Lunga vita alla voce, la lezione di Sanremo  

Scritto da il 8 febbraio 2018

Lunga vita alla voce, la lezione di Sanremo

Pubblicato il: 09/02/2018 17:22

“Chapeau” ai ‘senior’ che si sono esibiti sul palco di Sanremo. Sera dopo sera “stanno dimostrando che l’avanzare degli anni, se ben gestito, non è affatto un ostacolo alla professione e che a qualunque età si può essere artisti e riuscire bene”. Parola di Valentina Carlile, osteopata milanese che con le mani cura le ugole di cantanti internazionali da milioni di copie vendute. Alla vigilia della finalissima del Festival l’esperta spiega all’AdnKronos Salute come, dalle performance dei big più navigati, si possa trarre “una lezione di longevità vocale” utile in primis agli artisti più giovani in gara, ma anche al pubblico nella vita di ogni giorno.

CURARE IL FISICO – Il messaggio è che, comunque la si debba usare – per lavoro o nei rapporti sociali – la voce è un bene prezioso e ci rappresenta. E’ un pezzo della nostra identità e invecchiare in salute significa anche saperla preservare. Come? L’insegnamento numero uno, quello valido per tutti, cantanti e non, è “curare il fisico. Anche per mantenere la voce – ammonisce l’esperta – è importante seguire uno stile di vita mirato alla lunghezza, più che basato sulla contingenza”. La ‘regista’ della fonazione è infatti la laringe che, “essendo un organo sospeso, risente di tutti i cambiamenti subiti dal corpo in termini di variazioni ormonali, peso e tonicità muscolare”. Quindi via libera allo sport, moderato ma costante; dieta sana e bilanciata; corretta idratazione amica del respiro, con tanta acqua e limiti a fumo e alcol.

OCCHIO AI RITOCCHI – Un altro consiglio trasversale è che “anche l’estetica va gestita. Se con i ‘ritocchi’ si interviene sulle parti muscolari o sui tessuti di natura elastica – avverte l’osteopata – il rischio è quello di compromettere la capacità di articolare i suoni”. Nell’ambulatorio del chirurgo plastico o del medico estetico, insomma, “tutto va bene e tutto si può fare, ma se si fa con giudizio”.

IMPARARE DAI ‘SENIOR’ – E poi ci sono le ‘dritte’ per le nuove leve del canto: l’esperienza degli artisti di lungo corso – più noti alla discografia e al grande pubblico, ma anche ‘all’anagrafe’ – secondo l’esperta “dovrebbe servire da esempio ai giovani per capire quanto sia importante puntare molto sullo studio e dunque sulla tecnica“. La voce è uno strumento che va esercitato e allenato con gli esercizi adatti e una guida sapiente. “Bisogna imparare a cantare in una propria comfort zone, senza strafare né cercare di imitare altre voci. Trovare un’identità a cui restare fedeli, seguirla e svilupparla“, è il modo migliore per essere riconosciuti, apprezzati e ‘durare’ nel tempo.

PER UNA VOCE DA PODIO – Ancora. Per diventare cantanti ‘consumati’ senza ‘consumarsi’, bisogna anche sapersi dosare (“Non infilare una nottata dopo l’altra senza i giusti tempi di recupero”) e adottare qualche trucco dietro le quinte: “Prima dell’esibizione meglio stare leggeri con il cibo – è il suggerimento – magari spizzicando qua e là” snack in grado di dare un’iniezione di energia immediata, come la frutta secca o disidratata.

In vista delle ultime battute della kermesse sanremese – la finale dei giovani e quella dei big – l’osteopata della voce invita a i primi “stare concentrati” e i secondi “stare tranquilli: sul palco portano tutto il loro vissuto, non devono dimostrare niente perché hanno già detto tutto”.

Nel suo studio nel cuore di Milano, al Centro medico Turati, dall’estate scorsa Valentina lavora con l’otorinolaringoiatra Orietta Calcinoni, responsabile del Servizio Orl per il Teatro alla Scala, nel Vmpct (Voice & Music Professionals Care Team). La loro missione è cercare insieme di offrire un’assistenza a 360 gradi, curando l’aspetto clinico, ma perseguendo anche finalità di studio e di ricerca.

L’osteopata usa parole positive per commentare “il Sanremo dei ritorni“, quello che “in molti attendevano per il rientro di grandi big della canzone italiana”. Non a caso “anche gli argomenti trattati quest’anno sono stati più introspettivi, più legati alla maturità esperienziale. Ad esempio – analizza l’esperta – troviamo testi in cui si riflette su come fare a superare i propri limiti (Le Vibrazioni), si narra di esperienze vissute e luoghi visti (Red Canzian), di fatiche percepite (Fogli-Facchinetti). O ancora del tempo che non per forza uccide l’amore (Vanoni), di persone che ogni giorno devono affrontare malattie o altre difficoltà che la vita ci mette davanti (Avitabile-Servillo), fino ad arrivare all’Arrivedorci di Elio e le Storie Tese”.

I più giovani invece si focalizzano sui “problemi sociali e della quotidianità come la dipendenza da cellulare (Diodato-Paci), il terrorismo (Meta-Moro), il desiderio di custodire (Rubino), la tendenza a giudicare il prossimo dal mestiere che fa (Lo Stato Sociale), l’amore come antidoto alla negatività (Caccamo) o mezzo per superare gli ostacoli con ottimismo (The Kolors)”. Poi l’omaggio dei Decibel al ‘Duca’ David Bowie, il romanticismo della dedica romanesca che Luca Barbarossa rivolge alla moglie, la leggenda che si fa musica con Max Gazzé. E infine l’amore, tema sanremese per antonomasia, prende vita con Noemi, Mario Biondi, Annalisa, Ron e Nina Zilli. Insomma, “ce n’è davvero per tutti i gusti. Quest’anno più che mai – conclude l’osteopata dei cantanti – sul palco di Sanremo sfila tutta la storia della nostra canzone“.


Radio Veronica Classic

Current track
TITLE
ARTIST

Background