Ema, c’è un ultimatum  

Scritto da il 13 febbraio 2018

Ema, c'è un ultimatum

(Afp)

Pubblicato il: 14/02/2018 13:58

“Rispettiamo la decisione intrapresa dagli Stati membri e non possiamo ipotizzare come sarebbero andate le cose se fosse stata scelta un’altra città”. In ogni caso, “per salvaguardare la mission dell’Ema di proteggere la salute pubblica”, è stato “messo in campo un piano di continuità operativa per affrontare il carico di lavoro extra dovuto al trasferimento”, che “conferisce priorità a operazioni e attività da mettere in campo”. E “la condizione” è “che il nostro trasloco nell’edificio definitivo” ad Amsterdam venga realmente “finalizzato entro metà novembre 2019”.

Così all’AdnKronos Salute un portavoce dell’Agenzia europea dei medicinali, intervenendo nel dibattito relativo ai tempi necessari all’Olanda per mettere a disposizione la sede post Brexit dell’Ema. Si indica quindi una sorta di ‘ultimatum’ per garantire la prosecuzione del lavoro dell’ente.

“La decisione di trasferire l’Ema ad Amsterdam – prosegue il portavoce – è stata presa dai 27 Paesi membri dell’Ue con una procedura approvata dagli Stati a giugno 2017. L’Ema non è stata coinvolta nel processo decisionale. L’Agenzia sta ora lavorando con le autorità olandesi per preparare il suo trasferimento ad Amsterdam, che avverrà da gennaio 2019 in poi, per completarsi alla fine di marzo 2019. Il nostro obiettivo comune è che il trasloco sia il più facile possibile, nonostante si debba utilizzare un edificio temporaneo prima di quello definitivo”.

“Per far fronte al lavoro in più necessario per il trasferimento e per preparare la rete farmaceutica europea al ritiro del Regno Unito dall’Ue – aggiunge – l’Ema ha sviluppato e implementato un piano di continuità operativa, che conferisce le priorità a compiti e attività necessari a salvaguardare la funzione dell’ente, ossia proteggere la salute pubblica umana e animale, a condizione – ribadisce – che il passaggio all’edificio permanente venga finalizzato a metà novembre 2019”.

“Noi abbiamo posto l’attenzione verso due criticità – ha detto all’Adnkronos Salute il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – il ritardo dell’edificio definitivo e la mancata funzionalità nella fase di attesa del nuovo edificio, perché alcune delle riunioni Ema si terranno in un albergo, per cui c’è anche un problema di riservatezza e di segreto industriale. In più, il sito nuovo verrà edificato non come era stato previsto, ma con una tecnologia che si basa sui prefabbricati, molto più costosa: l’Olanda ha chiesto un aumento di circa il 30% del prezzo iniziale: da 10 a 13 milioni, una cosa inaccettabile”.

Oggi l’Ema, pur non entrando nel merito della ‘vittoria’ di Amsterdam su Milano, ha avvertito che per portare avanti le sue funzioni il trasloco definitivo dovrà essere realmente finalizzato, come previsto, entro il 15 novembre 2019. “C’era stato un dossier preparatorio – ricorda Lorenzin – in cui i Paesi hanno preso impegni e su cui ci si è basati per la decisione. Ora vediamo cosa accadrà, una delle preoccupazioni di Ema è che sia garantita l’operatività dell’Agenzia in una fase di passaggio così confusa”.

Per il ministro “questo è un brutto pasticcio a livello europeo. Non si possono avere regole d’ingaggio di questo tipo: le regole si devono basare sul rispetto degli impegni presi e, se fosse stata l’Italia a fare tutto questo, avremmo avuto delle critiche asprissime”.


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