Pd, è tregua armata dopo le liste  

Scritto da il 28 gennaio 2018

Pd, è tregua armata dopo le liste

(Fotogramma)

Pubblicato il: 29/01/2018 21:11

“Basta polemiche”, dice Matteo Renzi. “Ora è giusto impegnarsi in campagna elettorale”, sottolinea Andrea Orlando. “Combattiamo nel Pd”, chiarisce Michele Emiliano. Nel Pd, formalmente, tutti sono concordi nel riprendere la marcia dopo la definizione delle liste elettorali. Le incomprensioni, però, non sembrano superate e lo scenario appare più simile a quello di una sorta di tregua armata in vista del voto.

“Io preferirei che il 5 marzo il Pd sia unito intorno a Renzi con una buona affermazione e in questo senso mi impegnerò”, ha spiegato Orlando escludendo un ‘redde rationem’ il 5 marzo. Ma il ministro non nasconde il suo disappunto per il trattamento subito nelle liste: “Faccio un invito agli esponenti della maggioranza: non serve a nulla negare l’evidenza, ma non si torni su questo punto altrimenti dovremo tornarci anche noi” e “Renzi non offenda l’intelligenza altrui”.

Dall’area del ministro della Giustizia si respingono scenari drammatici che parlano già oggi di anticipare il congresso dopo il voto o, peggio, di scissione. Ma certo non si negano i pesanti strascichi che ha lasciato sul terreno la formazione delle liste. E’ la stessa linea che emerge dall’altra minoranza interna al Pd, quella che fa capo a Michele Emiliano: “Bisogna fare la campagna elettorale e spiegare ai cittadini che si può votare il Pd anche se non si ama Renzi, perchè nel Pd non c’è solo Renzi anche se quelli che non sono Renzi nel Pd hanno sofferto molto alla redazione delle liste”, ha detto il governatore della Puglia a margine di un evento a Foggia sottolineando: “Bisogna combattere dentro il Pd”.

Intanto, però, è a livello locale che si sono trasferite le polemiche per le scelte del partito in vista del voto del 4 marzo. In Sicilia continua a stare in trincea il Pd di Caltanissetta, in particolare per protestare contro la candidatura di Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro Totò. “Chiusi per dignità” è il cartello che è stato affisso su diversi circoli locali, che oggi si sono autoconvocati con lo slogan #Nopotentati.

“Non faremo campagna elettorale ma non ci fermeremo qui”, ha minacciato il segretario provinciale Renzo Bufalino invitando alla partecipazione alla iniziativa di oggi dalle pagine della sua pagina Facebook. Sempre in Sicilia, non era stato tenero sulle candidature dal primo momento Antonello Cracolici, che già aveva votato no in Direzione: “Il ‘dopo 4 marzo’ rischia di presentarsi come il tempo di ulteriori divisioni e ulteriori addi”, ha spiegato. In Calabria, i circoli di Pollino e Alto Ionio hanno inviato un documento a Renzi e ai vertici locali del partito lamentando la “mortificazione ricevuta per la scelta di candidare esponenti politici appartenenti ad altri territori e ad altri partiti”.

In Campania, un gruppo di coordinatori di circoli (Fuorigrotta, Bagnoli, Pianura, Soccavo, Chiaiano) ha diffuso un documento in cui si lamentano candidature “calate dall’alto”. Stessa atmosfera, con mugugni tra i locali per i ‘paracadudati’, in Liguria e anche nel Veneto, dove l’inserimento di Lucia Annibali pare non fosse previsto. E a Sassuolo il cambio tra Gianni Cuperlo e Claudio De Vincenti non ha certo entusiasmato i dem locali, che puntavano su un esponente locale.


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