Asia contro tutte  

Scritto da il 1 febbraio 2018

Asia contro tutte

Kasia Smutniak, Cristiana Capotondi, Alba Rohrwacher, Paola Cortellesi, Jasmine Trinca e Anna Foglietta (Foto da Fotogramma)

Pubblicato il: 02/02/2018 11:06

Sola contro tutte. Ha fatto infuriare Asia Argento la lettera manifesto ‘Dissenso comune’ contro le molestie, firmata da oltre 120 attrici, registe e produttrici italiane. Nell’intervento, scritto dopo il caso Weinstein e sull’onda della campagna ‘MeToo’, le donne dello spettacolo italiane dicono di non voler puntare il dito contro “un singolo molestatore” ma contro “l’intero sistema” per “smascherarlo e ribaltarlo”. Una presa di posizione inaccettabile per Asia Argento, prima in Italia a rompere il silenzio denunciando, in un’intervista al ‘New Yorker’, le molestie subite dall’ex produttore americano alla fine degli anni ’90, quando aveva 21 anni.

L’attrice e regista accusa le colleghe su Twitter di aver scritto “una letterina di Babbo Natale”. In particolare Asia attacca la scelta delle donne dello spettacolo italiane di non fare nomi. “Contestano l’intero sistema – scrive – ma si guardano bene dal fare nomi“. Ma non finisce qui. L’attrice annuncia infatti un suo nuovo intervento sull’argomento nei prossimi giorni. “Ora – aggiunge – sono troppo incazzata”.

Poi, in un’intervista a ‘Il fatto quotidiano’, Asia spiega perché si è rifiutata di sottoscrivere la lettera manifesto, firmata tra le altre da Sonia Bergamasco, Cristiana Capotondi, le sorelle Comencini, Paola Cortellesi, Anna Foglietta, Valeria Golino, Giovanna Mezzogiorno, Alba Rohrwacher, Jasmine Trinca e Kasia Smutniak. “È tutto annacquato – sottolinea l’attrice -, non si capisce neanche cosa vogliono dire. È soltanto un modo per pulirsi la coscienza rispetto al silenzio in cui ci hanno avvolte”.

Al quotidiano Asia racconta di essere stata contattata dalle colleghe per sottoscrivere il documento. L’attrice dice di aver chiesto che fosse coinvolta anche Miriana Trevisan, che ha denunciato di aver subito molestie da parte di Giuseppe Tornatore e che, come Asia, si è schierata ieri contro la lettera manifesto. Nonostante la sua richiesta però Miriana, dice l’attrice, “non è stata contattata fino a un paio di giorni fa. Forse – sottolinea – non la reputavano alla loro altezza”. “Però – attacca – hanno fatto firmare Cristiana Capotondi che ha difeso Fausto Brizzi“.

Riguardo ai contenuti della lettera manifesto, l’attrice spiega: “Ho comunicato il mio dissenso per una cosa troppo annacquata. Ho chiesto di specificare i nostri nomi. Non si può parlare di ‘colleghe italiane’, non si può dire ‘anche noi abbiamo vissuto’ e poi non dire di chi si sta parlando”. Poi attacca: “Non ho mai ricevuto un sms di sostegno da parte delle attrici e alcune di loro, quando le ho incontrate, si sono voltate dall’altra parte”. “Un silenzio assordante“, conclude Asia.

Una scelta quella di non fare nomi non condivisa anche da Francesca D’Aloja, tra le firmatarie dell’appello. “Vorrei dichiarare pubblicamente il mio dissenso – scrive l’attrice e regista – per non aver esplicitamente fatto il nome di Asia Argento nel doc Dissenso comune. Ho firmato perché le parole espresse sono sacrosante, tuttavia ho più volte sottolineato l’imperdonabile assenza di A.A, mi auguravo – aggiunge – un ripensamento”

Su Twitter in molti prendono le parti di Asia contro la lettera manifesto. “Non mi infuria la mancanza di nomi, ma che questo arrivi dopo due mesi di morale e di lezioncine intollerabili“, si legge in un commento al post dell’attrice. E ancora: “Hai assolutamente ragione è disgustoso e vigliacco il modo in cui le tue colleghe da omertose carrieriste continuano a non fare nomi”.

Ma c’è anche chi le fa notare: “Ti ricordo che quando a ottobre hai parlato di un regista italiano che ti ha molestato hai evitato di dirne il nome”. Qualcuno invece osserva: “Si poteva fare meglio (e prima) e sarebbe stato corretto coinvolgere e citare apertamente Asia Argento, ma molto meglio questo del silenzio“.


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