I tutor dell’Anpal arrivano a scuola  

Scritto da il 28 gennaio 2018

I tutor dell'Anpal arrivano a scuola

Pubblicato il: 29/01/2018 15:31

Dalla prossima settimana sbarcheranno nei licei e negli istituti tecnici italiani i tutor dell’Anpal per rendere effettivo l’incontro tra domanda e offerta previsto dall’Alternanza scuola-lavoro a beneficio di 1.400.000 studenti delle scuole superiori nazionali.

“Già dalla prossima settimana i tutor inizieranno a lavorare nelle scuole con un modulo totalmente nuovo per il sistema obbligatorio e a regime su scala nazionale, altamente monitorato con la presenza dell’Anpal che farà da raccordo tra le aziende e la scuola per istituire un modello controllato e abilitato”, dice all’Adnkronos il presidente Anpal Maurizio Del Conte. “I tutor – aggiunge Del Conte – forniranno assistenza per seguire il percorso di inserimento e non lasceranno i presidi, i professori e i tutor scolastici da soli in questo lavoro”.

Si parte a febbraio con le prime 400 scuole, che saliranno nel corso degli anni: 1.300 entro la fine dell’anno, 2.500 nel 2019 e via dicendo fino a coprire tutti i 5mila istituti del Belpaese. Per un totale appunto di 1.400.000 di studenti, anche se ovviamente ci sono scuole più o meno bisognose. Il piano prevede per gli studenti degli istituti tecnici 400 ore di percorso didattico formativo obbligatorio fuori dalla scuola nell’arco dell’ultimo triennio, dunque circa 130 l’anno, che distribuite sull’anno scolastico sono circa 4 ore a settimana. Per i licei l’obbligo cala a 200 ore nel triennio, dunque circa 2 ore settimanali.

Un passaggio previsto dal protocollo di intesa firmato dal Miur con l’Agenzia nazionale per le Politiche Attive del Lavoro per effetto del provvedimento ‘La Buona Scuola’ che rende obbligatoria l’Alternanza. La nuova figura che approda nei licei, quella del tutor esterno, sosterrà docenti e tutor scolastici per favorire l’incontro tra gli studenti e le imprese, aiutarli a mettersi in contatto, svolgere le procedure burocratiche per crearee un modello, una prassi virtuosa e una rete su scala nazionale.

“Il vero investimento affinché l’Alternanza funzioni – aggiunge – è finalmente passare da un modello autogestito ad un modello di sistema che permetta un maggiore controllo e risultati effettivi evitando episodi di utilizzo scorretto di questo schema, coerente con le competenze degli studenti e in linea con l’offerta sul mercato del lavoro”. Si tratta di un intervento, conclude, “che aiuterà a colmare il gap tra gli skill degli aspiranti lavoratori e richieste delle imprese segnalato all’Italia dalle organizzazioni internazionali, Ocse in primis”.


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