Sgravi fiscali nel mirino dei partiti 

Scritto da il 2 febbraio 2018

Sgravi fiscali nel mirino dei partiti

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Pubblicato il: 03/02/2018 11:04

E’ un ‘tesoretto’ da 142 miliardi di euro quello relativo alle agevolazioni fiscali attualmente presenti nell’ordinamento italiano che potrebbe finire nel mirino dei partiti per finanziare le promesse elettorali con cui tagliare il traguardo il 4 marzo prossimo, dalla riduzione delle tasse all’aumento delle pensioni minime fino all’introduzione del reddito di cittadinanza. A lanciare l’allarme e a fare i conti è la Cgia che mette in guardia dai possibili effetti di un disboscamento radicale.

Sono infatti 466 le agevolazioni complessive, tra detrazioni, deduzioni fiscali, cedolari secche e crediti di imposta che riducono il prelievo sui contribuenti italiani, e costano allo Stato 54 miliardi di euro all’anno. A queste, segnala ancora l’Ufficio studi della Cgia, vanno accostate le detrazioni ai fini Irpef, che interessano i lavoratori dipendenti e gli autonomi (37,8 miliardi di euro), quelle per i familiari a carico (11,3 miliardi) e una serie di altre agevolazioni (aliquote Iva ridotte, Ace per le società di capitali, tassazione separata per alcune tipologie di reddito, imposte sostitutive sui redditi da capitale etc.). Da aggiungere anche le spese fiscali relative ai tributi locali: misure che assicurano una riduzione del prelievo su Irap, Tari, Imu, Tasi e Tosap che complessivamente comportano uno sgravio riferito alle tasse locali di 38,7 miliardi di euro all’anno.

“Questo tesoretto, costituito in linea generale da oltre 142 miliardi, è finito nel mirino delle promesse elettorali presentate in questi giorni dai big della politica nazionale. La riduzione delle tasse, l’aumento delle pensioni minime o l’introduzione del reddito di cittadinanza potrebbero essere in gran parte realizzate attraverso una sforbiciata a queste agevolazioni che, quasi sicuramente, andranno però a penalizzare chi oggi beneficia di queste misure”, afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo.

“Concentrando la nostra attenzione solo sulle misure strettamente riconducibili alla voce ‘tax expenditures’, di queste 466 agevolazioni, le prime 20 incidono sul totale della spesa (pari a 54 miliardi all’anno) per il 75,6%. Ciò vuol dire che la spesa per questo pacchetto di interventi agevolativi è fortemente concentrato su poche voci che potrebbero essere le prime a subire una contrazione”, spiega ancora Zabeo che elenca le principali agevolazioni e i maggiori contribuenti che ne beneficiano.

La prima voce a farne le spese sarebbe il ”bonus Renzi” che interessa oltre 11 milioni di lavoratori dipendenti con un livello retributivo medio-basso e costa allo Stato quasi 9 miliardi all’anno. La seconda, la detrazione al 50% per cento delle spese per il recupero edilizio che grava sulle casse pubbliche per 6 miliardi di euro. In terza posizione, invece, i proprietari di prima casa la cui rendita catastale non rientra nell’imponibile Irpef. Questi contribuenti godono di uno ”sconto” fiscale di 3,6 miliardi di euro. ”Che sia necessario disboscare questa giungla di misure agevolative è fuori discussione – conclude Zabeo – è altresì importante non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Non vorremmo, infatti, che a pagare il conto fosse ancora una volta il ceto medio che, rispetto alle altre, è stata la fascia sociale più colpita dalla crisi di questi ultimi 10 anni”.

Sul fronte delle tasse, infine, la Cgia torna a ribadire un concetto molto chiaro che però, denuncia il segretario Renato Mason, “fatica a farsi strada in alcuni partiti anche in questo scorcio di campagna elettorale”: “E’ verosimile ipotizzare che con meno tasse da pagare si registrerebbe una decisa emersione di base imponibile tale da consentire al nostro fisco di concentrare le attività di contrasto nei confronti dei comportamenti fiscali più insidiosi. Ma va altresì segnalato che nel nostro Paese la riduzione strutturale delle tasse potrà comunque avvenire solo se si ridurrà di pari importo anche la spesa pubblica improduttiva. Altrimenti rischiamo di illudere inutilmente i cittadini. Infine, è auspicabile che la riduzione del costo del lavoro sui neo assunti con un contratto a tempo indeterminato introdotta in questi ultimi anni diventi strutturale”.


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