Corte Conti boccia metro di Napoli, in 40 anni costi raddoppiati nel cantiere ‘infinito’  

Scritto da il 31 gennaio 2018

Corte Conti boccia metro di Napoli, in 40 anni costi raddoppiati nel cantiere 'infinito'

(Foto ANM)

Pubblicato il: 01/02/2018 17:11

Costi lievitati nel tempo, quasi raddoppiati, ritardi, affidamento dei lavori sulla base di “una convenzione stipulata in una logica estranea a un mercato aperto”, scarsi controlli che favoriscono i ‘portoghesi’. E’ davvero lungo il capitolo degli appunti mossi sulla Linea 1 della metropolitana di Napoli dai giudici della sezione centrale di controllo Corte dei Conti.

Nella delibera 20 del 2017 che l’Adnkronos ha potuto visionare, si lamenta infatti come in più di 40 anni, e cioé dal 1976 ad oggi, per la linea 1 della metropolitana di Napoli si sia passati da un costo iniziale, rivalutato in euro, di quasi 2 miliardi (1.944.267.156) a un costo totale, ad oggi, di 3.622.956.837 euro. Solo di interessi si è accumulata una cifra di oltre 87,7 milioni, sotto la voce ‘imprevisti’ (da intendersi varianti in corso d’opera), 142,91 milioni per un totale di 512,4 milioni di euro di oneri. L’esborso appare spropositato anche nel confronto con i costi – peraltro non economici – delle Metro di Roma e Milano: la prima è costata in media il 21% in meno, la metro meneghina -14%.

La Corte dei Conti spiega che “il perpetuarsi della vecchia concessione di committenza” alla Metropolitana di Napoli Spa, “ha fatto lievitare il costo dell’opera”. Una infrastruttura gestita in base a una convenzione “senza alcun serio studio di fattibilità finanziaria e temporale, con conseguente stima approssimativa”. I problemi di finanziamenti “frazionati nel tempo e resi disponibili con grande difficoltà” hanno anche modificato “la scansione dello svolgimento ordinato dell’opera” con una moltiplicazione delle tappe realizzative e l’allontanamento nel tempo del raggiungimento dell’obiettivo finale.

Costi esorbitanti dunque e, cosa altrettanto grave, “non è stata ancora definita la chiusura dell’anello della linea, essenziale per la sua piena funzionalità” rileva la Corte. Attualmente infatti, la parte in esercizio collega piazza Garibaldi a Piscinola, servendo 18 stazioni per circa 18 Km. Per ‘chiudere il cerchio’ ne mancano ancora 8. Infatti la tratta Centro direzionale-Capodichino è in corso di realizzazione ed è in costruzione anche la tratta Piscinola-Di Vittorio la cui realizzazione permetterà alla linea di chiudersi e di formare un anello.

Peraltro per i giudici contabili non è stato neppure facile verificare l’esborso reale, dal momento che ci sono state “rilevanti difficoltà” nell’accertamento complessivo dei costi dell’opera, che, nel corso degli anni, sono notevolmente aumentati. “Scarsa è risultata l’attenzione degli organi di controllo, dal momento che nessun organismo di valutazione si è occupato dell’opera” rileva ancora la Corte dei conti. Già nel 1976 la Commissione interministeriale per le metropolitane aveva invitato, per quanto possibile, a non adottare varianti in corso d’opera, per le conseguenze “dannosissime sul costo e sui tempi di realizzazione”; ma tale raccomandazione è stata puntualmente disattesa. Inoltre, fino al 2007 è stata applicata la revisione prezzi, con i suoi effetti distorsivi, a causa dei quali l’istituto era stato già da tempo abrogato, con corrispettivi determinati in via automatica, non in linea con quelli desumibili dal mercato o da procedimenti di analisi.

Come se non bastasse l’elevatissimo ‘conto finale’, la metro di Napoli – a leggere il rapporto dei giudici contabili – non brilla neanche per efficienza di gestione e utilità per i cittadini. La Corte dei conti infatti lamenta una scarsa frequenza dei treni che risulta “del tutto inadeguata per una linea metropolitana”. Così come “non giova alla funzionalità e al pieno utilizzo della linea anche la sua chiusura serale assai anticipata rispetto alle esigenze di mobilità di una metropoli“.

E sul conto economico pesano anche ‘disattenzioni’ come i carenti controlli ai varchi che sono facilmente aggirabili senza biglietto. Durante la visita della Corte alla linea, si legge, “si è constatata la presenza di molti varchi aperti”. E, anche se non è il capitolo più dolente, nella metro di Napoli non funzionano neppure i telefonini.


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