La carica dei Comuni contro le banche  

Scritto da il 22 gennaio 2018

La carica dei Comuni contro le banche

(Fotogramma)

Pubblicato il: 23/01/2018 15:22

Da Prato a Ferrara a Rovigo. Sono decine i Comuni in causa o pronti alla battaglia contro le banche per gli strumenti derivati sottoscritti in passato. Una pratica che, prima che scoppiasse la bufera sulla ‘mina’ derivati per i conti, era piuttosto diffusa anche tra Regioni, Comuni e Province. Basti pensare che gli ultimi dati diffusi nel 2015 dal ministero dell’Economia, relativi agli enti locali e alle Regioni, parlano di 433 contratti derivati censiti detenuti da 216 enti, per un nozionale iniziale (al momento della stipula) di circa 24,767 miliardi di euro.

“Abbiamo perso la causa e abbiamo fatto la transazione”, spiega all’Adnkronos il primo cittadino di Prato, Matteo Biffoni dopo la sentenza nel processo incardinato a Londra in seguito alla decisione della ex giunta di sospendere i pagamenti degli Swap a partire dal 2010, sul presupposto che i contratti fossero illegittimi. Nel 2014, a processo già in corso, il sindaco Matteo Biffoni appena insediato avanzò una proposta transattiva a Dexia, che però non la accolse. La Corte di appello inglese ha condannato a giugno scorso il Comune di Prato a pagare Dexia, oltre alle spese legali, i differenziali di quanto non corrisposto dal 2010 in poi.

“Siamo andati fino in fondo – spiega il sindaco – I derivati appartengono a un’altra epoca, l’epoca della ‘finanza creativa’ di Tremonti; molti sono stati stipulati in modo superficiale e tutti si sono ritrovati con un cappio”. Dopo la sentenza inglese, sta studiando le mosse il Comune di Ferrara che si trova nella “stessa situazione di Prato, con un annullamento in autotutela del contratto derivato attraverso delibera del consiglio”, osserva l’assessore al Bilancio di Ferrara, Luca Vaccari.

“Il mio predecessore tentò una transazione, ma non ci fu possibilità di intesa – sottolinea l’assessore – Il nostro contenzioso è ora in sospeso, aspettavamo il giudizio del Comune di Prato”.

“Ora stiamo decidendo insieme ai nostri legali, ma non ci sono molte speranze di successo di proseguire” nel contenzioso, aggiunge sottolineando che comunque il Comune “fin dal 2012 ha accantonato tutti i differenziali negativi (fino a fine 2017 per poco meno di 6,6 mln di euro) e quote significative per pagare le spese legali”.

Anche Rovigo non esclude l’avvio di un contenzioso legato ai derivati sottoscritti in passato. Il Comune ha conferito l’incarico a una società esterna di verificare la possibilità di recuperare delle somme e la legittimità dei contratti nel loro complesso.

Da un’analisi la società ha concluso che c’è un margine per procedere a tentare un recupero per alcune voci connesse ai derivati. E’ partito così un processo di mediazione che la società, per conto del Comune, è stata incaricata a gestire anche con la possibilità di arrivare al contenzioso con la banca.


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