Prof liceo Massimo sorvegliato in cella ogni 15 minuti  

Scritto da il 19 gennaio 2018

Prof liceo Massimo sorvegliato in cella ogni 15 minuti

Pubblicato il: 20/01/2018 14:18

E’ sorvegliato speciale e ogni giorno vede uno psicologo Massimo De Angelis, il professore di 53 anni dell’Istituto Massimo di Roma, arrestato con l’accusa di atti sessuali con una studentessa di 15 anni. “Ha una grandissima sorveglianza, che non è una sorveglianza a vista ma una sorveglianza costante, ogni 15 minuti“, spiega all’AdnKronos il Garante dei detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasìa.

“Mi hanno detto perché io non ci sono stato – continua – che è in una stanza vicino al posto di osservazione dei poliziotti come misura precauzionale, essendo una persona che è ovviamente traumatizzata da un’esperienza per lui nuova e abbastanza imprevedibile, come si capisce da quanto riferito dal suo avvocato”, dice il Garante facendo riferimento alle dichiarazioni del difensore del professore Fabio Lattanzi, che, nei giorni scorsi, parlando delle condizioni del suo assistito, ha detto che “è prostrato” e “ha già tentato il suicidio“.

Per creargli una condizione di minor disagio il docente non è stato messo in isolamento. “E’ in cella con un’altra persona perché – sottolinea Anastasìa – questo aiuta a vivere meglio l’esperienza. Sta con un detenuto arrestato per reati della stessa specie. Gli autori di reati a sfondo sessuale – spiega – sono sempre separati dagli altri perché trattandosi di reati di particolare riprovazione nella comunità dei detenuti” c’è il rischio “che qualcuno possa fargli del male”.

Il professore “ha una previsione di un incontro quotidiano con uno psicologo“, riferisce il Garante. “Tutte le persone che entrano in carcere – continua – fanno subito una visita medica di primo ingresso che serve sia ad accertare le condizioni di salute generale, sia per valutare particolari condizioni di stress dovute alla detenzione. Qui nel caso specifico – osserva – è evidente che si tratta di una persona che entra in carcere senza averne mai fatto esperienza e che quindi può vivere una condizione di stress particolare”.

Parlando del rischio suicidio in carcere, Anastasìa sottolinea: “E’ una preoccupazione a cui l’amministrazione penitenziaria è sempre attenta“. La detenzione comporta una condizione di stress “su chiunque, in modo particolare – osserva – su chi non ne ha esperienza e non sa come gestirla” specie se la affronta in età matura e ha magari “un’estrazione sociale molto diversa dalla popolazione detenuta”.

“Al di là di quello che il professore può aver detto o può aver fatto, è ragionevole – conclude il Garante – che il servizio sanitario in carcere abbia preso con particolare attenzione la sua accoglienza in carcere”.


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