Processi lumaca costano oltre 850 milioni 

Scritto da il 26 gennaio 2018

Processi lumaca costano oltre 850 milioni

Pubblicato il: 27/01/2018 19:39

Milano rispetta la durata dei procedimenti, sia del settore civile che penale, ma non si può dire altrettanto per gli altri distretti. In tutta Italia ci sono stati circa 700.000 procedimenti relativi alla legge Pinto, che riguarda l’eccessiva durata dei processi, con una spesa per risarcimenti che alla fine del 2016 registrava 450 milioni di euro già erogati e 406 milioni da erogare. “Si può considerare quale risparmio di spesa si potrebbe realizzare per lo Stato laddove – spiega durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario il presidente della Corte d’appello di Milano, Marina Anna Tavassi – si riuscisse a contenere i tempi della giustizia entro i limiti del giusto processo”.

Milano ha raggiunto l’obiettivo, sia in primo che in secondo grado, e la scarsità dei procedimenti per equa riparazione proposti “ne è la piena conferma”. Si è passati dagli 86 casi del 2016 agli 82 del 2017, dato “estremamente positivo”, rispetto alla Corte di appello di Roma e Napoli che vedono rispettivamente 1.698 e 1.354 procedimenti nel 2016 (pur mostrando dati in calo). Nel distretto di Milano – dove migliora la situazione degli organici e diminuisce l’arretrato – la durata media dei processi penali scende a un anno e cinque mesi, poco meno di quattro mesi per gli imputati detenuti. Nel settore civile la media flette a 21 mesi, il comparto lavoro ha una durata di due anni e quasi quattro mesi.

Sul civile ‘pesa’ l’aggravio dei procedimenti di protezione internazionale, resta alto il contenzioso in materia di lavoro e responsabilità professionale, si contrae il numero della cause bancarie ma “rimane di particolare rilievo” il contenzioso finanziario relativo a emissioni obbligazionarie di società italiane ed estere. Il distretto della corte di appello di Milano ha raggiunto “obiettivi più che soddisfacenti, tanto da porre il nostro territorio all’avanguardia nel Paese” e tale da rendere la città “capace di reggere il confronto con le più avanzate giurisdizioni europee”, conclude la Tavassi.


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