato un anno insolito, dal momento che Donald Trump è un presidente insolito – dice Bremmer all’Adnkronos – ma se si lasciano da parte i notiziari ansiogeni e, ovviamente, i tweet di Trump e ci si concentra sul reale impatto che lui e il suo team hanno avuto, si vede che si tratta di una tipica amministrazione repubblicana, concentrata sulla deregulation, sul taglio delle tasse alle imprese e sulla stretta alle leggi sull’immigrazione”.

L’analista ritiene poi che Trump riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato: “L’impeachment negli Stati Uniti è un processo politico e la barra è fissata molto in alto per poter destituire un presidente. Naturalmente l’inchiesta del procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller può ancora provocare un danno importante a Trump e probabilmente lo farà. Tra l’altro, nessuno può escludere la possibilità di una crisi improvvisa che divida ulteriormente il Paese: se c’è una cosa che Trump ha dimostrato quest’anno è che unire il popolo americano non è il suo forte”.

Cosa salva della presidenza Trump? “Il Trattato di libero scambio transpacifico (Ttp) come lo conoscevamo è andato, ma gli altri partecipanti hanno segnalato la loro intenzione di andare avanti – osserva Bremmer – Ovviamente è un trattato commerciale molto meno importante senza gli Stati Uniti, ma è ancora qualcosa. L’accordo di Parigi sul clima è rimasto in vigore nonostante la decisione di Trump di ritirarsi, mentre molte città e stati americani si sono impegnati a rispettare lo spirito del Trattato. In realtà, l’impatto più grande di Trump sulla scena mondiale è che ha accelerato l’arrivo dell’era del G-zero”.

Il riferimento del presidente di Eurasia Group è al titolo di un suo libro, nel quale immagina un mondo senza più superpotenze. Quell’era “sarebbe arrivata comunque – premette – ma con Trump a Washington è arrivata più rapidamente e il presidente cinese Xi Jinping è contento di questo, perché gli permette di riempire il vuoto di leadership globale”.

Gli Stati Uniti, comunque, sostiene, non sono diventati per questo irrilevanti sulla scena mondiale, “sono solo un po’ meno rilevanti”. “Quando si parla di difesa, rappresentano ancora l’attore più importante del mondo – afferma il politologo – ma sono stati oscurati dalla Cina quando si parla di incanalare la forza economica nel potere politico e quando si tratta di ottenere quello che vogliono da altri Paesi, in parte per le capacità in parte perché non hanno una vera strategia globale”.

Bremmer cita il caso della Corea del Nord e di Gerusalemme capitale di Israele: con Pyongyang “siamo al lancio dei dadi: la crisi potrebbe finire con un accordo sulla penisola coreana e con la guerra…la maggior parte delle persone vogliono evitare questo rischio, vedremo…Su Gerusalemme, non c’era bisogno di Trump per dichiarare morti i colloqui israelo-palestinesi, lo erano da anni…”

In sintesi, 12 mesi dopo, negli Stati Uniti “l’economia continua la ripresa e sta anche acquistando velocità, ma il Paese sta diventando più diviso e polarizzato che mai e non c’è ragione di credere che questo cambierà presto”. Forse, “cosa più importante – conclude l’analista – abbiamo iniziato ad assistere all’erosione delle istituzioni democratiche, i media principali mai come adesso vengono contestati e sta diventando normale la politicizzazione di gruppi non partitici, come l’ufficio del Congresso per il bilancio. Quello che dovevamo aspettarci da un presidente degli Stati Uniti è cambiato, forse in modo irrevocabile. Nel bene e nel male la presidenza Trump si sta configurando come una delle presidenze che avrà più conseguenze nella storia degli Stati Uniti”.


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