Farmaci e droga, acque ‘dopate’ a Milano  

Scritto da il 29 gennaio 2018

Farmaci e droga, acque 'dopate' a Milano

(Fiume Lambro/Milano – Fotogramma)

Pubblicato il: 30/01/2018 13:49

Due tonnellate e mezzo di farmaci, 1,6 quintali di droghe, quasi mezza tonnellata di prodotti chimici per la cura della persona, e ancora nicotina, caffeina e tanto altro. Sono gli inquinanti che ogni anno Milano scarica nei corsi d’acqua metropolitani, dove scorre un vero laboratorio di chimica a cielo aperto, visto con gli occhi degli scienziati. Acque ‘dopate’ che diventano anche lo specchio dei ‘vizi’ della metropoli. A mappare la presenza di queste sostanze è uno studio condotto dall’Irccs Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, in collaborazione con il Servizio idrico di MM (ex Metropolitana Milanese), e finanziato da Fondazione Cariplo.

Gli esperti hanno indagato sull’impatto dei cosiddetti nuovi inquinanti – comprendenti farmaci, droghe, disinfettanti, prodotti chimici per la cura della persona, sostanze perfluorurate e plastificanti, oltre a caffeina e nicotina – nel sistema acquifero della grande area urbana milanese e della loro distribuzione nel corso di 5 anni. Le acque dei fiumi che percorrono l’area, le acque fognarie prodotte dalla città della Madonnina e le acque delle falde da cui si estraggono le acque potabili sono state analizzate per verificare la presenza di circa 80 sostanze.

GLI INQUINANTI – Le analisi dei fiumi in ingresso e in uscita dalla città, l’Olona, il Seveso e il Lambro, hanno mostrato che Milano scarica ogni giorno nei fiumi circa 6,5 chilogrammi di farmaci, 1,3 kg di disinfettanti e di sostanze chimiche utilizzate per la cura della persona, 200 grammi di sostanze perfluorurate, 600 g di plastificanti e 400 g di droghe di abuso, oltre a circa 13 kg di nicotina e caffeina. Il che, calcolano gli esperti, significa appunto circa 2,5 tonnellate all’anno di farmaci, quasi mezza tonnellata di prodotti chimici per la cura della persona, 1,6 quintali di droghe d’abuso, per fare qualche esempio.

GLI EFFETTI – “Tutte queste sostanze vengono utilizzate quotidianamente in quantità elevate e possono essere immesse nell’ambiente tramite gli scarichi urbani – spiega Sara Castiglioni, che dirige l’Unità di biomarkers ambientali dell’Istituto Mario Negri – Parte del carico di inquinanti deriva dai depuratori che ricevono le acque fognarie prodotte dalla città di Milano contenenti inquinanti in notevoli quantitativi”. I depuratori contribuiscono a ripulirli prima del loro scarico nell’ambiente ma, avverte l’esperta, “solo parzialmente. E molti inquinanti, in particolare i farmaci, le droghe e i prodotti chimici utilizzati per la cura della persona permangono nelle acque trattate e sono riversati in canali e fiumi con ripercussioni sugli ecosistemi“.

A ciò si aggiungono anche altre fonti di inquinamento, tra cui gli scarichi diretti delle attività zootecniche ed industriali. “La contaminazione dei fiumi – sottolinea Ettore Zuccato, capo del Laboratorio di tossicologia alimentare del Mario Negri – impatta sull’ambiente, ma anche sull’uomo, dato che l’inquinamento dei fiumi è correlato a quello delle falde acquifere. Fortunatamente al momento il trasporto di inquinanti sembra riguardare più la falda superficiale e meno la profonda, da cui si ottiene l’acqua per il consumo umano e quindi ad oggi la qualità dell’acqua può definirsi buona“. Ma c’è un ma: “Si rischia in futuro anche l’interessamento della falda profonda, con possibili effetti sulla qualità dell’acqua potabile e sulla salute umana“, è il monito dell’esperto.

GLI INTERVENTI – “Al momento i dati mostrano che non ci siano rischi associati a queste sostanze – rassicura il ricercatore – ed è con un monitoraggio continuo che sarà possibile garantire la qualità della nostra acqua. Tra gli interventi possibili vi è la regolamentazione degli scarichi in ambiente, migliorando le capacità di rimozione dei depuratori e controllando gli scarichi diretti”.

E poi c’è il contributo che ogni singolo cittadino può dare: Zuccato evidenzia infatti che si può intervenire anche “sensibilizzando i consumatori a una maggior attenzione per utilizzo e smaltimento di farmaci e di altri prodotti chimici che possono inquinare l’ambiente”.

Questi studi, riflette Enrico Davoli, alla guida del Laboratorio di spettrometria di massa, Dipartimento ambiente e salute dell’Irccs diretto da Silvio Garattini, “sono importanti poiché misurano quanto le reti acquifere delle grandi città, delle ‘regioni urbane’, siano vulnerabili e come sia importante la conoscenza del loro stato di salute per tutti i processi di pianificazione del territorio e delle risorse disponibili e per programmare interventi”.


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