La carica dei composti anti-età, ecco i più promettenti  

Scritto da il 14 febbraio 2018

La carica dei composti anti-età, ecco i più promettenti

Laboratorio di ricerca

Pubblicato il: 15/02/2018 13:40

Nel laboratori di tutto il mondo i ricercatori sono al lavoro su circa 200 composti geroprotettori, molecole che potrebbero cioè rallentare l’arrivo delle malattie legate all’età e garantire una vecchiaia in salute. “I Paesi ad alto reddito spendono l’80% del budget per la sanità per curare malattie ricorrenti in persone anziane. Solo in Gb si parla di 45 miliardi all’anno, questo per avere un’idea del valore di mercato di questo settore”. Lo dichiara all’AdnKronos Salute l’italiana Ilaria Bellantuono, dal 2005 all’University of Sheffield (Gb), autrice con un gruppo di altri 12 colleghi di un articolo su ‘Nature’ sulla necessità di eliminare gli ostacoli che rallentano l’arrivo dei geroprotettori nel nostro armadietto dei medicinali. Ma quali sono le molecole più promettenti? “Molte sono allo stato iniziale. I farmaci più testati in modelli animali sono la metformina, la rapamicina e i senolitici, molecole che eliminano le cellule senescenti”.

Farmaci ‘spazzini’, in pratica, in grado di bersagliare selettivamente alcune cellule. Nel mirino “cellule vecchie, che hanno perso la loro funzione, ma – spiega Bellantuono – secernono fattori infiammatori. Si pensa che questi fattori infiammatori accelerino il processo di invecchiamento e il rischio di malattia. L’unico trial in persone anziane, però – precisa l’esperta – è con la rapamicina, per ringiovanire le cellule immunitarie e migliorare la risposta ai vaccini in questi pazienti”.

Quali sono le patologie più promettenti da trattare breve-medio termine? “A breve termine – risponde la studiosa – il nostro consiglio è di concentrarsi sui pazienti fragili che, ad esempio, devono sottoporsi a chirurgia, o con malattia ostruttiva polmonare cronica che devono sottoporsi alla riabilitazione polmonare. Questo perché la fragilità è data da un accumulo di varie problematiche, ha un effetto negativo sulla prognosi e dei trattamenti di pochi mesi potrebbero dimostrare se c’è un effetto. Nel lungo periodo la speranza è che pazienti a rischio di contrarre più di una malattia possano prendere questi farmaci per prevenirle. In modelli animali ci sono già delle evidenze sulla possibilità di prevenire osteoporosi, osteoartrite e cataratta”.

Bellantuono conduce a Sheffield delle ricerche su alcune di queste sostanze. “Stiamo lavorando su varie molecole – racconta – Quella in stadio più avanzato è lo zoledronato, un farmaco usato al momento per la prevenzione dell’osteoporosi. Noi abbiamo dimostrato che interferisce con il processo di invecchiamento e stiamo testandolo in vari modelli animali per dimostrare che promuove la vita in salute”.

Parlare di farmaci in grado di allontanare il decadimento dell’età, dunque, non è più fantascienza. “No – concorda Bellantuono – ma questo non significa rimanere sempre giovani. Qui si parla di rallentare l’invecchiamento a sufficienza per ridurre il rischio di malattia dovuto all’età e riuscire a invecchiare sani. Lo scopo è quello di ridurre il numero di anni che ognuno di noi è costretto a vivere afflitto da varie malattie”. Non una promessa di eterna gioventù, quindi, ma di una vecchiaia in salute. L’obiettivo dello studio pubblicato di recente su ‘Nature’ è proprio quello di “portare all’attenzione di governi, policy makers e pazienti questa opportunità. Ma anche di incoraggiare gli investimenti per testare queste molecole in modelli animali appropriati e nei pazienti”.

“Al momento – ribadisce la studiosa, tornando sui temi dell’articolo – ci sono delle barriere da superare, come il problema dell’approvazione per avviare i trial clinici e quello della misurazione degli effetti nei pazienti. Queste barriere bloccano gli investimenti, soprattutto quelli da parte dell’industria. Proponiamo dunque delle possibili soluzioni per superare queste barriere, in modo che queste opportunità – conclude – possano essere sfruttate al più presto”.


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