Le linee peggiori d’Italia  

Scritto da il 24 gennaio 2018

Le linee peggiori d'Italia

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 25/01/2018 17:26

“La linea Cremona-Milano è stata segnalata come una delle peggiori in Lombardia: conta oltre 10mila pendolari giornalieri, su treni lenti e sovraffollati, dall’età media di 17 anni”. Dopo l’incidente di oggi, Legambiente Lombardia chiede “più investimenti per modernizzare le linee” perché, dichiara la loro presidente Barbara Meggetto, “non è pensabile che nel 2018 non si possa viaggiare sui mezzi pubblici in sicurezza”. L’ultimo dossier di Legambiente, Pendolaria 2017 torna così tragicamente d’attualità nel giorno dell’incidente ferroviario che ha fatto tre vittime e un’ottantina di feriti. La classifica delle dieci tratte peggiori è stata realizzata da Legambiente, mettendo insieme le proteste degli utenti per ritardi e tagli e situazioni oggettive come la tipologia dei treni sia per capienza sia per età, la carenza di orari adatti per l’utenza pendolare, la frequenza dei convogli, la condizione delle stazioni. Vediamo in sintesi quanto riportato da Pendolaria.

Tra continui guasti e problemi tecnici, corse che saltano in assenza di informazione, ritardi e sovraffollamento dei treni, al primo posto della classifica di Legambiente si piazza la Roma-Lido, linea che registra un afflusso giornaliero di 55.000 tra studenti e lavoratori contro i circa 100.000 stimati fino a pochi anni fa, con un calo del 45%. L’età media dei 23 convogli (erano 24 nel 2015) sfiora i 20 anni, riporta il dossier, e nell’85% dei casi i tabelloni elettronici degli orari non funziona.

Al secondo posto della classifica di Legambiente, la Circumvesuviana che collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estende per circa 142 km distribuiti su 6 linee e 96 stazioni. Oltre alle denunce di pendolari, il disastro del servizio nel 2016, denunciano nel dossier, è stato confermato pubblicamente dall’Ente Autonomo Volturno (la holding, con la Regione Campania come socio unico, dove nel 2013 sono confluite Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea e Metrocampania NordEst): aumento delle soppressioni (4.252 treni), aumento dei ritardi oltre i 15 minuti (26.533 nel 2016), quasi assenza di treni a composizione tripla, nonostante le maggiori risorse finanziarie disponibili rispetto al 2015.

Sul terzo gradino del triste podio troviamo la Reggio Calabria-Taranto: 472 km che collegano tre regioni e tanti centri portuali e turistici e che ha visto negli ultimi anni un peggioramento drastico del servizio. Da Reggio a Taranto, scrive Legambiente, sono sei i collegamenti giornalieri; il treno più veloce impiega 6 ore e 15 minuti, con tre cambi a Paola, Castiglione Cosentino e Sibari da dove però il treno finisce e si prosegue in pullman. Per cambiare questa situazione ci sarebbe bisogno di investimenti per completare l’elettrificazione e l’inserimento di nuovi treni più veloci.

Quarta, la Verona-Rovigo: poche corse, mezzi obsoleti, ritardi e abbandono delle piccole stazioni su una tratta ferroviaria di 96,6 km che collega due capoluoghi di provincia e uno snodo importante come quello di Legnago. Il servizio passeggeri è effettuato da Sistemi Territoriali, azienda controllata dalla Regione Veneto. La linea è a binario unico se non per due piccoli tratti, in tutto 15 km. I treni circolanti sono degli anni ’70, si legge sul dossier, e hanno dei tempi di percorrenza medi di 55 km/h.

Al quinto posto c’è la Brescia-Casalmaggiore-Parma: 92 km, percorsi a 46 km/h di media su cui i pendolari riscontrano quotidiani disagi e condizioni non degne di un collegamento tra centri urbani importanti e tra due delle regioni ricche e a maggiore domanda di pendolarismo in Italia. La linea vede meno di 30 treni giornalieri (neppure un treno l’ora durante l’arco della giornata), è palesemente sottoutilizzata e versa da diversi anni in una condizione di abbandono. Il materiale rotabile, si legge sul dossier, ha un’età media superiore ai 30 anni e rispetto al 2009 il treno più veloce impiega 20 minuti in più.

Sesto posto per la Agrigento-Palermo: il tempo di percorrenza è di poco più di 2 ore, la velocità media di 67 km/h, e sono 12 le coppie di treni che quotidianamente percorrono la linea lunga 137 km ed elettrificata dagli anni ’90. Malgrado la domanda di spostamento tra le due città sia molto rilevante, solo una percentuale bassa si sposta in treno. E la ragione sta nel fatto che i treni sono pochi e risultano molto spesso in ritardo. Il comitato pendolari Palermo-Agrigento ha denunciato il disagio, treni sporchi e sovraffollati.

Settimo posto per la linea Settimo Torinese-Pont Canavese: 40 km gestiti da GTT, dalla fine del 2012 rappresenta parte della linea 1 del Sistema Ferroviario Metropolitano di Torino. Pendolari sul piede di guerra per i disagi provocati da treni cancellati senza preavviso, frequenze inadeguate, convogli sovraffollati e con un’età che sfiora i 30 anni, corse composte da una sola carrozza e ritardi ormai cronici che, nelle ore di punta, non scendono quasi mai sotto i venti minuti, su una tratta che, in condizioni normali, è percorsa in 1 ora a una velocità media di 40 km/h. Molti treni si fermano a Rivarolo, si legge su Pendolaria, costringendo chi continua per Pont Canavese a dover prendere un autobus.

All’ottavo posto della classifica c’è la Campobasso-Roma: è frequentata da molti pendolari, ma dal 2010 a oggi ha visto una diminuzione del numero di treni del 42,8%, passando dalle 10 coppie giornaliere di treni diretti alle 7 attuali per un viaggio di oltre 3 ore e 10 minuti. La linea è complessivamente di 244 km, ma i problemi riguardano in particolare i 75 km sulla tratta tra Campobasso e Roccaravindola che sono ancora a binario unico non elettrificato. E’ infatti qui che si registrano i maggiori problemi di lentezza e inadeguatezza del servizio: 53 minuti nella tratta tra Campobasso ed Isernia con una velocità media di nemmeno 55 km/h su una linea sostanzialmente vuota. I pendolari lamentano nel corso dell’ultimo anno ripetuti episodi di gravi ritardi e di malfunzionamento dei convogli: treni costretti a frequenti soste in varie stazioni perché il gabinetto non funziona, aria condizionata guasta in estate, sovraffollamenti e ritardi che sono arrivati a superare in alcuni casi un’ora.

Al nono posto Genova-Savona-Ventimiglia: per chi frequenta i 147 km di questa linea ferroviaria il 2017 è stato un anno caratterizzato da criticità e proteste. Il materiale rotabile, denuncia Legambiente, non risulta assolutamente in grado di soddisfare le richieste dei pendolari e dei turisti. La Liguria è l’unica Regione del Nord Italia, scrive Legambiente, dove i treni hanno un’età media superiore ai 19 anni. Anche sulla puntualità piovono lamentele, ma i pendolari denunciano soprattutto convogli vecchi, sedili rattoppati, bagni sporchi e maleodoranti specialmente in estate, mentre d’inverno si gela perché il riscaldamento spesso è guasto.

Ultimo posto per la Bari-Corato-Barletta: linea ferroviaria di 70 km che attraversa un bacino di utenza di circa 700.000 abitanti e che era fino a due anni fa un esempio di successo nel trasporto ferroviario pendolare. La linea è diventata purtroppo famosa il 12 luglio 2016, quando uno scontro frontale tra due treni, avvenuto nel tratto a binario unico tra Andria e Corato, ha causato la morte di 23 persone e oltre 50 feriti.


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