Musica: Jovanotti, l’amore e ballare le cose più importanti della mia vita  

Scritto da il 6 febbraio 2018

Jovanotti: L'amore e ballare le cose più importanti della mia vita

Pubblicato il: 07/02/2018 20:06

Per me sono due le cose importanti nella vita: l’amore e ballare“. E’ Jovanotti a parlare così in una intervista rilasciata alla rivista di bordo delle Frecce di Trenitalia (La Freccia) in occasione del lancio del suo tour che partirà il 12 febbraio. “Mi piace l’idea di aver accompagnato una generazione – dice l’artista che ha ormai alle spalle 30 anni di carriera – Anche se del mio passato non mi frega niente, è irrilevante, non rappresenta una costante delle mie riflessioni. Una cosa, una volta fatta, non accende più nessun interesse in me. Vivo tutto come un campionato: ogni anno si riparte da zero. Mi interessa molto il futuro, questo sì. Ecco perché la parte più bella, nella quale investo tutte le mie energie, è la scrittura delle canzoni“.

A Jovanotti la sua vita, fatta di musica, piace: mi sono divertito “come un pazzo! – dice – Mi sono solo divertito. Anche perché tutte le parti dure del nostro lavoro sono facilmente dimenticabili. Sembra un incubo mentre le vivi, ma quando arriva il momento magico il brutto si dimentica. È un meccanismo dell’evoluzione dell’essere umano, se ci ricordassimo del dolore non ci saremmo evoluti. È come il parto: la bellezza del frutto è talmente grande che scordi tutto”. Eppure non sembra: “Il nostro lavoro è pericolosissimo, durissimo e rischiosissimo, ma se l’effetto è la leggerezza vuol dire che è andata di lusso“.

Avere a che fare la musica è dunque complicato, “perché si sta su un crinale vago. Le canzoni sono misteriose – sottolinea Jova – e ne ho sempre un timore reverenziale: ci lavori tanto, ma non sai mai cosa viene fuori”. Oh, Vita! fa venire una grande voglia di ballare. “Anche per me è una figata, perché è nuova. La cosa importante – evidenzia Jovanotti – è creare un brano mai scritto prima, che non sia la riedizione di un pezzo già fatto. Quello che mi piace e mi rende fiero è aver composto pezzi che non somigliano a nient’altro, chiunque sia a cantarli”.

Insomma Jovanotti non si è copiato “mai. E – aggiunge – le mie produzioni sono anche difficili da replicare. Quando qualcuno ne fa una cover, difficilmente rende come ci si aspetterebbe. Penso ci sia qualcosa che ha a che fare con quello che ho dentro, una smania, una follia, un’ossessione, una malattia sana”. E la figlia di Jovanotti ama la musica di suo padre? “Sì, ed è una cosa anomala, nient’affatto scontata. Questo disco, poi, le piace molto. Teresa è molto melodica, non ama l’hip hop. Ha dei bei gusti musicali e credo sia orgogliosa di me. Me l’ha detto tramite un post sui social. Mi ha fatto tre volte piacere”.

‘Oh, Vita!’ comunque, pur essendo molto diverso dai precedenti, “non è il disco definitivo. Nessun disco lo è. Chissà cosa succederà la prossima volta”. Sì, in effetti, Jova è sempre sorprendente, Quando si parla di lui salta sempre fuori l’effetto Sbam, ma cos’è? “La sorpresa che azzera tutto il resto. Dopo lo Sbam è tutto nuovo. Ha a che fare con l’innamoramento, il colpo di fulmine. Quando vedi che una cosa è piena di futuro”. Tra gli artisti della Pop Art, qual è il preferito di Jovanotti? “Keith Haring, uno spartiacque nella mia vita. È riuscito ad arrivare a tanti con un segno semplice e molto riconoscibile, quasi un geroglifico. È stato un artista fondamentale per me, con i primi soldi guadagnati ho comprato un suo quadro originale”.

Non a caso una delle t-shirt più importanti della sua è vita proprio di Haring? “Rappresenta una mano che al posto di ogni dito ha una persona. Ce l’ho ancora e la ricollego al primo viaggio in America”, spiega. E le altre t-shirt della sua vita? “Una bianca, basica, comprata in un supermercato argentino. La riconosco tra un milione di magliette che ho nell’armadio. È sacra. Poi ce n’è una con Batman, risale a prima che nascesse mia figlia. L’ho cresciuta indossandola”.


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