Generalfinance punta su npl, in Borsa tra 2019 e 2020  

Scritto da il 21 febbraio 2018

Generalfinance punta su npl, in Borsa tra 2019 e 2020

Massimo Gianolli, ceo Generalfinance

Pubblicato il: 22/02/2018 16:30

di Vittoria Vimercati

Se con circa 70 miliardi di euro di crediti scaduti da mettere sul mercato, il 2018 è visto come l’anno della svolta per i non performing loan, nei prossimi dodici mesi potrebbe riservare sorprese il mondo del factoring. Lo strumento negoziale d’origine anglosassone è cresciuto del 10% nel 2017 in termini di giro d’affari e un gruppo tra i pionieri della materia, Generalfinance, ha sovraperformato il mercato, registrando utili più alti del 31% rispetto all’anno prima e un turnover di circa 362 mln di euro.

“La nostra è un’attività che ha grandi potenzialità sul fronte della gestione dei crediti deteriorati e intendiamo sfruttarle”, spiega all’Adnkronos Massimo Gianolli, da trent’anni alla guida dell’impresa di famiglia. La sua ‘clinica delle imprese’, come ama chiamarla, “con tanto di rianimazione e riabilitazione”, dal 2016 a oggi ha gestito più di duecento aziende in procedura, ovvero duecento ‘cedenti’ e dai 5 ai 7mila ‘debitori ceduti’.

Il factoring funziona proprio così: un’azienda a cui serve liquidità cede i suoi crediti al ‘factor’, l’intermediario che garantisce subito un finanziamento all’impresa e si impegna poi a gestire i crediti ceduti. L’esperienza maturata con le imprese in crisi è stata messa a servizio di un progetto di valorizzazione dei non performing bancari, con lo scopo di aiutare gli istituti a massimizzare l’aspettativa di recupero: al momento, Generalfinance è al lavoro su un portafoglio da circa 2,5 mld euro.

Il meccanismo del factoring, assicura Gianolli, può “rimettere in vita, anche con poco, numerose aziende considerate finite o decotte”. Se ne sono accorte anche le banche, che stanno creando società e divisioni interne dedicate al factoring: di Generalfinance, ad esempio, è diventata azionista Creval, che ha comprato a giugno scorso il 47% e ha consentito al gruppo di rifinanziarsi mantenendo elevati ratio patrimoniali e senza intaccare la governance.

“Siamo rimasti del tutto indipendenti dall’istituto ma se fino a un anno e mezzo fa avevamo una Ferrari che andava in terza, oggi con loro possiamo vincere il campionato“, dice Gianolli. Il 2018, in effetti, è iniziato con il turbo. “Gennaio è partito con un +70% nei ricavi: il mercato c’è e cresceremo in modo consistente”, è la sua previsione. Tra 2019 e 2020, sarà il turno della quotazione in Borsa, a cui il gruppo finanziario ha già rinunciato una volta. “Abbiamo deciso di aspettare e raggiungere una dimensione tale che ci consenta di quotarci in un listino diverso da quello dell’Aim, che non è adatto al factoring”.

Ancora poco noto a molti imprenditori italiani, che arrivano agli intermediari come Generalfinance spesso con il passaparola, il factoring non serve solamente alle imprese in difficoltà. “Noi – precisa Gianolli – possiamo creare abiti su misura, migliorando anche semplicemente le performance d’incasso”. In questi anni, “abbiamo assistito più di 200 società in procedura e abbiamo sviluppato più di un miliardo e mezzo di turnover: non solo non abbiamo perso un euro ma abbiamo salvato molte imprese e posti di lavoro”.


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