Foibe: gen. Arpino su ‘Malga Bala’, quei 12 corpi denudati e lividi, ancora li ricordo  

Scritto da il 3 febbraio 2018

Foibe, il gen. Arpino su 'Malga Bala': quei 12 corpi denudati e lividi, ancora li ricordo

Pubblicato il: 04/02/2018 13:06

”Ho visto quei corpi, ancora me li ricordo. Stavamo passando da lì, appena fuori Tarvisio, con mio padre. Eravamo sulla moto, io sul seggiolino dietro. ‘Non guardare, non guardare, copriti gli occhi’, mi disse mio padre. Ma non lo ascoltai. Erano ghiacciati, denudati, i lividi degli scarponi, forse li avevano finiti a calci. Uno aveva ancora il manico spezzato di un piccone infilzato nel petto, un paio la bocca cucita con il filo di ferro”.

A 80 anni il generale dell’aeronautica militare Mario Arpino, ex capo di Stato Maggiore della Difesa, ha ricordi nitidi sull’eccidio di ‘Malga Bala’, quando tra il 23 e il 25 marzo 1944 dodici carabinieri italiani vennero uccisi dai partigiani slavi. Sotto il comando tedesco, i 12 militari dell’Arma erano stati distaccati a difesa della centrale idroelettrica di Bretto di sotto (oggi Slovenia), che assicurava l’energia all’intera vallata e alla strategica miniera di Cave del Predil.

”Ero un ragazzino, avevo sette anni nel 1944 – racconta il generale Arpino all’Adnkronos – Sono nato a Tarvisio e abitavo a Cave del Predil, una frazione di Tarvisio, dove c’erano le miniere di piombo e zinco dove lavoravano molti operai sloveni. A casa nostra lavorava una brava ragazza di origine slovena, si chiamava Vida, aiutava mia madre che faceva la maestra, ci faceva da bambinaia, le ero molto affezionato. ‘Prima che finisca l’inverno i ribelli comunisti giocheranno a pallone con le vostre teste’, diceva sempre Vida. Sentivo questi discorsi e avevo paura. Poi a fine marzo girava la voce che i carabinieri di Bretto erano stati prelevati dai ribelli comunisti. In paese li chiamavano così ma non erano solo sloveni, c’erano anche italiani, che erano subordinati agli ordini dei comunisti sloveni. Era l’eccidio di Malga Bala. La voce che girava era che erano stati loro. Vida sapeva anche i nomi”.

”Dopo un paio di giorni – continua il generale – furono ritrovati i corpi di questi 12 carabinieri, vennero caricati su un camion della società delle miniere e portati appena fuori Tarvisio. Io stavo passando in moto con mio padre mentre stavano scaricando le salme dal camion. Le parole di Vida ora non sembravano più solo un modo di dire”.

”Tutti questi miei ricordi li ho messi a verbale con la Procura militare di Padova, intorno al 2000, quando sono stato interrogato. Volevo fare in modo che questo assassinio efferato non andasse in prescrizione. L’intera vicenda, comunque, è raccontato da Antonio Russo nel libro ‘Planina Bala’. Quando ero capo di Stato Maggiore della Difesa ho cercato di far avere delle onorificenze ai familiari ma per questioni burocratiche non ci sono riuscito. Devo dire che quando nel 2009 arrivò il riconoscimento del presidente Napolitano, con le 12 Medaglie d’Oro al valore civile, fu un momento veramente importante”.


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