La strage degli innocenti  

Scritto da il 19 febbraio 2018

La strage degli innocenti

(AFP PHOTO)

Pubblicato il: 20/02/2018 15:05

Ogni anno 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita, circa 7.000 neonati ogni giorno. E un milione muore lo stesso giorno in cui nasce. E’ quanto emerge dal nuovo Rapporto dell’Unicef ‘Ogni bambino è vita’, secondo cui il tasso di mortalità neonatale a livello globale rimane allarmante, in particolare nei Paesi più poveri del mondo. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa.

E ancora, a livello mondiale, nei Paesi a basso reddito la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su 1.000 nati. Nei Paesi ad alto reddito, quel tasso è di 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei Paesi più sicuri.

REPORT UNICEF – Il report sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni Paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media di quelli ad alto reddito entro il 2030, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite.

“Mentre negli ultimi 25 anni abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i 5 anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita”, ha dichiarato Henrietta H. Fore, direttore generale dell’Unicef. “Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”. Questi decessi possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione.

OSTETRICI E SANITARI – La mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di uno per 10.000 in Somalia. Come già detto, i bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo un bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita, circa uno su 22. E l’Italia? Nella classifica dei Paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0, ovvero un neonato morto ogni 500 nati vivi.

Questo mese Unicef lancia #EveryChildAlive, una campagna globale per chiedere e fornire soluzioni per i neonati di tutto il mondo. Attraverso l’iniziativa, l’organizzazione lancia un appello urgente ai governi, ai fornitori di servizi sanitari, ai donatori, al settore privato, alle famiglie e alle imprese per assicurare la sopravvivenza in vita ogni bambino. E questo assumendo, formando, mantenendo e gestendo un numero sufficiente di medici, infermieri e personale ostetrico con competenza nell’assistenza alla maternità e ai neonati; garantendo strutture sanitarie pulite ed efficienti, fornite di acqua, sapone ed elettricità, alla portata di ogni mamma e bambino; rendendo prioritario fornire a ogni mamma e bambino i farmaci salvavita e gli strumenti necessari per iniziare la vita in salute; sollecitando le ragazze adolescenti, le madri e le famiglie a chiedere e ricevere cure di qualità.

ASSISTENZA – “Sappiamo che possiamo salvare gran parte di questi bambini con soluzioni per un’assistenza sanitaria di qualità e a prezzi contenuti per tutte le madri e i neonati. Solo pochi piccoli passi da parte di ognuno di noi – ha concluso il Dg Unicef – possono contribuire ad assicurare i primi piccoli passi a ognuna di queste giovani vite”.


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