Allarme 007 sul voto 

Scritto da il 19 febbraio 2018

Allarme 007 sul voto

(Fotogramma)

Pubblicato il: 20/02/2018 11:58

La disamina degli ‘eventi cyber’ avvenuti a livello internazionale nel 2017 “ha portato all’attenzione anche il filone delle campagne di influenza che, prendendo avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, hanno mirato a condizionare l’orientamento ed il sentiment delle opinioni pubbliche, specie allorquando queste ultime sono state chiamate alle urne”. In particolare, spiegano i Servizi di intelligence nella Relazione 2017 sulla politica dell’informazione per la sicurezza, “tali campagne hanno dimostrato di saper sfruttare, con l’impiego di tecniche sofisticate e di ingenti risorse finanziarie, sia gli attributi fondanti delle democrazie liberali (dalle libertà civili agli strumenti tecnologici più avanzati), sia le divisioni politiche, economiche e sociali dei contesti d’interesse, con l’obiettivo di introdurre, all’interno degli stessi, elementi di destabilizzazione e di minarne la coesione”.

Per quanto riguarda “la tipologia di attori ostili, anche nel 2017 ha trovato conferma il trend che vede nei gruppi hacktivisti la minaccia più rilevante in termini percentuali, con il 50% degli attacchi a fronte del 14% riferibili a gruppi di cyber-espionage. Entrambe le categorie hanno fatto registrare una flessione (rispettivamente, pari al -2% ed al -5%), a fronte di un aumento dei cd. “attori non meglio identificati”, che si sono attestati al 36% delle incursioni cyber. Elevato si è mantenuto, infatti, il numero complessivo di eventi per i quali non è stato possibile disporre di elementi univoci in termini di attribuzione e che, pertanto, sono stati inseriti sotto tale categoria”.

“Gli strumenti cyber possono svolgere un ruolo nel periodo elettorale” ha detto il direttore generale del Dis, Alessandro Pansa, ed è per questo che i servizi di intelligence sono “particolarmente attenti”, mettendo “a disposizione la nostra capacità e la nostra organizzazione per evitare che le attività di propaganda e di votazione subiscano conseguenze negative”.

TERRORISMO – Per l’Italia la minaccia terroristica resta attuale e concreta, non solo in ragione del ruolo di rilievo che il nostro Paese da sempre occupa nell’immaginario e nella narrativa jihadista, ma anche per la presenza sul territorio nazionale di soggetti radicalizzati o comunque esposti a processi di radicalizzazione” sottolineano i Servizi di sicurezza.

“Particolare attenzione” è stata riservata “al fenomeno dei foreign fighters (specie occidentali, europei inclusi) che negli anni scorsi hanno aderito al jihad raggiungendo i teatri di conflitto, in relazione al concreto rischio di un ‘effetto blowback’, ovvero alla possibilità che, una volta rientrati nei Paesi d’origine, essi decidano di passare all’azione”.

Più in generale, “permane alto il livello della minaccia diffusa e puntiforme, e per ciò stesso tanto più imprevedibile“. Si fa riferimento “al pericolo rappresentato dagli estremisti homegrown, mossi da motivazioni e spinte autonome o pilotati da ‘registi del terrore'”.

Quanto ai foreign fighters, “si è assistito, più che ad un loro ritorno di massa nei Paesi di provenienza, al loro ridispiegamento in altri teatri. È, tuttavia, possibile -viene rilevato- che aliquote di mujahidin “europei” cerchino di rientrare illegalmente nel Continente, servendosi per lo più di documenti falsi e sfruttando filiere parentali e reti logistiche”.

MIGRANTI – L’attenzione dell’intelligence “si è concentrata sulla gestione criminale dei migranti, convogliati alla stregua di merci su circuiti illegali utilizzabili anche per movimentare estremisti e returnees. Un pericolo, questo, particolarmente concreto per le rotte che attraversano il Continente africano” sottolineano i Servizi di sicurezza nella Relazione.

Anche lo scorso anno “la rotta del Mediterraneo centrale con origine dalle
coste libiche ha rappresentato la direttrice principale dei movimenti 
migratori verso l’Italia. La netta diminuzione percentuale dei flussi provenienti dalla Libia non può ancora dirsi indicativa di una definitiva inversione di tendenza. Ciò – rilevano gli 007 italiani – a causa della resilienza e della flessibilità dei network criminali ed anche in ragione del permanere di profili di criticità che potrebbero contribuire ad una ripresa delle partenze alla volta del nostro Paese. La flessione registrata lungo la rotta libica ha visto determinarsi, in parallelo, nuove dinamiche, fra cui il rinnovato utilizzo della direttrice del Mediterraneo occidentale”.

“Rispetto agli arrivi dalla Libia, quelli originati dalla Tunisia e dall’Algeria presentano caratteri peculiari: sono entrambi – viene sottolineato – essenzialmente autoctoni e prevedono sbarchi “occulti”, effettuati sottocosta per eludere la sorveglianza marittima aumentando con ciò, di fatto, la possibilità di infiltrazione di elementi criminali e terroristici”.

LIBIA – “Il nostro Paese – sottolineano i Servizi di sicurezza – rimane esposto soprattutto ai riflessi delle fibrillazioni nel Mediterraneo allargato. L’instabilità persistente della Libia ha offerto alle organizzazioni terroristiche rifugi sicuri e spazi di manovra. Le contraddizioni emerse dopo la caduta di Gheddafi hanno rappresentato, anche nel 2017, la trama di fondo di un contesto politico segnato da rotture e 4 particolarismi, che rendono la situazione tuttora fragile, precaria e suscettibile di involuzioni repentine”.

“Nonostante la caduta nel 2016 di Sirte, Daesh non è stato espiantato dal Paese, confermando anche in questo contesto – al pari del teatro siro-iracheno – le proprie capacità di adattamento tattico. Esso si è dapprima ridislocato in altre aree della Libia, dove ha riorganizzato i propri ranghi, per poi tornare ad esprimere, dopo una fase di apparente remissività, un rinnovato attivismo culminato nell’attentato, agli inizi di ottobre, contro il Palazzo di Giustizia di Misurata”.

Le sconfitte dello Stato Islamico “come entità territoriale hanno aperto una delicata fase vuoi in Iraq – che si prepara ad un appuntamento elettorale sensibile in un clima reso più complesso anche dal referendum sull’indipendenza del Kurdistan – vuoi in Siria. Qui, i successi riportati sulle forze di opposizione dal Regime damasceno e dai suoi sostenitori devono misurarsi con uno scenario che l’attivismo di potenze regionali, e non solo, contribuisce a rendere denso di incognite”.

ANARCO-INSURREZIONALISTI – E’ “sempre alta” l’attenzione dell’intelligence per le “possibili spinte anti-sistema, soprattutto per quelle provenienti dai circuiti anarco-insurrezionalisti. Il 2017 ha visto infatti gli ambienti più radicali impegnati nel tentativo di rilanciare l’area sul piano operativo, a seguito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata Scripta Manent (settembre 2016) condotta contro i militanti vicini alla pubblicazione Croce Nera Anarchica, accusati di aderire alla Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI/FRI) che ha rivendicato, con l’inedita sigla Cellula Santiago Maldonado (dal nome di un attivista argentino), l’esplosione di un ordigno rudimentale davanti a una Stazione dei Carabinieri a Roma nel dicembre scorso”.


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