Eni torna all’utile per 3,4 miliardi nel 2017  

Scritto da il 15 febbraio 2018

Eni torna all'utile per 3,4 miliardi nel 2017

Pubblicato il: 16/02/2018 14:43

Eni torna all’utile nel 2017 e porta a casa un risultato netto di 3,4 miliardi di euro, dopo la perdita di 1,46 miliardi sostenuta nel 2016. Il quarto trimestre dell’anno scorso, in particolare, ha battuto le stime e le attese degli analisti sul fronte degli utili operativi e della produzione di idrocarburi, che a dicembre è stata record per il gruppo con 1,92 milioni di boe/giorno. Gli ultimi tre mesi dell’anno si sono chiusi con un utile di 2,10 mld contro i 340 mln dello stesso periodo del 2016 e l’utile netto adjusted è più raddoppiato a 0,98 mld.

Il dividendo è stato confermato a 0,8 euro per il 2017, ma l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha dipinto scenari rosei per l’esercizio appena cominciato. “Le prospettive di crescita – ha detto – sono eccellenti in tutti i business e saranno perseguite con disciplina finanziaria e grande attenzione alla loro sostenibilità in presenza di scenari anche più difficili. Il che vorrà dire che, se al contrario le condizioni di mercato fossero più favorevoli, saremo in condizione di generare un enorme extra‐valore per i nostri azionisti“. E ciò sta indicare un aumento delle cedole o possibili buyback.

Del resto, anche gli analisti delle principali banche d’affari ritengono che questi risultati avranno “implicazioni positive” sull’andamento del titolo in Borsa e sui dividendi. Le azioni ne hanno subito risentito: partito in testa al paniere del Ftse Mib, il titolo di Eni guadagna a metà giornata lo 0,8% a 13,6 euro e fa il pieno di ‘Buy‘: il target price di Ubs ed Equita è di 17 euro, per Chevreux e Barclays 16 euro, mentre Goldman Sachs ritiene che nei prossimi dodici mesi il titolo possa salire fino a 20 euro.

Nel 2017, Eni ha di molto ridotto anche l’indebitamento finanziario netto. Al 31 dicembre, il debito ammonta a 10,92 miliardi, in calo di 3,86 miliardi rispetto al 2016 “per effetto della gestione e della finalizzazione” di alcune dismissioni. Per il 2018, anticipa qualche target: prevede investimenti pari a circa 8 miliardi di euro e una crescita della produzione di idrocarburi intorno al 3% “per effetto del ramp-up degli avvii 2017, in particolare in Egitto, Angola e Indonesia, e degli avvii di fasi satelliti di grandi giacimenti in produzione (Libia, Angola e Ghana)”.

Mediobanca vede un esercizio promettente: “Poiché – dice un report – prevediamo una ripresa del prezzo del greggio a circa 65 dollari al barile nel 2019, crediamo che questo possa avvantaggiare in modo sproporzionato Eni nel 2018, considerata la sua crescita nella produzione, la qualità del suo portafoglio e la maggiore esposizione nell’upstream rispetto alle altre major del greggio”.

Per quanto riguarda le altre attività del gruppo, la Chimica registra un utile operativo adjusted record: 37 milioni nel quarto trimestre (+400%) e 460 milioni nell’anno (+51%). Le lavorazioni di petrolio e di semilavorati in conto proprio di 6,18 milioni di tonnellate sono in crescita del 3,5%, rispetto al quarto trimestre 2016, “grazie alle maggiori lavorazioni di Livorno per le minori fermate rispetto al 2016, e alla migliore performance delle raffinerie di Taranto e Milazzo”.

La produzione di petrolio nel quarto trimestre è stata di 861 mila barili al giorno, in riduzione di 45 mila barili, pari al 5%, rispetto al quarto trimestre 2016. “L’effetto prezzo, i tagli Opec e le fermate in Norvegia, Regno Unito e nel Golfo del Messico sono state parzialmente compensate dagli start-up e ramp-up del periodo e dalle maggiori produzioni in Libia”, spiega Eni.

La produzione di gas naturale è stata di 159 milioni di metri cubi al giorno con una crescita di 12 milioni di metri cubi, pari all’8,2% in più rispetto al corrispondente periodo del 2016.


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